Intervista a Irene Bertoglio (di C. Peri e G. Legnani)

Irene, com´è nata la passione che ti ha portato a scrivere?

Già all´asilo manifestavo la passione ideale per la scrittura, dicevo a mia madre che da grande avrei voluto fare la scrittrice e dettavo a mio padre dei racconti: le idee chiare non mi sono mai mancate. Ancora oggi considero la penna una vera e propria arma intellettiva e la scrittura uno strumento espressivo molto efficace. Crescendo, ho cominciato ad utilizzare questa forma
d’arte a servizio della Verità, anche se la scrittura è un mondo poliedrico ed affascinante: la grafologia, ad esempio, permette di conoscere i principali tratti caratteriali di una persona con un solo foglio scritto.

Il tuo libro si intitola ‘Alla ricerca di veri maestri´: c´è stato un periodo della tua vita che ti ha avviato a questa ricerca? Perché ritieni che simili figure siano così importanti per noi giovani?

La mia ricerca non trova una precisa collocazione storica: credo che ognuno di noi, prima o dopo, arrivi a doversi confrontare con l’insoddisfazione interiore e l’inquietudine che caratterizzano il cuore umano. Le domande esistenziali possono essere soffocate, ma mai annullate; tanto è vero che anche chi cerca di censurarle, le esterna poi in altro modo.
Per me cercare dei maestri è stata un´esigenza vitale. Spinta dall´amore per la ricerca, nella mia vita ho fatto vari esperimenti: mi sono attaccata a scrittori, partiti, filosofie. Alla fine mi sono resa conto che soltanto il Cattolicesimo ha veramente elevato l´uomo. Quando mi sono accorta che questa cultura mi stava plagiando, ho cominciato a leggere libri di diversi autori che, come me, volevano capire le cause effettive dell´attuale degrado culturale. Un esempio lampante sono alcuni documenti massonici, in cui è evidente una pianificazione a priori del lento e radicale scardinamento del Cattolicesimo, attraverso l´idea del libertinaggio sessuale. Cito soltanto due fonti: «Diffondiamo la pratica del nudo: tolto il pudore si spegnerà il senso del sacro, s´indebolirà la morale e morirà per asfissia la fede» (Piano Massonico). E ancora: «Corrompete la gioventù; alienatela dalla religione; fissate l´attenzione dei giovani sul sesso; lasciateli diventare superficiali; distruggete il loro idealismo; provocate con ogni mezzo il crollo delle virtù morali, dell´onestà, della purezza…» (Manuale per i comunisti della Florida).
Comportarsi contro la morale sessuale sembra essere di fatto una moda comodamente accettata, ma i ragazzi non sanno che tutto ciò era già stato preventivamente pilotato: oggi chi si crede trasgressivo è in realtà il più omologato di tutti!
I maestri allora sono fondamentali proprio per questo: ci aprono gli occhi attivando in noi la capacità di giudizio. D´altronde questo è anche il significato del termine latino e-ducere, condurre fuori, far venire alla luce ciò che è nascosto, portare alla criticità.

Come si identifica un maestro?

Trovare delle vere guide è difficile. Per quel che mi riguarda un maestro è colui che non ha alcun tornaconto personale: chi vuole trasmetterti delle idee per un secondo fine, “rotola” fino a un certo punto, ma dopo un po´ si ferma. Tutta l´attuale propaganda sulla libertà sfrenata è infatti funzionale al sistema, l´idea del divertirsi a tutti i costi implica ad esempio il consumo smisurato dell´alcol, e così tu pensi di essere furbo e intanto il tuo portafoglio si svuota. La TV ci propone delle chimere come
l´apparenza e il successo immediato, ci lancia addosso il disordine comportamentale di modo che la persona sia isolata e senza punti di riferimento. Credo che passione per la vita e assoluta gratuità siano invece due ottimi indicatori per riconoscere un buon maestro; la decisione di assumere qualcun altro come guida sorge spontanea alla luce di un bene evidente, quando cioè ci rendiamo conto che non vi è un utilitarismo o un calcolo d´interesse nel rapporto. Poi sono convinta che
l´insegnamento vero non avvenga quasi mai attraverso mere nozioni, ma con l´esempio personale e quotidiano: se uno ha a cuore il proprio destino vive in modo travolgente e ti mostra semplicemente se stesso, perché se una cosa è vera per lui può esserlo anche per te: nessun tornaconto, solo reale e appassionata condivisione.

Nel tuo libro affronti anche temi di grande attualità bioetica come aborto e fecondazione artificiale, ma hai anche parlato di una crisi di valori che affligge la società odierna. Come mai nel corso dei decenni questa ‘cultura´ si è ritagliata sempre più spazio? Nel particolare, cosa pensi della nostra generazione?

Questo argomento mi sta particolarmente a cuore: la nostra generazione è confusa e smarrita. Come può essere altrimenti? Siamo figli del ´68, la disastrosa rivoluzione che ha scardinato ogni autorità, da quella di Dio a quella del pater familias. Mi chiedo come mai questo permissivismo auspicato per noi giovani non abbia portato, di pari passo, a una proporzionale felicità interiore. Non si fa altro che parlare di emancipazione: abbiamo tutto, non dobbiamo più fare alcun sacrificio per ottenere nulla, ma poi siamo apatici ed annoiati. Mai come in questo contesto storico si evidenzia una crescita vertiginosa dell´uso di alcol e di droga, si registrano numerosissimi casi di suicidi giovanili, per non parlare dell´utilizzo degli psicofarmaci: non abbiamo più regole e siamo tristi.
La mia criticità sta nel fatto che non voglio più mangiare la minestra riscaldata, sono
un´imperfetta che ammira i perfetti. Il modello che ci stiamo proponendo è sbagliato, è il modello
dell´uomo consumatore e omologato che quando non consuma va eliminato con l´eutanasia infarcita di pietismo!
In questo clima svilente non mancano però giovani coraggiosi e controcorrente. Da quando ho imparato a guardare me stessa ho imparato a guardare anche gli altri e vedo che anche loro stanno aspettando. Come dicevo prima, ognuno di noi ha dentro, di fatto, lo stesso non sradicabile e profondo desiderio di senso. Il mio rammarico è che tanti ragazzi buttano al vento la propria esistenza perché nessuno li ha resi consapevoli che è davvero importante, la loro vita. Poi, certo, entra in gioco la libertà personale.

Come mai, a tuo parere, anche molte coscienze cattoliche si sono lasciate ‘sedurre´ da questa cultura?
Anche questo è un capitolo che richiederebbe importanti approfondimenti. Rispondo in primis citando un´affermazione di Paolo VI del 1972: «Il fumo di Satana è entrato nel tempio di Dio: si credeva che dopo il Concilio sarebbe venuta una giornata di sole per la storia della Chiesa. È venuta invece una giornata di nuvole, di tempeste, di buio».
Ancora prima, anche Giovannino Guareschi (che morì nel ´68!) fu dello stesso parere: nei suoi scritti bacchettò i preti progressisti, che già negli anni ´60 cominciavano ad imputridire
l´ambiente cattolico, appiattendo il loro ruolo di episkopos (vigilante, sorvegliante) al livello di assistente sociale.
A fronte delle nuove messe, impastate di comfort moderni, egli affermò che «la religione di Cristo non è e non può essere né comoda né divertente».
Non c´è da stupirsi se gran parte dei fedeli siano oggigiorno smarriti, dato che entrando in Chiesa si trovano non di rado a fare i conti con preti formati nei nuovi seminari ‘progressisti´, che espongono bandiere della pace, che dal pulpito elencano il programma dei Verdi, che si dichiarano spesso favorevoli ad aborto ed eutanasia, che cercano applausi e consenso e che fanno sconti alla Dottrina Cattolica dichiarando che l´Inferno non esiste…
In un racconto guareschiano, un personaggio di nome Antonio si rivolge così al prete di Piccolo Mondo: «Lei faccia il suo mestiere, Reverendo, e noi facciamo il nostro. Altrimenti, se lei è uguale a noi, a che cosa serve più il prete? Per presiedere un´assemblea sono capaci tutti. Io non sono forse il presidente della cooperativa dei boscaioli?».
L´attuale crisi di identità e la confusione di ruoli che affliggono la nostra società hanno reso sempre meno possibile trovare un vero prete. Anche la rivista pseudo cattolica Famiglia Cristiana non si differenzia dal pensiero del mondo, anzi, confonde le idee a molti cristiani.
La conseguenza più evidente di tutto ciò è allora l´attuale e dilagante anarchia, anche
all´interno del mondo cattolico.

Nel periodo della Germania nazista, a portare Hitler al potere influì anche la paura del popolo tedesco, che veniva da una crisi economica e sociale molto profonda. Oggigiorno quanto può influire per il determinarsi di una cultura simile la paura per la recente crisi economica, di cui ogni giorno si leggono dati allarmanti?

Trovo questo parallelismo molto efficace. È esperienza comune che la crisi economica porti con sé un conseguente senso di sfiducia e una collettiva mancanza di speranza. Ma senza speranza si diventa violenti, infatti sia al tempo di Hitler che nella nostra società secolarizzata sono in vigore delle leggi antiumane, come ad esempio l´eutanasia: tutte pratiche sorrette da una concezione della vita gestita solo dal caso, e quindi insensata.

Un articolo pubblicato sul Corriere della Sera del 20 marzo afferma che in dieci anni il numero di volontari a Milano è raddoppiato. A cosa è dovuto, a tuo parere, questo fenomeno? Non è un paradosso, vista la crisi di valori che sta vivendo il nostro paese?

L´uomo di tutti i tempi ha bisogno di spiritualità e ha dentro di sé una seppur confusa malinconia dell´Infinito (Dante scrive: seppur confusamente un bene apprende…). Dio stesso ha immesso nel cuore di tutti noi un costitutivo desiderio di giustizia, di bellezza e di bene: è per questo che anche nelle situazioni più tragiche riaffiora sempre il germoglio della speranza.

Claudio P. & Giacomo L.

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