I tre re magi centristi. Una favola politica di Natale

Massimo Introvigne

 

 

Tre re magi decaduti – Fino, Casino e Rutello – voltarono le spalle alla
Capanna e si diressero con i loro cammelli verso il grattacielo dei Poteri Forti
per prostrarsi di fronte a loro. Sui cammelli avevano caricato oro, incenso e
birra – avevano pensato alla mirra, ma nessuno di loro sapeva che cos’era.

 

 

 

«Io porto l’incenso», disse Casino, che era il più scaltro dei tre, perché i
Poteri Forti vogliono essere soprattutto incensati.

 

 

 

«Io porto l’oro», disse Fino, che era il più spregiudicato, con cui
compreremo qualche seguace per non dare l’impressione ai Poteri Forti di essere
piccoli e poveri. Ma non sapeva che un po’ di quell’oro glielo stava rubando il
cognato.

 

 

 

«Io porto la birra», disse Rutello, che quanto a seguaci piccolo e povero lo
era davvero: «la distribuiremo agli Studenti in Lotta e alimenteremo il
disordine che ci renderà necessari ai Poteri Forti».

 

 

 

Sulla via discussero animatamente fra loro, perché Rutello si era stancato
dei cammelli e voleva affidarsi a un tizio che proponeva di caricarli su una
Ferrari. Ma Casino e Fino temevano che il tizio si mettesse lui alla guida, e
alla prima occasione li scaricasse per strada.

 

 

 

Alla fine arrivarono al grattacielo. Casino si spaventò perché le luci del
grattacielo proclamavano «Non crediamo a Dio in Cielo e facciamo guerra in Terra
agli uomini di buona volontà», ma Fino – che un po’ la pensava anche lui così
nel suo cuore – lo spinse ad andare avanti.

 

 

 

Dopo avere salito faticosamente i cento piani del grattacielo – gli ascensori
non funzionavano, o forse erano i Poteri Forti che volevano prendersi gioco di
loro – i tre si presentarono, e Casino iniziò ad agitare l’incenso. Ma i Poteri
Forti li respinsero. «Tu, Casino, non ci dici nulla di nuovo da trent’anni», gli
dissero. «Tu, Rutello, non conti niente». «E tu, Fino, hai sempre tradito i tuoi
amici: chi ci assicura che non tradirai anche noi?».

 

 

 

I tre si disperarono, e ci fu pianto e stridor di denti. Ma i Poteri Forti,
che non mandavano mai via nessuno che li avesse incensati a mani vuote, dissero
loro: «Non disperate. Lavorate per il futuro. Fate nascere il Nuovo e poi
ritornate».

 

 

 

I tre si consultarono, e decisero di mettersi a cercare una giovane sposa
libera e di buoni costumi che stesse per partorire una bambina. L’avrebbero
educata secondo le loro migliori capacità, così che un giorno si presentasse ai
Poteri Forti come il Nuovo.

 

 

 

Alla fine, la trovarono. Casino disse che gli era apparso in sogno un angelo,
vestito da Ciriaco De Mita, e gli aveva imposto di porre nome alla bambina
Democrazia Cristiana. Ma a Fino apparve in sogno un angelo più grosso, vestito
da Benito Mussolini, il quale lo ammonì a non tornare dai Poteri Forti con la
bambina, perché l’avrebbero uccisa.

 

 

 

I tre, riflettendo sui quanto erano stati inutili i loro viaggi da quando
avevano abbandonato la Capanna, piansero amaramente.

Annunci

Lascia un commento

Archiviato in Senza categoria

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...