BISOGNA USCIRE DALLA SACRESTIE. MA COME?

Qui lo spiego partendo da un pensiero di Dostoevskij e da uno di
S. Agostino. Per arrivare al grande cardinale Newman che afferma: “La Chiesa
E’ necessariamente un partito”.
Se non capiamo questo …

 

“I cattolici sono stati determinanti” nell’esito dei referendum, come dice
orgogliosamente l’Azione cattolica?

O così hanno tradito la dottrina sociale della Chiesa e vanno verso il
suicidio come argomenta Luigi Amicone (con il suicidio aggiuntivo dell’ethos
pubblico come aggiunge Pietro De Marco)?

Alcune realtà del mondo cattolico sottolineano festosamente il “risveglio”
dell’ impegno per il bene comune.

Ma un volantino di Comunione e liberazione invita saggiamente “ad essere meno
ingenui sul potere salvifico della politica”.

Al tempo stesso bisogna rispondere all’appello del Papa e dei vescovi che
chiamano i cattolici all’impegno politico.

Come si vede una situazione in cui è difficilissimo orientarsi e capire,
tanto per i semplici cristiani che per gli addetti ai lavori.

Cosa sta succedendo nel mondo cattolico? E cosa accadrà con i nuovi scenari
politici?

CHE
FARE?

Si può parlare ancora di unità dei cattolici? E su cosa, come e dove? O si
torna alla diaspora? C’è il rischio della subalternità culturale degli anni
Settanta? C’è in vista una Dc di ricambio? O forse è meglio puntare su più
partiti?

O addirittura su un movimento cattolico che lavori nella società, dove sono
nati tutti i movimenti che oggi condizionano i partiti?

Negli ambienti della Cei si valorizza molto la relazione di Lorenzo Ornaghi,
rettore della Cattolica, al X Forum del “Progetto culturale” dedicato ai 150
anni del’Unità d’Italia.

Ornaghi invita i cattolici a “tornare ad essere con decisione ‘guelfi’ ”,
spiegando: “abbiamo sempre più bisogno di una visione politica dalle radici e
dalle qualità genuinamente e coerentemente ‘cattoliche’ ”.

Quel tornare decisamente “guelfi” per Ornaghi significa che i cattolici
devono rivendicare la radice cattolica dell’italianità e devono affermare che
“rispetto ad altre ‘identità’ culturali che sono state protagoniste della storia
unitaria (…) disponiamo di idee più appropriate alla soluzione dei problemi del
presente. E siamo ancora dotati di strumenti d’azione meno obsoleti o
improvvisati”.

Affermazioni importanti, ma che dovrebbero essere spiegate nel dettaglio,
sostanziate e anche discusse. In ogni caso affermazioni di cui ancora non si
vede la conseguenza pratica, fattuale. Così le domande aumentano.

Solo che rispondere direttamente ad esse è impossibile perché – quando si parla della Chiesa – bisogna
partire da altro, da una questione che sembra esterna ed è di natura teologica.
Tutti la danno per scontata, ma non lo è
.

Riguarda la natura stessa del fatto cristiano e la concezione della Chiesa.
E’ su questo che non c’è chiarezza dentro lo stesso mondo cattolico. E da qui
deriva poi la confusione sulle scelte storiche.

IL CUORE DI
TUTTO

Provo a riassumere con due citazioni quella che a me pare la strada giusta.
La prima è di Dostoevskij:

“Molti pensano che sia
sufficiente credere nella morale di Cristo per essere cristiano. Non la morale
di Cristo, né l’insegnamento di Cristo salveranno il mondo, ma precisamente la
fede in ciò, che il Verbo si è fatto carne”
.

Il grande scrittore russo qui coglie il punto: i cristiani non portano nel
mondo anzitutto un “supplemento d’anima”, un richiamo etico, una concezione
della politica o del Paese o una cultura. Queste sono conseguenze.

Portano anzitutto un fatto, un corpo misterioso, umano e divino, un popolo
che è anche – di per sé – un soggetto politico che ha cambiato e cambia la
storia.

A conferma vorrei richiamare una pagina memorabile di
sant’Agostino rivolto ai “pelagiani”, cioè coloro che
degradavano il cristianesimo a una costruzione umana, a un proprio sforzo
morale:

“Questo è l’orrendo e
occulto veleno del vostro errore: che
pretendiate di far consistere la grazia di
Cristo nel suo esempio, e non nel dono della sua
Persona”
.

Leggendo questi due grandi autori cristiani si capisce ciò che insegna la
tradizione cristiana: il gesto più potente di cambiamento del mondo – per i
cristiani – è la Messa.

Più potente di eserciti, poteri finanziari, stati e rivoluzioni, perché è
l’irrompere di Dio fatto uomo nella storia, l’atto con cui Dio prende su di sé
tutto il Male e lo sconfigge, liberando gli uomini.

Ma non capirebbe nulla di cristianesimo chi credesse che la messa sia solo
quel famoso rito domenicale. No.

Per il popolo cristiano la messa, da quel 7 aprile dell’anno 30 in cui il
Salvatore fu crocifisso, non è mai finita: è una sinfonia la cui ultima nota
coinciderà con la trasfigurazione dell’intero universo.

Quell’evento abbraccia tutta la giornata e tutta la vita, tutta la realtà,
tutta la storia e tutto il cosmo. E li cambia.

“LA CHIESA E’ UN
PARTITO”

Non a caso uno dei più grandi pensatori cattolici moderni, il
cardinal Newman afferma che la Chiesa stessa “è” un
partito:

“Strettamente parlando,
la Chiesa cristiana, come società visibile, è necessariamente una potenza
politica o un partito.

Può essere un partito
trionfante o perseguitato, ma deve sempre avere le caratteristiche di un partito
che ha priorità nell’esistere rispetto alle istituzioni civili che lo circondano
e che è dotato, per il suo latente carattere divino, di enorme forza ed
influenza fino alla fine dei tempi.

Fin dall’inizio fu
concessa stabilità non solo alla mera dottrina del Vangelo, ma alla società
stessa fondata su tale dottrina; fu predetta non solo l’indistruttibilità del
cristianesimo, ma anche quella dell’organismo tramite cui esso doveva essere
manifestato al mondo.

Così il Corpo Ecclesiale
è un mezzo divinamente stabilito per realizzare le grandi benedizioni
evangeliche”
.

E’ tanto vero ciò che dice Newman che la Chiesa è stata la più grande forza
di cambiamento della storia: ha letteralmente costruito civiltà (tutte le
“istituzioni” del mondo moderno, dagli ospedali alle università, dalla
democrazia al diritto internazionale, fino al progresso
scientifico-tecnologico-commerciale, sono nate nell’alveo cattolico).

Perfino quel sacro Romano Impero che ha generato l’Europa e poi partiti, dal
partito guelfo del medioevo alle Democrazie cristiane del novecento (il nostro
stesso Paese è stato letteralmente salvato dalla Dc che gli ha garantito
libertà, unità e prosperità nell’Europa dei totalitarismi).

C’è chi ha cercato e cerca di impedire in ogni modo ai cristiani di
esprimersi e costruire. Lo hanno fatto i totalitarismi moderni e le ideologie
degli anni Settanta che pure in Italia pretendevano di zittire violentemente i
cattolici.

Ma anche una certa cultura laica occidentale oggi prova a delegittimare la
presenza dei cattolici.

Ancora Newman scriveva:

“Dal momento che è
diffusa l’errata opinione che i cristiani, e specialmente il clero, in quanto
tale, non abbiano nessuna relazione con gli affari temporali, è opportuno
cogliere ogni occasione per negare formalmente tale posizione e per domandarne
prove.

E’ vero invece che la
Chiesa è stata strutturata al fine specifico di occuparsi o (come direbbero i
non credenti) di immischiarsi del mondo.

I membri di essa non
fanno altro che il proprio dovere quando si associano tra di loro, e quando tale
coesione interna viene usata per combattere all’esterno lo spirito del male,
nelle corti dei re o tra le varie moltitudini.

E se essi non possono
ottenere di più, possono, almeno, soffrire per la Verità e tenerne desto il
ricordo, infliggendo agli uomini il compito di
perseguitarli”.

IL
PROBLEMA

La cosa peggiore però è quando il sale diventa scipito, cioè quando sono i
cattolici stessi a escludersi, a rinchiudersi nelle sacrestie o ad andare a
ruota delle ideologie mondane più forti.

Dunque la Chiesa deve avere una sola preoccupazione: che (anche nei seminari
e nelle facoltà teologiche) si annunci davvero il fatto cristiano nella sua
verità e integralità, che nelle parrocchie, nelle associazioni, nei movimenti
lo si viva in tutte le sue dimensioni (la cultura, la carità e la missione) alla
sequela del Papa.

Che non si lasci solo Radio Maria a fornire ai semplici cristiani l’aiuto per
un giudizio cristiano sulla realtà. Che il popolo cristiano si veda e illumini
la vita pubblica.

Antonio Socci

Da “Libero”, 19 giugno 2011

 

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Lettera a Tempi / Cari amici (di CL e non solo), occorre rifare il Movimento Popolare !

Rifare il Movimento popolare. Questa è la mia proposta. La spiegherò fra
poco, prima voglio premettere che per noi cattolici non è possibile e non è
giusto lasciar cadere nel vuoto il ripetuto, insistente appello del Papa e del
presidente della Cei
.

Da mesi e anche in questi giorni (tanto più oggi, nell’attuale sommovimento
politico) Benedetto XVI e il cardinale Bagnasco hanno chiamato i cattolici alla
necessità di un impegno politico diretto.

Ora, questo caldo invito non può essere interpretato come un’esortazione
all’impegno individuale, magari alla ricerca di una candidatura in qualche
organismo politico.

Sarebbe meschino, fallimentare e ridicolo (del resto riguarderebbe
pochissimi)

Ci sono almeno tre motivi che portano in un’altra direzione.

Primo:
l’impegno individuale di cattolici in politica c’è già e non è un bello
spettacolo.

C’è su tutto l’arco dei partiti, da Rifondazione comunista e da Vendola (che
si definisce cattolico) fino all’estrema destra di Forza Nuova.

Mi pare evidente che non è a questo che la Chiesa chiama: così infatti ognuno
mette l’etichetta di “cattolico” a qualsiasi posizione, in un soggettivismo che
finisce per opporre i sedicenti cattolici che rivendicano tutti quell’identità
però contrapponendosi gli uni agli altri.

Secondo:
storicamente l’impegno politico dei cattolici non è mai stato individuale, ma è
sempre stato legato a un “noi”, a soggetti sociali portatori di una cultura, di
una visione dei problemi del Paese legata alla dottrina sociale della Chiesa
(prima venne l’Opera dei Congressi, vennero cooperative e sindacati, venne
un’elaborazione culturale e politica matura e poi fu fondato il Partito
popolare).

In terzo
luogo la politica non è solo quella fatta professionalmente dalla “casta”
politica e lo vediamo bene oggi che proprio i movimenti sociali rubano
l’iniziativa al Palazzo.

E lo vediamo soprattutto quando scopriamo una classe politica costituita da
personaggi improvvisati, a digiuno di politica e di cultura, di problemi sociali
e di consapevolezza civile.

Oltretutto per noi cattolici
è impegno politico anche l’attività culturale e sociale, quella educativa, lo
sono perfino le responsabilità familiari e occorre un luogo che “ospita” tutta
questa presenza di laici cattolici e che educhi a una loro responsabilità
pubblica, facendo diventare la dottrina sociale della Chiesa un giudizio sul
presente, sui problemi concreti, sulle scelte contingenti.

La politica diretta infatti sboccia dall’impegno sociale.

Aggiungo che oggi un impegno dei laici cattolici – come soggetti con una
precisa identità, che può anche dialogare con diversi partiti – è necessaria alla Chiesa stessa non solo per
difendere i valori irrinunciabili dei cristiani, ma anche per difendere se
stessa
, per evitare alla gerarchia un’esposizione troppo diretta
in un ambito che è proprio dei laici.

Negli scorsi anni, dopo la fine della Dc, c’è stata una sorta di “supplenza”
dei vescovi che, anche grazie al genio politico del cardinale Ruini, ha
orientato la politica, trasformando un tempo di debolezza dei cattolici (per la
fine della Dc) addirittura in un momento di forza e di incidenza pubblica.

Ma questa fase, del tutto straordinaria, ha anche esposto la Chiesa alla
malevola accusa di ingerenza clericale e di conseguenza ha scatenato un
anticlericalismo e un anticattolicesimo che – così espliciti – non si vedevano
da molto tempo.

Oggi è cambiata la scena
politica e anche quella ecclesiale e il Papa e i vescovi chiamano all’impegno
dei laici perché è fisiologico che siano i laici cattolici – soprattutto dopo il
Concilio Vaticano II – a giocarsi direttamente sulla scena pubblica. Questo
evita anche pericolose e improprie esposizioni della Chiesa
.

Faccio un esempio: la scuola o le coppie di fatto.

Se sono i vescovi a trattare della scuola privata o delle “famiglie di fatto”
con ministri e capi di governo, immediatamente si scatenano allarmi sulla
laicità dello Stato e si mettono in discussione il Concordato l’otto per mille,
l’ora di religione e via dicendo.

Ma se è un movimento laico, un movimento di popolo, di padri e madri, di
italiani che pagano le tasse e che votano, che in forza della Costituzione
italiana chiedono il rispetto della libertà di educazione e del valore sociale
della famiglia, tutto cambia.

E magari trovano anche la simpatia o la collaborazione di non cattolici, per
queste battaglie che sono del tutto laiche.

Dunque è tempo – secondo me
–  di rifare il Movimento popolare.

Fu uno strumento prezioso in una certa stagione, negli anni Settanta, in cui
i cattolici dovevano riconquistare il diritto di cittadinanza nelle scuole,
nelle università, nei luoghi di lavoro e perfino in politica (perché la Dc aveva
subito le degenerazioni che sappiamo).

In seguito, negli anni Ottanta, come è naturale per gli strumenti, mutate le
circostanze, il MP fu giudicato non più adeguato.

Ma oggi siamo di nuovo nella necessità di trovare un luogo come quello che –
fra l’altro – ha il merito di aver selezionato una classe dirigente che ha
mostrato di valere (il problema
della “selezione della classe politica”
– come si dice con
orrida espressione – è una delle urgenze più evidenti).

Ma il motivo fondamentale che mi induce a fare questa proposta voglio dirlo
per ultimo: a me è capitato, anche di recente, di fare delle testimonianze a
raduni di preghiera nei palazzetti dello sporto di Bologna e di Firenze,
rispettivamente davanti a 7 mila e 4 mila persone.

Oggi c’è tanta gente che riscopre o comincia un cammino di fede, nelle
modalità più diverse, ed è un mondo sommerso di cui i media non si accorgono o
non vogliono parlare.

E’ una realtà meravigliosa, che deve mantenere la sua natura perché
una realtà ecclesiale ha il compito dell’educazione alla fede, ma che restando
relegata – passatemi l’espressione – alla sola esperienza religiosa rischia di
essere poi culturalmente subalterna a culture dominanti estranee o di essere
condannata all’irrilevanza.

Mi pare invece che la Chiesa
ci inviti a far sì che l’intelligenza della fede diventi intelligenza della
realtà
.

In questo senso il Movimento popolare potrebbe essere uno strumento oggi
adeguato: potrebbe infatti aiutare le più diverse esperienze ecclesiali (e anche
tanti singoli cristiani) a far crescere uno sguardo cattolico sulla vita
pubblica.

E anche a far diventare la dottrina sociale della Chiesa una realtà sociale e
culturale su cui possano convenire anche dei non cattolici.

Antonio Socci

Lettera a Luigi Amicone, direttore di Tempi

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Il cielo in una stanza (con sbarre)

Un albero che cade – com’è noto – fa più rumore di una foresta che cresce. I
telegiornali sono pieni di alberi che cadono: lotte di potere, una serie
infinita di omicidi, gli scandali sessuali, le guerre.

Ne viene fuori ogni giorno una rappresentazione mostruosa della realtà.

Una desertificazione umana dove sembra non ci sia più speranza. I media sono
una fabbrica gigante di angoscia.

Eppure c’è anche altro. C’è molto altro. C’è l’eroismo quotidiano della gente
semplice, di tantissimi padri e di madri, c’è la grandezza di persone che
portano amore e speranza, ci sono vite che cambiano e che – magari dall’abisso –
ritrovano significato e verità, uomini che rinascono, il Male che batte in
ritirata.

E’ la storia di Bledar, un
albanese di 37 anni, detenuto nel carcere “Due Palazzi” di Padova dove sta
scontando addirittura l’ergastolo
.

Con una tale gravame sulle spalle – “fine pena mai” – questo giovane uomo
deve avere un passato molto cupo, segnato da tragici errori e – secondo il
giudizio umano – dovrebbe essere disperato e incattivito.

Invece ha incontrato la salvezza in carcere ed è rinato. Un uomo nuovo che da
sabato scorso si chiama Giovanni, come il discepolo a cui Gesù voleva più
bene.

Infatti Bledar-Giovanni, che viene dal Paese dove il comunista Hoxa aveva
imposto l’ateismo di stato obbligatorio, cancellando Dio con la tirannia più
cupa e sanguinaria d’Europa, ha scoperto Gesù e il cristianesimo, ha chiesto il
battesimo e – dopo un percorso di catecumenato – sabato scorso, 14 maggio, nella
commozione generale, ha
ricevuto dal vescovo di Padova il battesimo e i sacramenti della Comunione e
della Cresima
.

Ora Giovanni è un altro uomo, destinato a un futuro (e già anche un presente)
divino “infatti il Figlio di Dio si è fatto uomo per farci Dio” (S.
Atanasio).

Entrare a far parte della Chiesa non è una questione associativa come
prendere la tessera di un club o di un partito, ma è un cambiamento ontologico,
cambia cioè la natura stessa dell’uomo che viene liberato dalla signoria di
satana e diventa “figlio di Dio”, parte del Corpo vivo di Cristo. Ogni
battezzato in quanto “figlio” acquista i titoli di “re, sacerdote e
profeta”.

I sacramenti agiscono in profondità (come mostrano i bellissimi romanzi di
Graham Greene) e sono la più grande potenza attiva nella storia, perché sono il
segno fisico della potenza invincibile di Cristo.

Cambiando il cuore umano cambiano la storia. Infatti la vicenda di
Bledar-Giovanni non è affatto isolata. I casi simili sono ormai tantissimi.

Ieri “Avvenire”, dandone notizia, riferiva che il giovane albanese aveva come
padrino di battesimo un italiano, Franco, che anch’esso sta scontando in carcere
l’ergastolo.

Inoltre quella cronaca dell’evento ci dice che altri due detenuti, Umberto e
Ludovico, hanno ricevuto i sacramenti della Cresima e della Prima Comunione.

“Avvenire” accenna anche alla storia del ventottenne cinese Wu, che ha
scontato sempre al carcere di Padova una pena per omicidio e ora – tornato in
libertà – ha chiesto il battesimo, l’ha ricevuto nella notte di Pasqua prendendo
il nome di Andrea e – durante la recente visita del Papa a Venezia – con immensa
emozione ha ricevuto la Comunione dalle sue mani.

“Non si può descrivere la
gioia di questo momento” ha detto Bledar-Giovanni. “Per me Gesù è amore, è
tutto. E grazie a quanti mi hanno accompagnato, una grande
famiglia”
.

E’ straordinario vedere che l’amicizia di Gesù può portare la felicità
perfino nella vita di un giovane che è chiuso in una galera e che –
presumibilmente – dovrà consumare il meglio della sua esistenza fra quelle
quattro mura, dietro le sbarre.

E’ questo il cielo in una stanza.

La madre di Giovanni, venuta dall’Albania per il battesimo del figlio, con i
lucciconi agli occhi, ha ringraziato per la festa e ha detto: “sono felice che
mio figlio, dopo tante brutte avventure, abbia potuto incontrare Dio”.

Infatti sono vite che erano perdute e che il Buon Pastore è andato a cercare
e che si è caricato sulle spalle, sono esistenze che il mondo giudicava
maledette e che Dio ha benedetto e fatto rifiorire.

Dietrich
Bonhoeffer
, un grande cristiano ucciso in un lager nazista,
scriveva:

“Dio non si vergogna
della bassezza dell’uomo, vi entra dentro, sceglie una creatura umana come suo
strumento e compie meraviglie lì dove uno meno se le aspetta.

Dio è vicino alla
bassezza, ama ciò che è perduto, ciò che non è considerato, l’insignificante,
ciò che è emarginato, debole e affranto; dove gli uomini dicono ‘perduto’, lì
Egli dice ‘salvato’; dove gli uomini dicono ‘no!’, lì Egli dice ‘sì’! Dove gli
uomini distolgono con indifferenza o altezzosamente il loro sguardo, lì Egli
posa il Suo sguardo pieno di un amore ardente e incomparabile. (…).

Dove nella nostra vita
siamo finiti in una situazione in cui possiamo solo vergognarci davanti a noi
stessi e davanti a Dio, dove pensiamo che anche Dio dovrebbe adesso vergognarsi
di noi, dove ci sentiamo lontani da Dio come mai nella vita, lì Egli vuole
irrompere nella nostra vita, lì ci fa sentire il Suo approssimarsi, affinché
comprendiamo il  miracolo del Suo amore, della Sua vicinanza e della Sua
Grazia”.

Nulla è di ostacolo per lui: non certo i peccati e nemmeno i crimini.

Solo l’orgoglio dell’intellettuale, la strafottenza del peccatore impenitente
e la presunzione ipocrita del moralista gli legano le mani.

Al contrario i peccati, le cadute umilianti, la vergogna rendono più
appassionata la sua Misericordia. Così accade che le ferite della vita siano
spesso le feritoie attraverso le quali lui raggiunge il cuore e resuscita una
creatura.

La tradizione cristiana ha sempre saputo che “dove abbondò il peccato,
sovrabbondò la grazia”. Perché così Dio mostra che nulla a lui è
impossibile.

E mostra che gli uomini si salvano per la sua misericordia paterna e non per
la loro presunzione. Si salvano attraverso la propria debolezza e non per la
loro forza. Anzi, sono le loro presunte capacità a fregarli.

E’ la loro presunta giustizia. Un altro grande convertito, Charles Péguy,
diceva che nulla rende impermeabili alla grazia come “la morale”, o meglio la
pretesa moralità di coloro che si sentono “perbene” e che – come gli scribi e i
farisei – giudicano e condannano gli altri.

A costoro Gesù diceva: “i peccatori e le prostitute vi stanno passando avanti
nel Regno dei Cieli”.

Quelli che si ritengono giusti o quelli che si rotolano soddisfatti nel loro
peccato, pretendono di autoassolversi e di non aver bisogno della misericordia
di Dio, si perdono.

Non hanno ferite della vita e non hanno peccati (o meglio li hanno, ma ben
nascosti o non confessati, non brucianti) e così Dio non può raggiungerli nel
loro intimo pianto, nel grido del loro cuore.

Vedendo la storia di questi carcerati si resta impressionati dalla facilità
con cui Dio salva i cuori umili (perché umiliati).

E così un ergastolano
albanese può dire di aver trovato quel Dio e quella felicità che tanti
intellettuali pieni di sé e intristiti dicono di cercare e non
trovare
.

Perché non lui ha trovato la Verità, ma è stato trovato dalla Verità fatta
carne. E ben volentieri lui si è lasciato trovare, confortare e abbracciare.
Iniziando una vita nuova.

Antonio Socci

Da “Libero”,  19 maggio 2011

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Parolacce

dice Nostro Signore Gesù Cristo in Matteo 12,34-36.

“[34] Razza di vipere, come potete dire cose buone, voi che siete cattivi? Poiché la bocca parla dalla pienezza del cuore.

[35] L’uomo buono dal suo buon tesoro trae cose buone, mentre l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae cose cattive.

[36] Ma io vi dico che di ogni parola infondata gli uomini renderanno conto nel giorno del giudizio; ”

Vi segnalo questo:http://www.amicidomenicani.it/leggi_sacerdote.php?id=983

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Un suggerimento!

Vi consiglio di ordinare il seguente libretto che può aiutarvi ad approfondire maggiormente la Verità sulla Divina Eucaristia e che può aiutarvi a far crescere la vostra devozione verso Gesù Sacramentato.

Il libro è “Gesù Eucaristico Amore” e lo trovate qui:http://www.casamarianaeditrice.info/gesu_eucaristico_amore.html

Potete ordinarlo andando qui:http://www.casamarianaeditrice.info/come_ordinare.html

Per personale esperienza vi posso dire che le offerte indicative che vengono suggerite per i libri sono piuttosto basse, specialmente poi se paragonate rispetto al valore spirituale che possono avere.

Non capita spesso che suggerisca libri quindi se lo faccio è perchè ritengo che veramente ne possa valere la pena. Spero lo ordiniate in tanti!

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Sei Tridentino?

Come forse sapete nella Chiesa Cattolica un argomento molto spinoso è la questione liturgica e la questione del Concilio Vaticano II.

Se qualcuno chiedesse a un Cattolico:”Sei Tridentino?” a mio avviso dovrebbe rispondere qualcosa come:”Si, sono Tridentino, ma anche Vaticano, Costantinopolitano, Calcedonese, Laterano eccetera”.

Questo perché come Cattolici dobbiamo accettare TUTTI i 21 Concili della Chiesa Cattolica.

Come forse saprete in questi giorni è stato promulgato un importante documento (l’Universae Ecclesiae) che spiega alcune cose sul Motu Proprio Summorum Pontificum che ha “liberalizzato” l’uso del Messale cosidetto “Tridentino”.

Per capire cosa intende il Papa può essere utile il seguente video:http://vimeo.com/13095870

Se volete farvi una idea di com’è la Celebrazione del Santo Sacrificio della Messa nella Forma Straordinaria del Rito Romano potete guardare ad esempio questo video: http://www.youtube.com/watch?v=spTJjo7K3yY

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In quali casi si può prendere la roba degli altri senza far peccato?

Piccola specificazione su un punto sul rubare. Dice il Catechismo della Chiesa Cattolica quanto segue.

=====

2408 Il settimo comandamento proibisce il furto, cioè l’usurpazione del bene altrui contro la ragionevole volontà del proprietario. Non c’è furto se il consenso può essere presunto, o se il rifiuto è contrario alla ragione e alla destinazione universale dei beni. E’ questo il caso della necessità urgente ed evidente, in cui l’unico mezzo per soddisfare bisogni immediati ed essenziali (nutrimento, rifugio, indumenti..) è di disporre e di usare beni altrui [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 69].

Fonte: http://www.vatican.va/archive/ITA0014/__P8A.HTM

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