Sant’Antonio Maria Zaccaria (1502-1539): L’importanza del primo comandamento

In occasione della festa di Sant’Antonio Maria Zaccaria (1502-1539), fondatore dei Barnabiti, che cade il 5 luglio, una versione filologicamente restituita all’originale (tra parentesi, il significato di parole difficili o desuste) del primo grande sermone del santo, dedicato al primo dei dieci comandamenti, e alle cause dei nostri insuccessi spirituali. Un testo non facile da leggere dopo cinquecento anni, ma prezioso

DEL PRIMO PRECETTO DELLA LEGGE
______
PARTE PRIMA : DOGMATICA
I. Il nostro profitto spirituale non dipende da Dio.

Lo si prova:
Con argomenti intrinseci a Dio

Carissimi:
1. Considerando la causa del nostro poco progresso e profitto nella vita spirituale, non mi
posso pensare che questa abbia alcuna occasione da Dio, se non – come si suol dire – permissive:
perocché è quello che è il verace e vivo Essere; è quello che dal niente ha fatto tante creature
spirituali e corporali; è quello che fermò il sole al tempo di Giosuè (Jos. X, 12 ss.) e lo fece ritornare
[indietro] alquanti gradi al tempo del re Ezechia, in segno della liberazione sua (4 Reg. XX, 10 ss.);
Lui prese fuoco nello spinaro e rubo (= roveto) e non ardeva (Ex. III, 2); Lui restrinse la virtù del
fuoco, anzi lo fece refrigerio a quei tre garzoni (= fanciulli) Sidrach, Misach e Abdenago (Dan. III,
49 ss.); Lui infinite volte ha mansuefatto le fiere a i nostri Santi, ed ha fatto Lui la Vergine partorire
e Dio morire.
Non sarà dunque alcuna cosa impossibile all’Onnipotente (Lc. 1, 37).
E più facilmente si concederà essergli in potestà l’aumentare e il continuare l’effetto suo
nell’essere, se di nuovo l’ha potuto fare. Dio non è come l’uomo, che spesso incomincia un’opera e
poi non la finisce. Dio, Carissimi, è immutabile.

2. E forse gli mancano partiti? (= mezzi). No, no.
Ha saputo in tal modo firmare (= rendere stabile) la terra, che è un miracolo a chi lo recogita
(= vi riflette). Tu vedi una gleba ovver balocco (= zolla) di terra o fango – posto e tratto nell’acqua –
discendere al basso: e poi la medesima terra ha l’acqua di sotto a lei e non cade. Ha saputo
sospendere le acque sopra i cieli, e non cadono. Seppe i figliuoli di Israele – circondati dagli
Egiziani e posti fra monti – liberare, essiccando il mare e facendoli andare con il piede secco (=
asciutto), ed in un tratto sommergendo gli Egiziani (Ex. XIV, 9 ss.). Da una pietra seppe cavare
l’acqua (Ex. XVII, 6), e con il legno amaro indolcire (= rendere potabili) le fonti amare (Ex. XV, 25).
Ha saputo ordinare le creature in quel modo mirabile che tu vedi. Guarda che l’uomo, fatto
libero, è condotto dalla Provvidenza sua di tal sorta, che lo costringe e spinge ad entrare, non
costringendolo né sforzandolo.
Oh, sapienza sopra ogni sapienza! Oh, lume inaccessibile, che fa i dotti ignoranti, e i vedenti
ciechi; e, per il contrario, i grossolani li fa prudenti, ed i rustici e pescatori, dottori e maestri!
Perciò [come] potrai credere, Carissimo, che l’Abisso della sapienza sia mancato (= stato
insufficiente) in questo, e non abbia saputo condurre l’opera sua? Non lo credere, perocché <<attingit
a fine usque ad finem [fortiter] et disponit omnia suaviter>> (Sap. VIII, 1).

3. Né ancora ti saprai immaginare (se hai un punto di discorso [= un pizzico di buon senso])
che la Bontà infinita da se stessa si fosse mossa a fare i cieli, gli elementi, gli animali, le piante e
miniere e sassi per l’uomo:
– e più, avere fatto l’uomo ad immagine e similitudine sua, vasello (= depositario) della sua
grazia, ricettacolo della sua beatitudine;
– e più, averlo provveduto di tanti aiuti, come la Legge sua, i santi Patriarchi e Profeti, le
continue ispirazioni e ministeri degli Angeli, ed infinite altre dispensazioni (= benefici);
– e, cosa maggiore e [ancor più] meravigliosa di tutte la altre, avergli dato il Figliuolo
proprio in servizio, in prezzo, in morte; avergli fatto [tutto] ciò che poteva fare (come in persona
propria diceva: <<Quid tibi potui facere et non feci?>> [Is. V, 4], avergli, dico, fatto [tutto] ciò che
poteva fare, e poi lo volesse abbandonare? Son certo che questo non ti potrebbe mai venire nella
immaginazione.

4. Dove (= per cui) concludi, Carissimo, che – potendo Dio proficere (= continuare) l’opera
sua in te, e sapendo usare tutti i modi, tutte le vie, tutti i mezzi, ed avendoti dato il buon volere: –
non procede da lui, se non va avanti.

Con argomenti estrinseci a Dio.
1. Oh fratelli! dareste la vita vostra per la salute del prossimo, e poi gli sottrarreste la vostra
sostanza (= ricchezza)? Spendete la vita e la roba (= gli averi) per i vostri figliuoli, e poi li
lascereste morire per non dar loro un bicchiere d’acqua? No, no; ma chi dà il più suole ancora dare
il meno.
Tenete per certo che la Bontà immensa ci ha congregati qui per la salute nostra
principalmente, e per profitto spirituale dalle anime nostre; e non è da stimare di poco comodo (=
vantaggio) questa nostra F.: è un gran beneficio ed una particolare dispensazione della divina
Bontà; il che conoscerete poi, dato che (= anche se) al presente non lo vediate.
Al proposito nostro (= ad ogni modo): Dio non è in colpa, se non facciamo progresso nel
ben vivere.

2. E neanche può essere accusato di questo – se riguardi (= osservi) con occhio sottile e
sano della mente tua – che ti abbia comandato cosa difficile e sproporzionata alle tue forze, perché è
fedele e discreto dispensatore in tutte le cose, e dà ad ognuno secondo la propria virtù e le proprie
forze (Mt. XXV, 15).
E maxime (= specialmente) a noi cristiani, dico, ci ha dato una legge di amore, non di paura;
di libertà di spirito, non di servitù; ed una legge insita nei nostri cuori (Rom. II, 15) e che ogni uomo
la può sapere da sé. Non v’è più bisogno che tu interroghi il prossimo: interroga il cuor tuo, e lui ti
risponderà.
E se pure tu vuoi ricercare di questo (= approfondire ciò), chiama gli elementi, chiama tutte
le creature sensibili e non sensibili, ed esse ti ammaestreranno circa la legge tua. La legge tua è
legge di amore; la legge tua è il soave giogo; la legge tua è il refrigerio del cuor tuo, il riposo tuo e
la vita tua, perché Messer (= Nostro Signore) Gesù Cristo è venuto in terra acciò <<vitam haberes, et
abundantius haberes>> (Jo. X, 10).

3. Oh, Carissimo! Chi avrà dunque la colpa del tuo poco profitto? Tu vedi che non è la
impotenza di Dio, perché <<non est impossibile ei omne verbum>> (Lc. 1, 37), <<et non est qui possit
resistere voluntati suae>>(Esth. XIII, 9).
Non è la ignoranza sua, perché <<omnia videt, et omnia scit, et omnia nuda sunt et aperta
oculis eius>> (Hebr. IV, 13).
Non è la bontà sua, perché avendoti dato il Figliuolo suo, come [vuoi che] con quello non ti
abbia dato e darà ogni cosa? (Rom. VIII, 32).
Non è perché ti sia impossibile e sproporzionata la legge sua, perché a te è natural cosa
l’amare (Deut. XXX, 11).

II. Il nostro poco profitto spirituale dipende da noi stessi.
Perché non procediamo gradualmente

1. Ma dì il vero: è per tua cagione.
Perché è condotto captivo (= schiavo) il popolo di Dio? Perché non ebbe scienza (Is. V, 13).
– Perché l’uomo, essendo in onore, decadde e fu fatto simile alle bestie? Perché non intese (Ps.
XLVIII, 13). – Perché quei Sodomiti non entrarono nella casa di Loth? Perché non andavano alla
porta (Gn. XIX, 11). – Perché non ascendi sopra il solaio? Perché non vai per la scala.
È necessario che l’uomo che vuole andare a Dio vada per gradi, e ascenda dal primo al
secondo, e da quello al terzo, e così <<successive>> (= di seguito); e non può incominciare dal
secondo e lasciare il primo, perché le gambe sue sono troppo corte, i passi suoi sono troppo brevi
(cfr. Serm. II, pag 58). Sicché, per non aver fatto (= siccome non hai posto) il fondamento, tu non
puoi edificare.

Perché non osserviamo i Comandamenti
2. È di bisogno, Carissimi, se volete osservare la legge di Cristo, che osserviate prima la
legge vecchia.
Non vi smarrite, che s’intende sanamente (= non turbatevi). Infatti la legge vecchia ha tre
sorta di Comandamenti, cioè i morali, i giudiziali e i cerimoniali.
Di questi, i cerimoniali sono spenti (= estinti), perché erano in figura: e, venuta la Luce, non
ci sono più le tenebre; venuta la cosa figurata, non è più espediente [con]servar la figura.
Anche i giudiziali sono spenti, perché le leggi si fanno secondo la qualità delle persone:
dove che (= ragion per cui) i servi hanno altre leggi che i liberi, e una città che un’altra. E tanto più
noi dobbiamo essere diversificati in questo dai Giudei, perché loro erano condotti con timore, e noi
con amore.
Ma i precetti morali rimangono, perché sono precetti della natura: dove (= quindi) i precetti
del Decalogo sono obbligatori anche per noi. Ed in figura di questo, ricordati che Mosè ebbe i dieci
Comandamenti da Dio sopra il Monte; ed essendo sceso, e ritrovando che il popolo aveva
prevaricato contro Dio, li gettò a terra e li spezzò (Ex. XXXII, 15 ss.). Poi la seconda volta ritornò
sopra il Monte, ed un’altra fiata (= volta) quei medesimi dieci Comandamenti ricevette da Dio.
Sicché significava la osservanza loro dover essere continua, e non solo gli Ebrei, ma ancora i
Cristiani doverli osservare.
Ma che la custodia dei Comandamenti debba precedere la sequela di Cristo, Lui stesso te lo
mostrò, quando quell’adolescente lo interrogò e gli disse: <<Messere (= Signore), che cosa è quella
la quale debba fare, acciò abbia vita eterna?>>. Risposegli il nostro Salvatore: <<Osserva i
Comandamenti>>. E lui rispose: <<Li ho osservati dalla gioventù mia >>. Allora Cristo gli disse: <<Si
vis perfectus etc.>> (My. XIX, 16 – 21).

3. Perciò tu intendi, con questo, che è necessario – prima che tu salti (= avanzi) e cammini
per la via della perfezione, quale intende questa nostra .N. – è necessario, dico, che tu osservi prima
i dieci Comandamenti, che penso non osservi. Perciò ognuno entri in sé e veda quello che fa. Ed
acciò non ci prolunghiamo (= dilunghiamo) molto, discorriamo sul primo [Comandamento], che è
dell’onore di Dio. Ed oltre a quello che vi dirò io, vogliate da voi stessi sottilmente investigare la
coscienza vostra, perché se non vi sforzerete di osservare i Comandamenti, abbiate per certo che
non farete mai alcun profitto.

PARTE SECONDA : MORALE
Esposizione del Comandamento

1. Il primo adunque Comandamento è questo: <<Io sono il tuo Signore Iddio, che ti ha
condotto fuori della terra d’Egitto, della casa della servitù. Non avrai gli dèi alieni (= stranieri) nel
mio cospetto; non farai sculptili (= sculture) né similitudini ovvero immagini di cosa alcuna che si
ritrovi nei cieli, né in terra, né nelle acque. Io sono il Signore Iddio tuo: forte, zelante, che visito le
iniquità dei padri nei figliuoli fino alla terza e quarta generazione, e fo misericordia in mille (= per
migliaia di generazioni) e in secoli dei secoli con quelli che mi amano>> (Ex. XX, 2 – 6).

2. Nel principio di queste parole, Carissimo, Dio tocca il beneficio della creazione, del
governo e della riparazione umana; cioè quando dice <<Io sono>> – <<Qui est misit me ad vos>> (Ex.
III, 14) – e quando dice <<Io sono il tuo Dio>> ti tocca la creazione; perché chi può far di niente
qualche cosa, se non Colui che è? E creare non vuol dir altro che dal niente fare e produrre qualche
cosa nell’essere.
Quando dice <<Signore>>, importa il governo, perché non v’è padrone senza servitù.
E quando dice <<Che ti ha condotto fuori dell’Egitto e della servitù>>, tocca il beneficio della
liberazione dai peccati e dal regno del demonio, e la riparazione.
Poi ti dà il Comandamento: Tu non abbi gli dèi alieni nel suo cospetto; cioè, tu non adori i
demoni in modo alcuno, cioè non abbi con loro amicizia alcuna, e non solo d’incanti, arti magiche –
il che penso non faccia -, ma ancora in non essere curiosi investigatori delle cose future ed in
osservar sogni, ed in osservare i giorni del cavalcare, di fare vestimenti, ed in mille altre frascherie.
Ancora dice: <<Non farai sculpiti né figmenti>> (= statue scolpite e modellate): che si intende
ancora di non voler seguire pareri ed invenzioni umane, come eresie, opinioni nuove degli uomini,
e, brevemente, di non voler operare secondo il comune corso della Chiesa.
Ancora seguita Dio, dicendo <<Non farai similitudini di creatura alcuna, quale sia ovver in
cielo, ovver in terra, ovvero nelle acque; e neanche costituirai lì (= porrai in esse) il tuo fine>>.
Perciò conclude: <<Non le adorerai>>. Ed acciò smarrisca (= per intimorire) i cattivi, soggiunge: <<Io
sono il tuo Dio, gagliardo, vendicatore delle offese che mi sono fatte; rendo strettissimamente il
contraccambio, ed uso severa giustizia, perocché punisco i peccati dei padri anche nei figliuoli, e
questo perfino alla quarta generazione; ma a quelli che mi amano – il che dimostrano osservando i
miei Comandamenti (Jo. XIV, 15) – fo benefici in tutte le loro generazioni>>.

Pratica del Comandamento
1. Tu intendi, Carissimo, quello che vuole Iddio da te. Ma alza di più l’intelletto e ti
ritroverai esser prevaricatore di questo Comandamento: e, in prima (= innanzitutto), che tu hai gli
dèi alieni nel cospetto di Dio.
Qual è il primo nemico di Dio? È la superbia. Ed il demonio fu quello che prima apostatò da
Dio (= 1 Jo. III, 8), e niun’altra cosa è il principio del separarsi da Dio che la superbia, come dice
[la Scrittura]: <<L’inizio dell’apostatare da Dio è la superbia>> (Eccli. X, 14). – E il demonio è uno
spirito immondo (Mc. V, 8), <<et immundus est omnis spiritus qui exaltat cor suum>> (Prov. XVI, 5).
– E Dio fa resistenza ai demoni come ai suoi nemici, e dei superbi è detto che Dio fa loro resistenza
(Jac. IV, 6).
Sicché, ogni volta che fai qualche operazione (= azione) pertinente alla superbia, tu tieni nel
cospetto di Dio gli dèi alieni. Guarda se hai superbia nei vestimenti, nel far buona e delicata e
superba tavola secondo il tuo essere (= condizione), nel fornimento (= arredamento) di casa, nel
parlar tuo – come: essere clamoso (= urlone), lodarsi, rimproverar gli altri, e in mille altri modi -,
nel tuo parere e nel tuo giudicare gli altrui fatti.
Non v’è maggior superbia del giudizio e non v’è cosa, per la quale Dio più abbandoni
l’uomo, che per il giudizio. Per ogni luogo della Scrittura Dio grida che non giudichiamo gli altri,
bensì noi; e tanti esempi recitano i Santi nel condannare questo giudicare, che si finirebbe il giorno
pur a contarne una particella. Abbi questo per conclusione: che il principio del rovinare il vivere
spirituale si è il giudizio.
Vi sono ancora delle altre cose che mostrano l’uomo superbo; ma, Carissimo, va da te stesso
investigandole, e le ritroverai; e, ritrovandole, dirai che tu hai gli dèi alieni nel cospetto di Dio.

2. E non solo è da temere di questa superbia nelle opere male (= cattive), ma più nelle
buone. I Farisei erano condannati da Cristo perché nelle elemosine loro suonavano la tromba (Mt.
VI, 2); si esterminavano (= deformavano) la faccia per parere di digiunare (Mt. VI, 16); facevano
lunghe orazioni nei cantoni (= angoli) delle piazze per essere veduti (Mt. VI, 5), è più ancora, nelle
loro orazioni davanti a Dio si lodavano, come quel fariseo, il quale diceva: <<Domine, gratis tibi ago
etc. Jeiuno bis in sabbato, decimas do, etc. Non sum sicut coeteri etc.>> (Lc. XVIII, 11 – 12). [Non] ti
pare che costui avesse gli dèi alieni nel cospetto di Dio?
Sicché, non ti presumere ancora delle tue orazioni, non dei tuoi digiuni, non delle tue
Confessioni e Sumptioni (= recezioni) della sacratissima Eucaristia, ma va basso (= comportati
umilmente) come peccatore e ribaldo, e perciò più spesso degli altri, come maggior peccatore degli
altri.

3. Hai fatto, Carissimo, dei figmenti e similitudini. Hai posto il tuo cuore più di quello che
dovresti nella tua donna: ed io non ti [con]danno il matrimonio, ma ben ti dico: tu devi servarlo (=
rispettarlo) e andarvi con timore, come a un tanto sacramento qual’è il matrimonio, né perderti
dentro come fanno i volgari. E ricordati che la castità e santimonia (= condotta illibata) si chiama il
volere di Dio: <<Haec est voluntas [Dei] sanctificatio vestra etc.>> (1 Thess. IV, 3).
Va più avanti: hai il tuo cuore nella roba. Pensa che ogni modo illecito di aver roba è causa
della perdizione eterna, sia nell’acquistare indebito, come nel ritenere, ovvero in altri modi. Ma non
solo questo, no; ma etiam è causa d’infiniti mali, quali discorrili (= enumerali) da te stesso. Pure,
non ti dimenticare che Dio le compara (= paragona) alle spine, le quali, nate, soffocano il frumento
(Mt. XIII, 7).
Paolo dice che la cupidità è causa e radice di ogni male (1 Tim. VI, 10) e l’avarizia <<quod
est idolorum servitus>> (Eph. V, 5). E il nostro Salvatore pose l’estinzione della carità nell’avarizia,
dicendo: <<Perché sovrabbonderà l’iniquità di molti, perciò si estinguerà la carità>> (Mt. XXIV, 1). E
Paolo dice che in questi ultimi tempi regneranno uomini superbi, audaci, petulanti, lascivi, avari e
settatori (= seguaci) dei propri pareri (2 Tim. III, 1 – 3).

Conclusione
Sicché concludendo diciamo che non siamo osservatori del culto di Dio, anzi sfacciati
prevaricatori.
La causa adunque del nostro poco profitto non è Dio, non è la legge, non è che non
possiamo; ma è perché non osserviamo il debito ordine, e vogliamo essere maestri avanti che
discepoli.
Perciò sforziamoci di osservare prima i Comandamenti di Dio, e poi verremmo alla libertà
dello spirito: qual ci doni la Maestà divina per la bontà sua.
Amen

Annunci

Lascia un commento

Archiviato in Senza categoria

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...