Quanti vanno davvero a Messa in Italia? “Avvenire” presenta il nuovo libro di Introvigne e Zoccatelli

Da "Avvenire", 6 giugno 2010

«Indagine porta a porta. Quella delle chiese» – Intervista a Massimo Introvigne
DA ENNA

Fare la conta alle porte delle chiese. È il valore aggiunto e originale dell’ultima indagi­ne del Cesnur, la seconda in Italia che si avvale di questo metodo do­po una ricerca analoga nel terri­torio veneziano pubblicata nel 2006. A livello mondiale solo altri due esempi: la Polonia che da trent’anni ogni anno pubblica u­no studio di questo genere e due pubblicazioni negli Stati Uniti. Per capire meglio di cosa si tratta ne parliamo con Massimo Introvi­gne, direttore del Centro Studi sul­le nuove religioni (Cesnur), cura­tore dell’indagine assieme a Pier Luigi Zoccatelli.

Com’è nata l’idea di questo pro­getto?
Oggi il tema dell’over-reporting, ovvero che la partecipazione di­chiarata ai riti religiosi è maggio­re di quella effettiva, è al centro di un dibattito scientifico interna­zionale – risponde Introvigne –. In questo contesto la «conta» delle persone nei luoghi di culto porta un dato nuovo e significativo, che tuttavia deve essere letto non but­tando via gli altri.

Perché proprio la diocesi di Piaz­za Armerina?
La scelta di questo territorio è sta­ta determinata da due fattori: si tratta di un’area non eccessiva­mente ‘inquinata’ dalla presenza di turisti che comprende grossi centri come Enna e Gela e altri più piccoli, e quindi che bene costi­tuisce il ‘caso medio’ ideale per ri­spondere alla difficile questione. I­noltre nel 2008 lo stesso territorio era stato oggetto di una indagine sul pluralismo religioso dalla qua­le era emerso che l’area rappre­senta un caso forse unico non so­lo nel contesto siciliano e nazio­nale ma probabilmente europeo per la presenza di ben 28 realtà re­ligiose di minoranza pari al 3,5% della popolazione praticante, con­tro la media nazionale del 2,1%. Basti pensare alla comunità di pentecostali a Gela che ricorda contesti tipici del continente ibe­roamericano; senza dimenticare il caso storico della presenza val­dese a Riesi.

Quali metodi sono stati utilizzati per il rilevamento dei dati?
Da una parte le indagini telefoni­che per rilevare il dato di parteci­pazione dichiarata. Dall’altra, ve­rificato l’orario dei culti in un weekend dato, circa duecento col­laboratori sul campo hanno rile­vato le presenze alle porte dei luo­ghi di culto cattolici presenti nel territorio misurando così la par­tecipazione effettiva con quella di­chiarata.

Cosa è emerso dall’indagine?
Che c’è uno zoccolo duro del 18,3% che era in chiesa la dome­nica delle rilevazioni, seguito dal­la cerchia dei praticanti dichiara­ti (30,1%), da quella di quanti si dichiarano praticanti non regola­ri (51,4%) e infine dalla cerchia dei cattolici che si sentono tali, che pratichino o no (92,2%). Al ri­guardo ci tengo a sottolineare che sarebbe sbagliato considerare un dato vero e l’altro falso. Chi affer­ma di andare a Messa esprime già un’identificazione religiosa chia­ra, di cui non si può non tenere conto.
Laura Malandrino

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Nel cuore della Sicilia la Messa non è finita
DA ENNA
LAURA MALANDRINO

Chiese, cappelle, edicole votive, in alcune località anche moschee e templi di altri culti. Basta percorrere i paesini e le città della Sicilia per rendersi conto di come qui la religione sia una componente essenziale della vita e della cultura. Non un semplice museo a cielo aperto. E a dimostrarlo sono i numeri.

Pratica religiosa, parole e realtà
Nella Sicilia centrale il 33,6% dichiara una pratica religiosa settimanale, non solo cattolica. Togliendo il 3,5% di fedeli di altre religioni – dove il numero dei praticanti è la quasi totalità trattandosi per lo più di neoconvertiti – i cattolici che dicono di andare a Messa tutte le settimane sono il 30,1%. Un dato che sale al 51,4% se si allarga il cerchio a quanti si dichiarano praticanti non regolari e al 92,2% se si contano i cattolici che dichiarano di sentirsi tali, anche se nelle 75 parrocchie della diocesi di Piazza Armerina in una domenica-tipo di fine novembre sono stati contati presenti nelle chiese solo il 18,3%.
Sono i dati, in anteprima per Avvenire, emersi dall’indagine "La Messa è finita? Pratica cattolica e minoranze religiose nella Sicilia Centrale" condotta dal Centro Studi sulle nuove religioni (Cesnur) in collaborazione con la diocesi di Piazza Armerina che saranno presentati domani ad Enna. Uno studio per verificare le credenze e le appartenenze attraverso la frequenza ai riti religiosi fondamentali che, per quanto riguarda la Chiesa cattolica, sono la partecipazione alla Messa domenicale e l’accostarsi alla comunione e alla confessione almeno una volta l’anno.

Pasqua, Eucaristia e Riconciliazione
«Non una semplice raccolta quantitativa ma un lavoro sociologico per conoscere lo spaccato demografico e religioso del territorio inteso come ambiente antropologico – spiega il vescovo di Piazza Armerina, Michele Pennisi –. Anche se la ricerca ha una sua esigenza conoscitiva di carattere scientifico e un suo valore autonomo, infatti, essa può essere utile come punto di partenza per gli appartenenti alle varie confessioni religiose, ed in modo particolare per i nostri operatori pastorali, per monitorare la situazione religiosa dei vari paesi in vista di una programmazione pastorale organica che parta dall’analisi della realtà per puntare ad una nuova evangelizzazione che si apra al dialogo ecumenico e tenga presente l’importanza del giorno del Signore e dei sacramenti dell’Eucaristia e della penitenza o riconciliazione». In particolare per quanto riguarda il precetto pasquale dall’indagine emerge che il 71,1% lo osserva per la comunione e il 56,7% per la confessione, a cui si aggiunge il 10,9% che dichiara di confessarsi a distanza di anni.

Fra movimenti e confraternite
In relazione al sesso l’analisi dei dati evidenzia una maggioranza femminile sia nella frequenza alla Messa domenicale che nell’accostarsi alla comunione. Tuttavia non mancano vicariati dove la percentuale degli uomini supera la media diocesana del 13%, come Butera dove raggiunge il 28,3%, Gela (15,3%), Enna (15,2%) e Valguarnera (16,7%). Come suggerisce l’indagine a Gela questa maggiore partecipazione maschile si può attribuire alla presenza di nuovi movimenti ecclesiali come il Cammino neocatecumenale, mentre ad Enna alla presenza di 15 confraternite con circa 2.500 aderenti.

L’informazione aiuta a scegliere
A completare il quadro tracciato dall’indagine altri due dati: nel territorio diocesano ogni anno in media «oltre il 98% degli alunni sceglie l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole e una percentuale analoga firma per l’8 per mille alla Chiesa cattolica – spiega il vescovo Pennisi – grazie ad una campagna di informazione sull’uso delle somme destinate alla nostra diocesi e di sensibilizzazione che vede coinvolti commercialisti, ragionieri e tutti i patronati sindacali».

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L’INIZIATIVA
Domani a Enna la presentazione
"La Messa è finita? Pratica cat­tolica e minoranze religiose nella Sicilia Centrale" . È il tito­lo dell’indagine condotta dal Ce­snur in collaborazione con la dio­cesi di Piazza Armerina e il contri­buto dell’Assessorato dell’istruzio­ne e della formazione professiona­le della Regione Siciliana che sarà presentata domani alle 17 nell’au­la magna del rettorato dell’Univer­sità Kore a Enna Bassa. Un volume pubblicato da Salvatore Sciascia e­ditore che si chiude con un artico­lo di Augusto Gamuzza sulla pre­senza dell’islam organizzato nella diocesi siciliana. Alla presentazio­ne interverranno il vescovo di Piaz­za Armerina, Michele Pennisi, il direttore del Cesnur Massimo Intro­vigne e il vice direttore Pier Luigi Zoccatelli, Alberto Maira del Ce­snur Sicilia, il rettore dell’Univer­sità Kore Salvo Andò, il presidente dell’ateneo siciliano Cataldo Saler­no e il preside della facoltà di Scien­ze economiche e sociali Giacomo Mulè. (L.Mal.)

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