I buoni libri e l’unico vero Libro. Il Papa ricorda santa Margherita d’Oingt

di Massimo Introvigne

Nel quadro delle sue catechesi sulle sante del Medioevo, Benedetto XVI ha ricordato il 3 novembre 2010 santa Margherita d’Oingt (1240?-1310). Questo splendido discorso del Papa è stato occasione per riflettere su una delle grandi spiritualità monastiche di origine medioevale, la «spiritualità certosina, che si ispira alla sintesi evangelica vissuta e proposta da san Bruno [1030-1101]» (Benedetto XVI 2010),e  per affrontare il tema del rapporto fra la cultura cattolica e la vita spirituale.

È lo stesso Pontefice a fornirci alcuni dati biografici su santa Margherita: «Non ci è nota la sua data di nascita, benché qualcuno la collochi intorno al 1240. Margherita proviene da una potente famiglia di antica nobiltà del Lionese, gli Oingt. Sappiamo che la madre si chiamava pure Margherita, che aveva due fratelli – Guiscardo e Luigi – e tre sorelle: Caterina, Isabella e Agnese. Quest’ultima la seguirà in monastero, nella Certosa, succedendole poi come priora» (ibid.).

«Non abbiamo notizie circa la sua infanzia – prosegue Benedetto XVI –, ma dai suoi scritti possiamo intuire che sia trascorsa tranquilla, in un ambiente familiare affettuoso. Infatti, per esprimere l’amore sconfinato di Dio, ella valorizza molto immagini legate alla famiglia, con particolare riferimento alle figure del padre e della madre. In una sua meditazione prega così: “Bel dolce Signore, quando penso alle speciali grazie che mi hai fatto per tua sollecitudine: innanzi tutto, come mi hai custodita fin dalla mia infanzia, e come mi hai sottratta dal pericolo di questo mondo e mi hai chiamata a dedicarmi al tuo santo servizio, e come mi hai provvista in tutte quelle cose che mi erano necessarie per mangiare, bere, vestire e calzare, (e lo hai fatto) in tal modo che non ho avuto occasione di pensare in tutte queste cose che alla tua grande misericordia” (Margherita d’Oingt, Scritti spirituali, Meditazione V, 100, Cinisello Balsamo 1997, p. 74)» (ibid.).

Formata dunque da una famiglia felice e profondamente cattolica, Margherita – s’ignora esattamente a quale data – «entrò nella Certosa di Poleteins in risposta alla chiamata del Signore, lasciando tutto e accettando la severa regola certosina» (ibid.). Il Papa dà la parola alla stessa santa che con parole eloquenti ricorda la sua chiamata alla vita monastica: «“Dolce Signore, io ho lasciato mio padre e mia madre e i miei fratelli e tutte le cose di questo mondo per tuo amore; ma questo è pochissimo, poiché le ricchezze di questo mondo non sono che spine pungenti; e chi più ne possiede più è sfortunato. E per questo mi sembra di non aver lasciato altro che miseria e povertà; ma tu sai, dolce Signore, che se io possedessi mille mondi e potessi disporne a mio piacimento, abbandonerei tutto per amore tuo; e quand’anche tu mi dessi tutto ciò che possiedi in cielo e in terra, non mi riterrei appagata finché non avessi te, perché tu sei la vita dell’anima mia, né ho né voglio avere padre e madre fuori di te” (ibid., Meditazione II, 32, p. 59)» (ibid.).

Dal 1288 alla morte, nel 1310, Margherita esercita l’ufficio di priora della sua Certosa. A ulteriore smentita del luogo comune che vuole le donne del Medioevo generalmente ignoranti, «è una donna molto colta; scrive abitualmente in latino, la lingua degli eruditi, ma scrive pure in franco-provenzale e anche questo è una rarità: i suoi scritti sono, così, i primi, di cui si ha memoria, redatti in questa lingua». Le sue opere principali sono la Pagina meditationum (1286), in latino, e lo Speculum sanctae Margarete (1294) – cui fu dato in seguito questo titolo latino, ma che la santa scrisse in franco-provenzale – dove racconta tre sue visioni. Negli ultimi anni vi aggiunse Li via Seiti Biatrix Virgina de Ornaciu, pure in franco-provenzale, dove racconta la vita della consorella beata Beatrice di Ornacieux (1250-1303).

Una donna di grande cultura, dunque. Ma la sua cultura non è fine a se stessa. Santa Margherita non dimentica, sottolinea Benedetto XVI, che ultimamente «Cristo è il Libro che va scritto, va inciso quotidianamente nel proprio cuore e nella propria vita, in particolare la sua passione salvifica» (ibid.). Ma in realtà fra cultura e vita, fra opera letteraria e opera della grazia nell’esperienza monastica, fra i tanti buoni libri – che è cosa buona leggere – e l’unico vero Libro non c’è contraddizione. «Nell’opera Speculum, Margherita, riferendosi a se stessa in terza persona, sottolinea che per grazia del Signore “aveva inciso nel suo cuore la santa vita che Dio Gesù Cristo condusse sulla terra, i suoi buoni esempi e la sua buona dottrina. Ella aveva messo così bene il dolce Gesù Cristo nel suo cuore che le sembrava perfino che questi le fosse presente e che tenesse un libro chiuso nella sua mano, per istruirla” (ibid., I, 2-3, p. 81). “In questo libro ella trovava scritta la vita che Gesù Cristo condusse sulla terra, dalla sua nascita all’ascesa al cielo” (ibid., I, 12, p. 83)» (ibid.).

L’esperienza certosina coniuga i libri della grande spiritualità e della tradizione cattolica e il libro del cuore, quello dove Gesù stesso incide la sua vita nel rapporto quotidiano con chi lo cerca e lo sa trovare. E alla fine scopre che si tratta sempre dello stesso libro. «Quotidianamente, fin dal mattino, Margherita si applica allo studio di questo libro. E, quando l’ha ben guardato, inizia a leggere nel libro della propria coscienza, che rivela le falsità e le menzogne della sua vita (cfr ibid., I, 6-7, p. 82); scrive di sé per giovare agli altri e per fissare più profondamente nel proprio cuore la grazia della presenza di Dio, per far sì, cioè, che ogni giorno la sua esistenza sia segnata dal confronto con le parole e le azioni di Gesù, con il Libro della vita di Lui. E questo perché la vita di Cristo sia impressa nell’anima in modo stabile e profondo, fino a poter vedere il Libro all’interno, ossia fino a contemplare il mistero di Dio Trinità (cfr ibid., II, 14-22; III, 23-40, p. 84-90)» (ibid.).

La catechesi di Benedetto XVI su santa Margherita diventa così una profonda riflessione sul ruolo rispettivo, nella vita spirituale, dei libri e dell’unico vero libro che è la conoscenza di Gesù Cristo, e sul rapporto fra cultura e spiritualità. Santa Margherita lascia «intuire l’ineffabile mistero di Dio, sottolineando i limiti della mente nell’afferrarlo e l’inadeguatezza della lingua umana nell’esprimerlo» (ibid.). Scrivere buoni libri è indispensabile. Ma alla fine ci sono cose che nessuna parola umana può esprimere.

L’esperienza certosina in generale, e quella di Margherita in particolare, non è puramente contemplativa. Come priora, nota il Papa, la santa «mostra una spiccata attitudine al governo, coniugando la sua profonda vita spirituale mistica con il servizio alle sorelle e alla comunità. In questo senso è significativo un passo di una lettera a suo padre: “Mio dolce padre, vi comunico che mi trovo tanto occupata a causa dei bisogni della nostra casa, che non mi è possibile applicare lo spirito in buoni pensieri; infatti ho tanto da fare che non so da quale lato girarmi. Noi non abbiamo raccolto grano nel settimo mese dell’anno e i nostri vigneti sono stati distrutti dalla tempesta. Inoltre, la nostra chiesa si trova in così cattive condizioni che siamo obbligati in parte a rifarla” (ibid., Lettere, III, 14, p. 127)» (ibid.).

Benedetto XVI non manca di sottolineare che dagli scritti di santa Margherita traspare pure «un certo umorismo» (ibid.). La santa conosce il primato della grazia, ma parte sempre da una natura sana ed equilibrata: «valorizza l’esperienza degli affetti naturali, purificati dalla grazia, quale mezzo privilegiato per comprendere più profondamente ed assecondare con più prontezza e ardore l’azione divina. Il motivo risiede nel fatto che la persona umana è creata ad immagine di Dio, e perciò è chiamata a costruire con Dio una meravigliosa storia d’amore, lasciandosi coinvolgere totalmente dalla sua iniziativa» (ibid.).

C’è anche, afferma Benedetto XVI, un aspetto profondamente femminile – e materno – nella spiritualità di Margherita. «Ella afferma che la croce di Cristo è simile alla tavola del parto. Il dolore di Gesù sulla croce è paragonato a quello di una madre. Scrive: “La madre che mi portò in grembo, soffrì fortemente, nel darmi alla luce, per un giorno o per una notte, ma tu, bel dolce Signore, per me sei stato tormentato non una notte o un giorno soltanto ma per più di trent’anni […]; quanto amaramente hai patito a causa mia per tutta la vita! E allorché giunse il momento del parto, il tuo travaglio fu tanto doloroso che il tuo santo sudore divenne come gocce di sangue che scorrevano per tutto il tuo corpo fino a terra” (ibid., Meditazione I, 33, p. 59)» (ibid.).

E, naturalmente, questa spiritualità non può che essere anche mariana. «Riferendosi a Maria [la santa] afferma: “Non c’era da meravigliarsi che la spada che ti ha spezzato il corpo sia anche penetrata nel cuore della tua gloriosa madre che tanto amava sostenerti […] poiché il tuo amore è stato superiore a tutti gli altri amori” (ibid., Meditazione II, 36-39.42, p 60s)» (ibid.).

L’insegnamento di santa Margherita è importante anche per noi oggi, anche se «a prima vista questa figura di certosina medievale, come pure tutta la sua vita, il suo pensiero, appaiono molto lontani da noi, dalla nostra vita, dal nostro modo di pensare e di agire. Ma se guardiamo all’essenziale di questa vita, vediamo che tocca anche noi e dovrebbe divenire essenziale anche nella nostra esistenza» (ibid.). Infatti «meditare quotidianamente la vita di dolore e di amore di Gesù e quella di sua Madre, Maria» (ibid.) è possibile ancora oggi in ogni condizione di vita, ed è il solo modo per ritrovare «la nostra speranza, il senso del nostro esistere» (ibid.).

Con un riferimento di attualità, Benedetto XVI così ha concluso: «La spazzatura non c’è solo in diverse strade del mondo. C’è spazzatura anche nelle nostre coscienze e nelle nostre anime. È solo la luce del Signore, la sua forza e il suo amore che ci pulisce, ci purifica e ci dà la retta via. Quindi seguiamo santa Margherita in questo sguardo verso Gesù. Leggiamo nel libro della sua vita, lasciamoci illuminare e pulire, per imparare la vera vita» (ibid.).

Riferimenti

Benedetto XVI. 2010. Udienza generale – Margherita d’Oingt, del 3-11-2010. Disponibile sul sito Internet della Santa Sede all’indirizzo abbreviato http://tinyurl.com/34osyaf.

 

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