Quei segni del nostro essere cristiani

di Vittorio Messori
26-01-2011

Ha suscitato notevole interesse
“l’aperitivo” che avevo dedicato alla progressiva perdita, avvenuta negli ultimi
decenni, dei segni distintivi della nostra identità di cristiani. Un fenomeno
che bisognerebbe cercare di arrestare, anche perché, essendo consapevoli che
stiamo diventando una comunità di minoranza, abbiamo sempre più bisogno di
riappropiarci di alcuni segni. Non c’è da inventare nulla di nuovo, basterebbe
riscoprire qualche aspetto della nostra tradizione.

Ci colpisce oggi
vedere come i credenti musulmani, ovunque si trovino, per cinque volte al giorno
si fermano e s’iginocchiano a pregare. Proprio prendendo spunto da questo
esempio segnalo che c’è un movimento cattolico spagnolo che propone di tornare
alla scansione cristiana della giornata. Si tratta di un’iniziativa che ha già
raccolto moltissime adesioni e che accomuna chi decide di recitare la preghiera
dell’Angelus al mattino, a mezzogiorno e alla sera. Si utilizzano i cellulari e
(nella versione ” minima “, quella che di solito ci coglie in mezzo alla gente)
si imposta la sveglia alle 12 in punto.

Queste persone, quando avvertono
il bip, si fermano e si ritirano in preghiera per qualche minuto (se non hanno
in quel momento il tempo per recitare l’Angelus si accontentano di un’Ave
Maria). Certo, dobbiamo evitare qualsiasi forma di esibizionismo, di spirito di
rivalsa. Non dobbiamo sbattere in faccia agli altri i nostri segni identitari.
Ma con atteggiamento umile, possiamo rinnovare la memoria dell’incarnazione di
Dio e dunque della nostra salvezza, attraverso quella semplice preghiera nel
mezzo della nostra giornata lavorativa.

Un altro segno bello ci potrebbe
venire dall’applicazione del Concilio Vaticano II. Nella Costituzione conciliare
dedicata alla liturgia (Sacrosanctum Concilium) si legge che la lingua latina va
mantenuta nei riti latini. Sarebbe bello poter tornare a insegnare a cantare
alcune parti della messa in latino e soprattutto – prendendo sul serio proprio
il Concilio – imparare nella sua forma originale latina almeno il
Credo.

Oggi molti cattolici tendono a sacralizzare la Costituzione
italiana, frutto del lavoro di compromesso tra le tradizioni comunista, liberale
e cattolica. Ma noi, come cattolici, abbiamo già una grande «costituzione» sacra
e fondamentale, ed è il Credo. Sarebbe buona cosa tornare a insegnarlo in
latino, il che permetterebbe in certe occasioni, nei grandi santuari ad esempio,
di manifestare nella preghiera e nel canto un’unità anche linguistica. Sono
soltanto due esempi, ce ne sono molti altri possibili. Alcuni ve li proporrò con
“l’aperitivo” di domani.

(testo raccolto dalla redazione e non rivisto
dall’autore)

Fonte: http://www.labussolaquotidiana.it/ita/articoli-quei-segni-del-nostro-essere-cristiani-702.htm

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