Il Papa va ad Assisi; che dire delle perplessità?

Vi segnalo questo editoriale della rivista di Apologetica di gennaio, scritto da
Giampaolo Barra.

Colgo l’occasione per ricordarvi che potete chiedere
GRATIS un numero di prova di questa splendida rivista. Fatelo, ne vale la
pena!

http://www.iltimone.org/index.php?option=com_chronocontact&chronoformname=Saggio

Sotto
l’editoriale riporto un pezzetto dell’editoriale riadattato da me per rispondere
a chi è perplesso in merito al fatto che il Papa vada a questo
incontro.

===============

Editoriale

Il buon
soldato
Scritto da Gianpaolo BARRA

Il corposo volume dello storico
Roberto de Mattei, Il Concilio Vaticano II. Una storia mai scritta, edito dalla
benemerita Lindau, ha suscitato negli ambienti frequentati da quelli che, per
pura comodità, definisco “cattolici fedeli al Papa” (intendo coloro che, detto
sommariamente e solo per capirci, lo amano e non ne contestano indicazioni e
insegnamenti) una disputa vivace e interessante. Un dibattito che si è
conservato, almeno finora, tra i confini di un civile a pacato
confronto.
Oggetto del contendere è il Concilio Vaticano II, o meglio: certi
passaggi contenuti nei documenti approvati da quell’altissima assise che alcuni
dei “fedeli al Papa” ritengono “problematici”, perché sembrerebbero contraddire
il perenne insegnamento della Chiesa. Costoro chiedono al Pontefice una parola
definitiva, che rimuova ogni dubbio e ponga fine agli equivoci sorti nel
post-concilio.
Per quel che so, il Papa ha dato, e più volte, indicazioni
precise in merito, denunciando l’esistenza di un conflitto tra due modi di
interpretare i testi conciliari, e spiegando che uno solo è quello corretto:
capirlo, apprezzarlo e docilmente seguirlo secondo la chiave di lettura della
“riforma nella continuità”. Così, e solo così, sostiene il Papa, potrà svanire
ogni equivoco.
Non voglio – e, francamente, non sono in grado di – entrare
nel merito del confronto che ha visto scendere in campo anche validi
collaboratori del nostro Timone.
Una cosa, tuttavia, mi pare di poter dire e
riguarda non il “merito” della contesa, bensì il “metodo” che ogni “fedele al
Papa”, specialmente se apologeta, e dunque disposto a combattere da buon soldato
per difendere la Chiesa, dovrebbe far proprio e applicare inflessibilmente.
Anche e soprattutto quando, con il Papa, affronta i problemi sollevati
dall’interpretazione di alcuni passi del Concilio Vaticano II. Un metodo per
evitare giudizi errati. Che comporta, a mio avviso, tre “mosse”.
La prima:
prendere atto – doverosamente – che il Concilio Vaticano II è stato un atto del
più alto magistero della Chiesa, cioè di tutti i vescovi del mondo riuniti sotto
il governo del successore di Pietro, al quale si deve guardare come si guarda a
tutti i concili che lo hanno preceduto.
La seconda: prendere atto che il
Santo Padre, da “generale” buono e paterno, dunque da Pastore universale della
Chiesa, ha dato disposizioni su come si deve interpretare il Concilio perché non
venga distorto e porti frutto alla missione della Chiesa nel mondo.
La terza:
un vero soldato, cioè ogni buon cattolico, non discute le indicazioni del
Pontefice, non cavilla, non fa loro le pulci, ma impiega tutte le armi di cui
dispone – i talenti di cui Dio lo ha dotato – per sostenerle, approfondirle,
motivarle, chiarirle e difenderle.
Se Benedetto XVI ha detto che il Concilio
– tutto il Concilio – va letto alla luce della Tradizione, e se ha ribadito che
questo è il solo modo per non falsarne gli insegnamenti, e se ha precisato che
solo così essi si possono comporre in armonia con le dottrine di sempre, il
soldato cattolico si batte perché le indicazioni del Pontefice, le sue
direttive, le sue strategie siano capite, accolte, seguite e promosse.
Non ci
vuole molto, mi pare. E se qualcuno accusasse quel soldato di assumere un
atteggiamento servile, passivo, umiliante, di cieca obbedienza, lo si mandi con
benevola compassione a quel paese: il soldato risponde solo a Dio di come si è
comportato in battaglia. Di ciò che pensano gli altri non gli importa
nulla!

Fonte: http://www.iltimone.org/index.php?op…4709&Itemid=54

IL
TIMONE n. 99 – Anno XIII – Gennaio 2011 – pag.
3

===============

Quindi per Assisi potremmo dire quanto
segue.

La terza: un vero soldato, cioè ogni buon cattolico, non discute
le indicazioni del Pontefice, non cavilla, non fa loro le pulci, ma impiega
tutte le armi di cui dispone – i talenti di cui Dio lo ha dotato – per
sostenerle, approfondirle, motivarle, chiarirle e difenderle.
Se Benedetto
XVI vuole andare ad Assisi per questo incontro, il soldato cattolico si batte
perché le indicazioni del Pontefice, le sue direttive, le sue strategie siano
capite, accolte, seguite e promosse.

W il Papa!

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