Chi ha paura della vittoria di Cota? FAQ sul cosiddetto «riconteggio» dei voti in corso in Piemonte

pubblicata da Massimo Introvigne il giorno lunedì 13 settembre 2010 alle ore 8.11

In Piemonte è in corso un «riconteggio» dei voti delle elezioni regionali del 2010 ordinato dal Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) di Torino, che potrebbe rovesciare l’esito delle elezioni, vinte dal candidato di centro-destra Roberto Cota, attribuendo la vittoria alla sua avversaria, la candidata sconfitta di centro-sinistra Mercedes Bresso, o determinando la ripetizione delle elezioni. In che cosa consiste questo «riconteggio»?

 

Bisogna essere chiari: in Piemonte non è in corso nessun riconteggio. Si riconta quando si pensa di avere contato male, come avvenne negli Stati Uniti nel 2000 fra Bush e Gore. In Piemonte nessuno pensa che si sia contato male e che in realtà la Bresso abbia avuto più voti di Cota. Il problema non è questo, e dunque non si sta effettuando un vero riconteggio. Quello che è in corso è un nuovo conteggio. Non si ricontano gli stessi voti nello stesso modo perché si pensa di avere sbagliato la prima volta in cui si è contato. Si contano i voti in un modo diverso dalla prima volta, e quindi si tratta di nuovo conteggio e non di riconteggio.

 

Si parla soprattutto della lista «Al centro con Scanderebech». Perché?

 

I giudici del Tribunale TAR di Torino sostengono che due liste che sostenevano la candidatura Cota non avrebbero dovuto essere presenti sulle schede. Si tratta di «Al centro con Scanderebech» (detta anche dai giornali «lista Scanderebech») e «Consumatori». C’è anche un problema legato alla lista «Pensionati per Cota», ma i giudici del TAR su questo non hanno ancora deciso e ne potremo riparlare se e quando decideranno. Il problema della lista «Consumatori» è analogo a quello della lista Scanderebech, ma si tratta di pochi voti. Per il momento la questione rilevante riguarda dunque la lista Scanderebech. Deodato Scanderebech, oggi deputato al Parlamento, fu eletto cinque anni fa consigliere regionale dell’UDC, che allora era nella coalizione di centro-destra. Divenne poi capogruppo dell’UDC in Regione. Nel 2010 l’UDC ha deciso di cambiare alleanze e sostenere il centro-sinistra. Scanderebech non ha accettato questo voltafaccia dell’UDC e ha dato vita a una sua lista, «Al centro con Scanderebech», formata dai dissidenti dell’UDC che intendevano sostenere Roberto Cota, mentre l’UDC con il suo simbolo ha sostenuto Mercedes Bresso. Una legge regionale piemontese – peraltro varata da un consiglio regionale a maggioranza di sinistra – afferma che, mentre per presentarsi alle elezioni una lista deve raccogliere un certo numero di firme, la raccolta delle firme non è necessaria se la lista è patrocinata da almeno un consigliere regionale uscente. Scanderebech era consigliere regionale uscente e patrocinava la lista «Al centro con Scanderebech». Dunque la raccolta delle firme non era necessaria. Scanderebech, un uomo politico piuttosto popolare a Torino, avrebbe raccolto le firme senza troppe difficoltà. Ma pensava che la legge lo autorizzasse a non raccoglierle, e dunque ha presentato la sua lista senza firme.

 

Perché il TAR sostiene che invece Scanderebech le firme avrebbe dovuto raccoglierle?

 

Per la verità prima delle elezioni non solo le commissioni elettorali ma due tribunali dove erano stati presentati ricorsi contro Scanderebech avevano confermato che la sua interpretazione della legge era corretta: le firme non ci volevano. Il TAR ci dice ora che è vero che la lista Scanderebech era sostenuta da un consigliere regionale uscente, ma questo consigliere, appunto Scanderebech, era stato eletto cinque anni fa per l’UDC, non per la lista «Al centro con Scanderebech» che allora non esisteva. Secondo il TAR un consigliere uscente può dare patrocinio e così esentare dall’obbligo delle firme solo la stessa lista per cui era stato eletto nelle precedenti elezioni, non una lista nuova. Dunque Scanderebech avrebbe potuto esentare dall’obbligo delle firme l’UDC, ma non «Al centro con Scanderebech». Pertanto il patrocinio di Scanderebech alla lista «Al centro con Scanderebech» secondo il TAR non è valido. La lista avrebbe dovuto raccogliere le firme e, non avendole raccolte, non si poteva presentare alle elezioni. Le commissioni elettorali e anche i giudici che l’hanno ammessa alle elezioni, afferma il TAR, hanno sbagliato.

 

E l’interpretazione dei giudici del TAR trova conferma nella legge regionale?

 

A prima vista, leggendola, la legge regionale dice esattamente il contrario di quello che sostiene il TAR. Così l’ha interpretata anche la sinistra che ha presentato per esempio la lista dei radicali, che sostenevano Mercedes Bresso, nello stesso modo. Anche i radicali non hanno raccolto le firme confidando nel patrocinio di un consigliere uscente che non era stato eletto fra i radicali. Si sono pacificamente presentati alle elezioni e contro la loro lista, parte integrante della coalizione Bresso, nessuno ha fatto ricorso. C’è di più. Nella sua decisione lo stesso TAR lascia intendere che un’interpretazione letterale della legge potrebbe portare a dare ragione a Scanderebech: ad esentare dall’obbligo di raccogliere le firme la legge dice che basta un consigliere regionale uscente, non importa di quale partito. Ma il TAR ha affermato – con sfoggio di citazioni in inglese – che se la legge consentisse a un consigliere regionale di patrocinare una lista diversa da quella per cui era stato eletto verrebbe meno un dovere di fairness (equità), che prevale sullo stesso tenore letterale della legge.

 

Ma questo dell’equità o fairness è un principio generale della legge italiana?

 

In materia elettorale, assolutamente no. La Costituzione italiana esclude esplicitamente il mandato imperativo. Questo significa che i parlamentari – e anche i consiglieri regionali – possono cambiare partito in corso di legislatura. Se si ritiene che questo favorisce i voltagabbana, si cambino la Costituzione e le leggi regionali. Ma i giudici sono chiamati a interpretare le leggi, non a cambiarle. Nel sistema italiano non c’è nessuno spazio per invocare un principio di fairness allo scopo di superare il testo di una legge elettorale.

 

D’accordo. Ma, come dice la Bresso, al di là dei formalismi da avvocati non è forse vero che Scanderebech ha barato o ha «fatto il furbo» per non raccogliere le firme?

 

È tutto il contrario. A prescindere dal fatto che quelli della coalizione Bresso hanno «fatto i furbi» nello stesso modo per consentire ai radicali di non raccogliere le firme, Scanderebech ha ragione quando sostiene che il voltagabbana non è lui. Cinque anni fa l’UDC era parte della coalizione di centro-destra e Scanderebech era stato eletto in quello schieramento. Se ora l’UDC piemontese ha deciso di schierarsi con il centro-sinistra, i voltagabbana sono i dirigenti dell’UDC e non il capogruppo Scanderebech, che è rimasto fedele alle indicazioni degli elettori. Non solo la legge ma anche la fairness è dalla sua parte.

 

Dunque ora si «ricontano» i voti di Scanderebech. Che cosa significa?

 

Non si riconta nulla. Quanti sono stati i voti alla lista «Al centro con Scanderebech» non è in discussione. Si effettua un nuovo conteggio per sapere quanti elettori che hanno fatto la croce sul simbolo della lista «Al centro con Scanderebech» hanno fatto anche una seconda croce sul nome di Roberto Cota. I giudici del TAR dicono di non avere ancora deciso definitivamente, ma lasciano intendere che i voti degli elettori che hanno fatto la croce solo sulla lista Scanderebech dovranno essere semplicemente cancellati. Questi elettori saranno trattati come se non avessero partecipato alle elezioni. Se invece hanno fatto la croce anche sul nome di Roberto Cota, allora il loro voto varrà per l’elezione a presidente della Regione di Roberto Cota, mentre non varrà come voto alla lista Scanderebech che secondo il TAR non avrebbe dovuto partecipare alle elezioni.

 

E questo non è giusto?

 

Si tratta di un’ingiustizia tecnicamente mostruosa. Agli elettori era stato spiegato, anche con gli spot televisivi, che c’erano due modi di votare Cota: si poteva fare la croce sul nome di Cota oppure farla sul simbolo di un partito che sosteneva Cota. Nel secondo caso il voto andava automaticamente a Cota, senza che fosse necessaria una seconda croce sul nome del candidato leghista. Questi spot erano stati  trasmessi persino nel linguaggio dei segni, per i sordi. Dunque andando a votare l’elettore – perfino l’elettore sordo – sapeva benissimo che poteva votare Cota anche solo facendo la croce sul simbolo di «Al centro con Scanderebech» o di qualunque altro partito che sosteneva Cota. Prima delle elezioni gli si era assicurato con istruzioni su come votare davvero martellanti che quel voto sarebbe andato a Cota senza nessun bisogno di fare una seconda croce sul nome di Cota. Dopo le elezioni ora si cambiano le carte in tavola e si dice che non era così.

 

Ma che cosa potrebbe succedere?

 

Tutti sappiamo che solo una piccola percentuale di elettori fa due croci, sul partito e sul candidato presidente. Gli stessi partiti invitavano a fare una croce sola per non confondersi. Dunque è chiaro che solo una percentuale, che dai primi esiti sembra poco superiore al 10%, dei voti della lista «Al centro con Scanderebech» saranno «salvati» per Cota in quanto dotati di seconda croce sul nome di Cota. Gli altri elettori, convinti di votare per Cota con la loro unica croce fatta solo sul simbolo Scanderebech, saranno considerati cittadini di serie B e trattati come se quel giorno non fossero andati a votare. È vero che il TAR insiste sul fatto di non essersi ancora pronunciato sulle conseguenze del «riconteggio». Ma delle due l’una. O siamo tutti d’accordo sul fatto che la croce fatta solo su una delle liste che sostengono Cota è un voto per Cota, e in questo caso il nuovo conteggio è inutile, un vero spreco di soldi dei contribuenti. Oppure sosteniamo la mostruosa tesi secondo cui solo chi ha fatto due croci, una sul simbolo e una su Cota, ha davvero votato per Cota. In questo caso il nuovo conteggio è decisivo ma è anche un inganno nei confronti di quegli elettori che, fidando nelle spiegazioni ricevute dal Ministero dell’Interno, erano certi che una sola croce su una lista coalizzata fosse sufficiente per votare Cota. Lo scarto fra Cota e Bresso è di 9.372 voti in favore di Cota. «Al centro con Scanderebech» ha totalizzato 12.154 voti. Se il 90% di questi voti per Cota (e dei 2.826 della lista «Consumatori») fosse annullato si dovrebbe concludere – seguendo l’assurdo ragionamento di cui sopra – che ha avuto più voti la Bresso, anche se il margine sarebbe talmente esiguo da giustificare – stavolta sì – richieste di ulteriori riconteggi. Se poi anche il 90% dei voti dati a Cota con la croce sulla lista «Pensionati per Cota» (27.797), su cui il TAR deve ancora pronunciarsi, fossero sottratti al candidato di centro-destra il «vantaggio» della Bresso diventerebbe consistente. Ma sarebbe un «vantaggio» completamente fasullo. Solo un folle potrebbe pensare che qualcuno che ha fatto una croce su una lista che si chiamava «Pensionati per Cota», con il nome Cota scritto in caratteri grandi e prevalenti, non volesse votare per Cota.

 

La Bresso ha perso sul campo: vincerà a tavolino o «in segreteria»?

 

Può darsi che Mercedes Bresso non torni alla guida della Regione Piemonte per sentenza: perché non la vuole il PD, dove molti la detestano cordialmente, e da anni si verificano – certo per semplici coincidenze – singolari convergenze di opinioni fra PD e giudici. Può darsi che la politica trovi una qualche soluzione per evitare che i cittadini abbiano l’impressione di un golpe, magari facendo ripetere le elezioni: il che non sarebbe comunque giusto perché la partita si è già giocata, e l’ha vinta Cota. Rigiocando la partita, la sinistra potrebbe poi rimediare all’errore fatto sbagliando formazione e schierare un candidato più presentabile della Bresso. Nell’enciclica Caritas in veritate Benedetto XVI ha denunciato come maggiore pericolo per la vita politica e sociale dei nostri tempi la tecnocrazia, cioè la sostituzione alla volontà dei cittadini di decisioni di poteri non elettivi che non s’ispirano al bene comune ma a trame ideologiche. A Torino, un potere non elettivo si sostituisce agli elettori e vuole decidere chi ha vinto le elezioni in Piemonte. Quando sentiamo parlare di tecnocrazia ci vengono in mente gli scienziati pazzi di qualche film americano in bianco e nero. Ma i tecnocrati più pericolosi oggi sono certi giudici.

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