BISOGNA USCIRE DALLA SACRESTIE. MA COME?

Qui lo spiego partendo da un pensiero di Dostoevskij e da uno di
S. Agostino. Per arrivare al grande cardinale Newman che afferma: “La Chiesa
E’ necessariamente un partito”.
Se non capiamo questo …

 

“I cattolici sono stati determinanti” nell’esito dei referendum, come dice
orgogliosamente l’Azione cattolica?

O così hanno tradito la dottrina sociale della Chiesa e vanno verso il
suicidio come argomenta Luigi Amicone (con il suicidio aggiuntivo dell’ethos
pubblico come aggiunge Pietro De Marco)?

Alcune realtà del mondo cattolico sottolineano festosamente il “risveglio”
dell’ impegno per il bene comune.

Ma un volantino di Comunione e liberazione invita saggiamente “ad essere meno
ingenui sul potere salvifico della politica”.

Al tempo stesso bisogna rispondere all’appello del Papa e dei vescovi che
chiamano i cattolici all’impegno politico.

Come si vede una situazione in cui è difficilissimo orientarsi e capire,
tanto per i semplici cristiani che per gli addetti ai lavori.

Cosa sta succedendo nel mondo cattolico? E cosa accadrà con i nuovi scenari
politici?

CHE
FARE?

Si può parlare ancora di unità dei cattolici? E su cosa, come e dove? O si
torna alla diaspora? C’è il rischio della subalternità culturale degli anni
Settanta? C’è in vista una Dc di ricambio? O forse è meglio puntare su più
partiti?

O addirittura su un movimento cattolico che lavori nella società, dove sono
nati tutti i movimenti che oggi condizionano i partiti?

Negli ambienti della Cei si valorizza molto la relazione di Lorenzo Ornaghi,
rettore della Cattolica, al X Forum del “Progetto culturale” dedicato ai 150
anni del’Unità d’Italia.

Ornaghi invita i cattolici a “tornare ad essere con decisione ‘guelfi’ ”,
spiegando: “abbiamo sempre più bisogno di una visione politica dalle radici e
dalle qualità genuinamente e coerentemente ‘cattoliche’ ”.

Quel tornare decisamente “guelfi” per Ornaghi significa che i cattolici
devono rivendicare la radice cattolica dell’italianità e devono affermare che
“rispetto ad altre ‘identità’ culturali che sono state protagoniste della storia
unitaria (…) disponiamo di idee più appropriate alla soluzione dei problemi del
presente. E siamo ancora dotati di strumenti d’azione meno obsoleti o
improvvisati”.

Affermazioni importanti, ma che dovrebbero essere spiegate nel dettaglio,
sostanziate e anche discusse. In ogni caso affermazioni di cui ancora non si
vede la conseguenza pratica, fattuale. Così le domande aumentano.

Solo che rispondere direttamente ad esse è impossibile perché – quando si parla della Chiesa – bisogna
partire da altro, da una questione che sembra esterna ed è di natura teologica.
Tutti la danno per scontata, ma non lo è
.

Riguarda la natura stessa del fatto cristiano e la concezione della Chiesa.
E’ su questo che non c’è chiarezza dentro lo stesso mondo cattolico. E da qui
deriva poi la confusione sulle scelte storiche.

IL CUORE DI
TUTTO

Provo a riassumere con due citazioni quella che a me pare la strada giusta.
La prima è di Dostoevskij:

“Molti pensano che sia
sufficiente credere nella morale di Cristo per essere cristiano. Non la morale
di Cristo, né l’insegnamento di Cristo salveranno il mondo, ma precisamente la
fede in ciò, che il Verbo si è fatto carne”
.

Il grande scrittore russo qui coglie il punto: i cristiani non portano nel
mondo anzitutto un “supplemento d’anima”, un richiamo etico, una concezione
della politica o del Paese o una cultura. Queste sono conseguenze.

Portano anzitutto un fatto, un corpo misterioso, umano e divino, un popolo
che è anche – di per sé – un soggetto politico che ha cambiato e cambia la
storia.

A conferma vorrei richiamare una pagina memorabile di
sant’Agostino rivolto ai “pelagiani”, cioè coloro che
degradavano il cristianesimo a una costruzione umana, a un proprio sforzo
morale:

“Questo è l’orrendo e
occulto veleno del vostro errore: che
pretendiate di far consistere la grazia di
Cristo nel suo esempio, e non nel dono della sua
Persona”
.

Leggendo questi due grandi autori cristiani si capisce ciò che insegna la
tradizione cristiana: il gesto più potente di cambiamento del mondo – per i
cristiani – è la Messa.

Più potente di eserciti, poteri finanziari, stati e rivoluzioni, perché è
l’irrompere di Dio fatto uomo nella storia, l’atto con cui Dio prende su di sé
tutto il Male e lo sconfigge, liberando gli uomini.

Ma non capirebbe nulla di cristianesimo chi credesse che la messa sia solo
quel famoso rito domenicale. No.

Per il popolo cristiano la messa, da quel 7 aprile dell’anno 30 in cui il
Salvatore fu crocifisso, non è mai finita: è una sinfonia la cui ultima nota
coinciderà con la trasfigurazione dell’intero universo.

Quell’evento abbraccia tutta la giornata e tutta la vita, tutta la realtà,
tutta la storia e tutto il cosmo. E li cambia.

“LA CHIESA E’ UN
PARTITO”

Non a caso uno dei più grandi pensatori cattolici moderni, il
cardinal Newman afferma che la Chiesa stessa “è” un
partito:

“Strettamente parlando,
la Chiesa cristiana, come società visibile, è necessariamente una potenza
politica o un partito.

Può essere un partito
trionfante o perseguitato, ma deve sempre avere le caratteristiche di un partito
che ha priorità nell’esistere rispetto alle istituzioni civili che lo circondano
e che è dotato, per il suo latente carattere divino, di enorme forza ed
influenza fino alla fine dei tempi.

Fin dall’inizio fu
concessa stabilità non solo alla mera dottrina del Vangelo, ma alla società
stessa fondata su tale dottrina; fu predetta non solo l’indistruttibilità del
cristianesimo, ma anche quella dell’organismo tramite cui esso doveva essere
manifestato al mondo.

Così il Corpo Ecclesiale
è un mezzo divinamente stabilito per realizzare le grandi benedizioni
evangeliche”
.

E’ tanto vero ciò che dice Newman che la Chiesa è stata la più grande forza
di cambiamento della storia: ha letteralmente costruito civiltà (tutte le
“istituzioni” del mondo moderno, dagli ospedali alle università, dalla
democrazia al diritto internazionale, fino al progresso
scientifico-tecnologico-commerciale, sono nate nell’alveo cattolico).

Perfino quel sacro Romano Impero che ha generato l’Europa e poi partiti, dal
partito guelfo del medioevo alle Democrazie cristiane del novecento (il nostro
stesso Paese è stato letteralmente salvato dalla Dc che gli ha garantito
libertà, unità e prosperità nell’Europa dei totalitarismi).

C’è chi ha cercato e cerca di impedire in ogni modo ai cristiani di
esprimersi e costruire. Lo hanno fatto i totalitarismi moderni e le ideologie
degli anni Settanta che pure in Italia pretendevano di zittire violentemente i
cattolici.

Ma anche una certa cultura laica occidentale oggi prova a delegittimare la
presenza dei cattolici.

Ancora Newman scriveva:

“Dal momento che è
diffusa l’errata opinione che i cristiani, e specialmente il clero, in quanto
tale, non abbiano nessuna relazione con gli affari temporali, è opportuno
cogliere ogni occasione per negare formalmente tale posizione e per domandarne
prove.

E’ vero invece che la
Chiesa è stata strutturata al fine specifico di occuparsi o (come direbbero i
non credenti) di immischiarsi del mondo.

I membri di essa non
fanno altro che il proprio dovere quando si associano tra di loro, e quando tale
coesione interna viene usata per combattere all’esterno lo spirito del male,
nelle corti dei re o tra le varie moltitudini.

E se essi non possono
ottenere di più, possono, almeno, soffrire per la Verità e tenerne desto il
ricordo, infliggendo agli uomini il compito di
perseguitarli”.

IL
PROBLEMA

La cosa peggiore però è quando il sale diventa scipito, cioè quando sono i
cattolici stessi a escludersi, a rinchiudersi nelle sacrestie o ad andare a
ruota delle ideologie mondane più forti.

Dunque la Chiesa deve avere una sola preoccupazione: che (anche nei seminari
e nelle facoltà teologiche) si annunci davvero il fatto cristiano nella sua
verità e integralità, che nelle parrocchie, nelle associazioni, nei movimenti
lo si viva in tutte le sue dimensioni (la cultura, la carità e la missione) alla
sequela del Papa.

Che non si lasci solo Radio Maria a fornire ai semplici cristiani l’aiuto per
un giudizio cristiano sulla realtà. Che il popolo cristiano si veda e illumini
la vita pubblica.

Antonio Socci

Da “Libero”, 19 giugno 2011

 

Annunci

Lascia un commento

Archiviato in Senza categoria

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...