Benedetto XVI, interviste e preservativi. Una nota della Conferenza Episcopale del Kenya

NOTA CIRCA LE DICHIARAZIONI SUL PRESERVATIVO ATTRIBUITE AL SANTO
PADRE

Conferenza Episcopale del Kenya

 

 

Abbiamo assistito a recenti lanci su commenti attribuiti al Santo Padre,
riportati da media locali e internazionali, che hanno deformato le posizioni di
papa Benedetto XVI in materia di moralità sessuale e di contrasto all’HIV e
all’AIDS.

 

 

Anzitutto vogliamo rasserenare il clima e fare chiarezza ai cattolici e a
tutti circa la posizione della Chiesa sull’uso del preservativo, per la pace
degli animi e per un orientamento giusto.

 

 

1. Ribadiamo e riconfermiamo che la posizione della Chiesa cattolica sull’uso
del preservativo, sia come mezzo di contraccezione sia come mezzo per affrontare
il grave problema dell’HIV/AIDS, non è cambiata, e resta come sempre
inaccettabile.

 

 

2. I lanci dei media hanno scorrettamente citato il papa fuori dal contesto e
banalizzato le delicatissime questioni mediche, morali e pastorali dell’HIV/AIDS
e dell’accompagnamento di coloro che sono infettati o malati, riducendo la
discussione sui problemi della morale sessuale a un mero commento sui
preservativi.

 

 

3. Il libro in questione, “Luce del mondo. Il Papa, la Chiesa e i segni dei
tempi. Una conversazione con Peter Seewald”, è il risultato di un’intervista.
Non è stato scritto dal papa anche se esprime le sue idee, le sue ansie e le sue
sofferenze negli anni, i suoi progetti pastorali e le sue speranze per il
futuro.

 

 

4. Ridurre “l’intera intervista a una frase rimossa dal suo contesto e
dall’insieme del pensiero di papa Benedetto XVI sarebbe un’offesa
all’intelligenza del papa e una gratuita manipolazione delle sue parole”.

 

 

5. Il papa non ha parlato specificamente della moralità dell’uso del
preservativo, ma più in generale “delle grandi questioni che sfidano la teologia
moderna, dei vari eventi politici che hanno sempre marcato le relazioni tra gli
stati e infine dei temi che spesso occupano una larga parte del pubblico
dibattito”.

 

 

6. È importante spiegare che la moralità delle azioni umane dipende sempre
dalle intenzioni delle persone. È il modo con cui usiamo le cose che rendono
buona o cattiva un’azione. L’uso dei preservativi è inaccettabile poiché è
spesso una manifestazione esterna della cattiva intenzione dell’azione e una
visione distorta della sessualità.

 

 

7. La Chiesa e il Santo Padre riaffermano che “naturalmente la Chiesa non
considera i preservativi come la ‘autentica soluzione morale’ del problema
dell’AIDS”. È piuttosto un vero cambiamento del cuore, o conversione, che darà
alla sessualità il suo valore umano e anche soprannaturale. Abbiamo bisogno di
apprezzare meglio il dono della sessualità, che ci umanizza e, quando giustamete
apprezzato, rimane aperto al piano di Dio.

 

 

8. Il quadro riprodotto dai media, che citano un’intervista fatta al papa da
un giornalista tedesco, coinvolge il giudizio del papa sul percorso morale
soggettivo di soggetti che son già coinvolti in atti gravemente immorali in se
stessi, in particolare in atti di omosessualità e di prostituzione maschile,
fortunatamente del tutto estranei alla nostra società kenyana. Egli non parla
della moralità dell’uso dei preservativi, ma di qualcosa che può essere vero per
lo stato psicologico di coloro che ne fanno uso. Se questi individui fanno uso
del preservativo per evitare di infettare altri, alla fine possono rendersi
conto che gli atti sessuali tra membri dello stesso sesso sono intrinsecamente
nocivi poiché non sono in accordo con la natura umana. Ciò non condona in alcun
modo l’uso del preservativo in quanto tale.

 

 

9. Il Santo Padre fissa un punto importante, che anche coloro che trovano se
stessi profondamente immersi in una vita immorale, possono gradualmente
camminare verso una conversione e un’accettazione delle leggi di Dio. Questo
cammino può avere gradini che in se stessi possono non includere ancora una
piena sottomissione alla legge di Dio, ma piuttosto avvicinano ad accettarla. In
ogni caso, tali atti restano ancora peccaminosi.

 

 

10. La Chiesa si concentra sempre su coloro che si distaccano da atti
immorali verso l’amore di Gesù, la virtù, la santità. Possiamo dire che il Santo
Padre chiaramente non ha voluto focalizzarsi sui preservativi, ma vuole parlare
della crescita in senso morale, che dev’essere una crescita verso Gesù. Ciò vale
anche per coloro che ancora vivono stili di vita decisamente immorali; noi
dovremmo impegnarci sempre di più a capire la moralità delle azioni umane, e a
giudicare anzitutto l’azione delle persone, non l’oggetto usato per un’azione
immorale.

 

 

11. La Chiesa spinge coloro che sono coinvolti nella prostituzione e in altri
atti o stili di vita gravemente immorali alla conversione. Pur comprendendo le
molte sfortunate ragioni che spesso conducono a questi stili di vita, essa non
li assolve e li guarda come moralmente cattivi.

 

 

12. La Chiesa è profondamente preoccupata della vita, della salute e della
condizione generale di coloro che si trovano in questa difficile e dolorosa
situazione dell’infezione HIV/AIDS. In realtà la somma degli sforzi e delle
risorse impegnate dalla Chiesa cattolica, sia in partnership con altri sia da
sola, sarà sempre finalizzata a cercare soluzioni umane e liberanti a questa
pandemia.

 

 

13. Il problema è davvero più grande del solo dibattito sul preservativo. È
soprattutto una guarigione interiore, che dia speranza alla gente e la aiuti a
riscoprire la semplicità e il radicalismo del Vangelo e del cristianesimo
nell’aiutare a ridare speranza a chi è infetto e a chi è malato.

 

 

La Chiesa riconferma il suo impegno a continuare a spingere l’intero popolo a
combattere per vivere vite moralmente buone, cosa che sempre comporta grandi
sacrifici, per il “regno di Dio”. La Chiesa riconferma la sua solidarietà con
tutti coloro che soffrono di HIV/AIDS. Vi sono molte vie per fronteggiare questa
situazione. Soprattutto la Chiesa ha fiducia nel potere della Grazia e nella
forza che Dio dà, per rispondere positivamente alle sfide che questa nuova
situazione presenta, e con speranza cammina assieme a tutta la famiglia di Dio
verso la nostra patria celeste.

 

 

Noi esprimiano la nostra cura e solidarietà con questi nostri fratelli e
sorelle e li benediciamo.

 

 

Nairobi, 29 novembre 2010
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