Introvigne sul Corriere / Sette del 25.11: il Papa, Pascal e il Vaticano II

E il Papa cita Pascal per spiegare il concetto di modernità”

(Corriere della Sera, giovedì 25 novembre 2010, inserto
Sette, numero 47, p. 26)

 

 

 

Pascal è diventato un autore frequentemente citato dai Papi, da Paolo VI a
Benedetto XVI passando per Giovanni Paolo II. Papa Ratzinger lo definisce in un
discorso del 3 dicembre 2008 – né si tratta del solo riferimento – “grande
pensatore”, capace di vedere contro ogni eccessivo ottimismo della ragione
l’importanza del peccato originale, il “potere del male nelle nostre anime”, un
“fiume sporco, che avvelena la geografia della storia umana”. Il Papa libera
implicitamente Pascal dalle accuse secondo cui l’autore dei Pensieri
negherebbe la bontà originaria della natura umana. Ma, spiega Benedetto XVI,
Pascal fu capace di vedere una “seconda natura”, che erroneamente “fa apparire
il male come normale per l’uomo” e che “si sovrappone alla nostra natura
originaria, buona”.

 

La posta in gioco è enorme, e spiega i frequenti riferimenti a Pascal e ai
Pensieri di Papa Ratzinger e dei suoi immediati predecessori. Si tratta
infatti del giudizio della Chiesa sulla modernità. Lo stesso Benedetto XVI ha
parlato nel viaggio in Portogallo degli “errori e vicoli senza uscita” in cui la
modernità si è infilata. Altrove – nell’enciclica Spe salvi del 2007, e
non solo – ha descritto l’itinerario degli errori della modernità, in un modo
non dissimile da autori della scuola contro-rivoluzionaria come il brasiliano
Plinio Corrêa de Oliveira, come la sequenza che va da Lutero all’illuminismo
anticlericale, alle ideologie del XX secolo e al nichilismo contemporaneo. Ma
questa è tutta modernità? Qui si gioca anche un’altra partita, dove c’entra
Pascal e che è carissima a Benedetto XVI: l’interpretazione del Concilio
Ecumenico Vaticano II. Ancora nel viaggio in Portogallo, il Papa distingue nella
modernità “istanze” e domande cui era necessario rispondere, e che la Chiesa con
il Concilio ha assunto nella loro parte migliore, e risposte sbagliate, che
invece il Vaticano II – a meno d’interpretarlo, sbagliando, in discontinuità con
tutta la tradizione cattolica precedente – non ha voluto fare proprie.

 

Dunque, non tutto nella modernità è ostile alla Chiesa. C’è una linea – non
dominante, ma non inesistente – che ha accolto le domande moderne cercando
risposte originali in linea con la tradizione cattolica. Un tema centrale del
pensiero del filosofo cattolico italiano Augusto Del Noce, di cui ricorre
quest’anno il centenario della nascita, è precisamente quello secondo cui da
Cartesio non parte una sola linea di pensiero moderno, quella che porta al
razionalismo anticristiano e alle ideologie del Novecento, ma due.

 

C’è una seconda linea che da Cartesio porta a Pascal, nel quale per Del Noce
coesistono “il più radicale cartesianismo e il più radicale anticartesianismo”,
così che il rapporto fra i due filosofi francesi non è – come molti pensano –
una semplice contrapposizione. Questa linea secondo Del Noce passa da Pascal,
tramite il filosofo francese Nicolas Malebranche, agli italiani Giambattista
Vico e Antonio Rosmini, non a caso beatificato proprio da Benedetto XVI.

 

Certo, la linea “buona” della modernità, di cui Pascal è un momento
essenziale, rimane minoritaria. Ma per Benedetto XVI questa è la vera linea del
Vaticano II. Il Papa critica così – le espressioni sono sue – sia gli
“anticonciliaristi” che vorrebbero una Chiesa chiusa alle istanze della
modernità, sia i “progressisti” che attribuiscono al Concilio anche le risposte
ideologiche moderne. Se è così, Pascal e i suoi Pensieri restano di
grande attualità per capire l’odierna stagione della Chiesa Cattolica.

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