Un terrorista anticristiano

E’ insopportabile che, per superficialità o frettolosità, si sia fatto
passare il folle assassino norvegese per un “cristiano”. Cristiane semmai sono
le sue vittime (“non potevo nuotare, i vestiti mi trascinavano… ho pregato,
pregato, pregato” ha riferito Roset, uno studente liceale).

In odio all’Islam peraltro ha ucciso dei cristiani.

Non si può e non si deve uccidere nessuno, chiunque esso sia. Questa è la
base del cristianesimo. Non ci voleva tanto a capire che l’universo spirituale e
morale di Anders Breivik è all’opposto del cristianesimo.

Perché mai dunque definirlo “cristiano”? Perché lui si definiva “cristiano
culturale”? Beivik si diceva
anche “massone”, essendo affiliato – a quanto pare – a una loggia di Oslo (del
resto ricava dalla letteratura esoterica i suoi deliranti riferimenti a templari
e cose simili)
.

Ma i mass media non l’hanno presentato come un massone e han fatto bene,
perché sarebbe del tutto demenziale stabilire qualsiasi rapporto fra la foto
vestito da massone e le sue gesta assassine. Non c’entra niente la massoneria,
come non c’entra la Chiesa. Ne siamo tutti vittime.

Nel suo delirante testo
infatti ha inveito minacciosamente contro Benedetto XVI che – secondo costui –
“dev’essere considerato un papa codardo, incompetente, corrotto e illegittimo”.

Ci sono anche delle stranezze che incuriosiscono, riferite da Massimo
Introvigne, un vero esperto, secondo cui il folle librone di Anders Breivik
sarebbe stato “postato su
Internet il 23 luglio” da persone che appartengono a gruppi che hanno Satana fra
le loro simpatie.

Non che c’entrino nulla costoro con i fatti norvegesi. Ma per dire che è
tutto molto confuso, come le idee nella testa del folle. Basti dire che pur
evocando i deliri nazistoidi, nei suoi scritti si presenta – dice Introvigne –
come “sostenitore d’Israele”.

Sedicente sostenitore, aggiungo io (ma con quali intenzioni doppie?). Così
come sbandiera i templari medievali e il cristianesimo e poi attacca il
Papa.

Ce n’è abbastanza per capire che il terrorista ha assemblato confusamente
riferimenti culturali e politici contraddittori senza alcun senso e alcuna
serietà, per dare un rivestimento alle sue paranoie a alla sua follia
omicida.

Nella realtà esiste il mistero del Male che si agita nei meandri della psiche
e questo caso – ha scritto Claudio Magris – ricorda piuttosto criminali alla
Landru e come Jack lo squartatore “piuttosto che gli assassini dell’Italicus o
di Piazza Fontana”. Magris conclude: “sarebbe infame usarlo per infangare l’uno
o l’altro movimento politico”.

Per tutto questo mi è apparso assai triste e ingiusto l’uso della parola
“cristiano” fatto con superficialità dai media. Aggiungo un caso
particolare.

Mi spiace che domenica scorsa, in un quadro ancora così confuso, Michele
Serra, nella sua rubrica sulla Repubblica, sia corso a ricamare frettolosamente
sull’arbitraria qualifica di “cristiano” del criminale per dare addosso ai
“fanatici di tutte le religioni”.

In sostanza, per Serra, “il biondo nazi-cristiano di Oslo è uguale
all’attentatore islamista che è uguale all’ultrà sionista assassino di Rabin”.
Ognuno di costoro è malato della “paranoia di chi si sente chiamato da Dio a
purificare il mondo, e vede nella morte degli altri lo strumento di questa
purificazione”.

Serra è un giornalista intelligente perciò è capace di accorgersi da solo
della superficialità di questo fare un fascio di fenomeni così abissalmente
diversi.

E spero che voglia anche rendersi lealmente conto di quanto sia infondato e
inaccettabile accreditare l’assassino norvegese come “cristiano”.

Concordo ovviamente con la sua condanna di ogni “fanatismo religioso”, ma il
caso di Oslo è di tutt’altra natura. Casomai è un fanatismo ideologico.
All’antitesi dello spirito religioso.

Guardiamoci dalle frettolose semplificazioni. Nel ricorso agli stereotipi e
al rassicurante anatema del Nemico, identificato banalmente nel “fanatismo
religioso”, si rischia di trasformare la religione tout court nel capro
espiatorio.

In realtà – come si è visto – l’assassino non sta per nulla dentro i
granitici schemi ideologici che Serra si è costruito o ha ereditato dal suo
passato. Certamente non in quello dell’ “uomo religioso”.

Del resto le mitologie naziste sono l’esatta antitesi del cattolicesimo. Se
Serra si fosse letto “Il mito del XX secolo” di Rosenberg – manifesto ideologico
del nazismo – lo saprebbe.

Coinvolgere la parola “cristiano” nel massacro del norvegese sarebbe come
guardare con sospetto gli incolpevoli Stuart Mill o Kafka per il fatto che sono
stati citati o letti o apprezzati dal criminale. O dare un qualche senso al
fatto che prediligesse l’agricoltura e la campagna o i videogiochi.

Mi pare evidente che la follia umana non stia dentro gli schemi delle
ideologie. E la frettolosità con cui Serra, sabato scorso, ha comodamente
sistemato i fatti norvegesi nei suoi scaffali ideologici preconfezionati mostra
che una certa intelligentsia non è interessata a capire la complessità del
mondo.

Né il mistero del Male. Né il mistero della natura umana. E non si rende
conto di quanto la scristianizzazione apra proprio il vaso di pandora dei
demoni.

Dovremmo tutti esigere da noi stessi apertura mentale, serietà, desiderio di
capire. E dovremmo liberarci dei pregiudizi (a cominciare dal pregiudizio
anticattolico) per denunciare i pregiudizi altrui.

C’è poi un “dettaglio” che vorrei segnalare a Serra.

L’orrore nel Novecento, il
più terrificante della storia, è stato prodotto non dal cristianesimo (che anzi
ha subito un bagno di sangue mostruoso, con milioni di martiri). Né da altre
religioni. Ma è stato prodotto dalle ideologie atee e
totalitarie.

Dunque prima di puntare il dito sulle “religioni” e in particolare sul
cristianesimo (e specialmente sul cattolicesimo) si dovrebbe sempre ricordare
cosa è accaduto.

E ci si dovrebbe sempre
chiedere se si hanno i titoli per dare lezioni ai cristiani, se il passato
politico o ideologico da cui si viene lo consente.

Per esempio, credo che
sarebbe decente per chi è stato comunista evitarlo. Visto quello che il
comunismo ha fatto ai cristiani…

Del resto tuttora ci sono regimi comunisti persecutori e carnefici dei
cristiani (e di altri gruppi religiosi), vittime della bestiale violenza
dell’ideologia. E’ un olocausto silenzioso che viene tranquillamente ignorato da
media e intellettuali del pensiero unico.

Un ultimo dettaglio. La pulsione alla “purificazione” del mondo – così ben
descritta da Serra – è la cifra esatta delle ideologie del novecento, a
cominciare da quella marxista, che sono di ascendenza gnostica (consiglierei di
leggere Erich Voegelin, Il mito del mondo nuovo).

Tempo fa su “Mondoperaio”
uscì un bel saggio di Luciano Pellicani proprio sui tic verbali del comunismo e
del nazismo votati alla “disinfestazione” del mondo, alla “profilassi sociale” e
alla “bonifica”.

C’è pure qualche pagina agghiacciante di “Arcipelago Gulag” che mostra
appunto questo orizzonte “depuratore” del comunismo (che emerge nelle categorie
usate per la repressione dei lager: la “purga”, il “pidocchio”, l’
“infezione”).

E’ un istinto gnostico-settario e millenarista, quello della violenta
“purificazione del mondo”, che il cattolicesimo non ha mai avuto (vedi “La città
di Dio” di s. Agostino).

Il cattolicesimo, che conosce bene la parabola della zizzania e del grano,
predica la drammatica convivenza in tutti di male e di bene e annuncia l’amore
per il nemico, il perdono, la continua possibilità di rialzarsi e l’indomita
accoglienza del peccatore.

Infatti il mondo intellettuale laico accusa spesso il cattolicesimo di tacita
connivenza con l’impuro, con il corrotto, con il peccatore, mentre elogia il
presunto rigorismo protestante.

Ma è destino della Chiesa essere sempre accusata di una cosa e del suo
opposto. Anche oggi è così.

Antonio Socci

Da “Libero”, 26 luglio 2011

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