“Destra” e “sinistra” secondo Plinio Corrêa de Oliveira

Dopo le polemiche suscitate da Gianfranco Fini, mi sembra utile rileggere un testo degli anni 1970: la prefazione scritta dal pensatore cattolico brasiliano Plinio Corrêa de Oliveira (1908-1995) all’edizione tedesca della sua opera più importante, "Rivoluzione e Contro-Rivoluzione" (*). Come si vede, l’autore è contrario ad abbandonare il concetto di "destra" ma chiede che alla parola "destra" sia dato un contenuto dottrinale preciso, coerente con la sua storia.

***
Il presente lavoro tratta di argomenti che animano fortemente gli ambienti colti del Brasile e, soprattutto, la sua élite cattolica. Essi possono tuttavia trovare interesse anche negli ambienti spiritualmente aperti di lingua tedesca, trattandosi di problemi universali. Infatti, subito dopo l’uscita dell’edizione portoghese, furono indirizzate all’autore richieste di traduzione e di edizione in altre lingue — italiano, spagnolo, francese — e una casa editrice tedesca si mostrò interessata a una traduzione tedesca.

In tutti i parlamenti del mondo vi sono tre orientamenti: la destra, il centro e la sinistra. Anche nell’opinione pubblica dei vari popoli questa classificazione serve per l’identificazione delle differenti correnti. Si tratta, dunque, di un fenomeno diffuso in tutto il mondo.

A un primo sguardo questa ripartizione può apparire chiara e convincente; se però vi si rf lette un po’ si deve riconoscere che si tratta solo di concetti relativi. Il partito laburista inglese, per esempio, rappresenta senza dubbio la sinistra del parlamento inglese; tuttavia i suoi elementi più moderati sono meno «progressisti» di certi democristiani italiani che, nel loro parlamento, occupano il centro. I concetti di «centro», di «destra» e di «sinistra» variano da paese a paese e oscillano di epoca in epoca. Una buona parte degli attuali programmi dei partiti di centro li si sarebbe definiti, prima della prima guerra mondiale, come orientati a sinistra. Certi partiti di destra odierni li si sarebbe, prima del 1914, collocati al centro.

Questo fatto mostra con chiarezza ed evidenza che oggi le parole «centro», «destra» e «sinistra» hanno più significati. Non andrebbero perciò sostituite con altre espressioni più adatte ai tempi? Molti sono di questo parere. Ma è una conclusione precipitosa e troppo semplicistica. Attraverso questa svalutazione e relativizzazione dei vocaboli, compiutasi nell’arco degli ultimi decenni, si rende evidente non soltanto una crisi della lingua, ma anche un’assai più profonda crisi delle idee. Perciò non ha alcun senso sostituire con altri i vocaboli «destra», «centro» e «sinistra». Dobbiamo farne bensì uso, ma con circospezione e attenzione.

Quest’uso ci è di aiuto — almeno da un certo punto di vista — e ci offre anche la necessaria chiarezza nell’espressione. La monarchia, per esempio, viene considerata in tutto il mondo come la forma di governo della destra. Sul piano religioso i presbiteriani si trovano assai più a sinistra degli anglicani e dei luterani. In campo sociale le leggi che indeboliscono il diritto di proprietà vengono considerate leggi orientate a sinistra, in contrapposizione alle leggi che proteggono questo diritto. Rispetto a queste cose nessuno ha dubbi.

Una disamina di questi fatti ci porta al riconoscimento che l’atteggiamento della «destra» concorda maggiormente con i princìpi di ordine, di gerarchia, di autorità e di disciplina, che contraddistinguono l’ordine medioevale. «Sinistra» significa poi l’allontanarsi da questi princìpi e perciò, ipso facto, l’esser legati ai princìpi opposti.

Così le parole «centro», «sinistra» e «destra» racchiudono un senso profondo, logico e anche sottile. Se prendiamo due poli spirituali, allora la destra si trova al posto dell’uno, la sinistra al posto dell’altro.
Se questa rappresentazione corrisponde alla verità, allora la storia, nelle sue grandi linee nel corso dell’ultimo secolo, si è spostata da un polo verso l’altro. Cioè, più precisamente, vi è stata una Rivoluzione. Anche gli uomini si lasciano classificare secondo tre tendenze: quelli che riconoscono la Rivoluzione — almeno confusamente — e vi si contrappongono: la destra; quelli che sono al corrente della Rivoluzione e la portano a termine rapidamente o lentamente: la sinistra; quelli che non sanno della Rivoluzione in quanto tale, ne percepiscono solo aspetti superficiali e si sforzano, mediante la conservazione dello status quo, di trovare una pacificazione con la Rivoluzione: il centro. Centro e destra si sforzano di lottare contro la Rivoluzione. Centro e sinistra si sforzano di far progredire la Rivoluzione senza però cadere nell’estremo.

Per quanto diversi possano essere i raggruppamenti parlamentari o partitici, in fondo i tre possibili atteggiamenti di fronte alla Rivoluzione sono questi.

In molti casi i movimenti che si dedicano al progresso della Rivoluzione operano nelle vesti del centro al fine di poter giocare un gioco più nascosto. Certe correnti orientate a sinistra parlano anche il linguaggio della destra per conquistare gl’imprudenti. Questi travestimenti non toccano la nostra classificazione: il lupo nella pelle dell’agnello resta sempre lupo.

Ma cos’è propriamente questa Rivoluzione? E in cosa consiste la Contro-Rivoluzione? Sono interrogativi profondi ed estremamente interessanti, che si nascondono dietro il gioco o la lotta fra centro, sinistra e destra. Una numerosa élite di cattolici, che si è riunita, proveniente da tutte le parti del Brasile, attorno alla rivista Catolicismo, che esce a Campos, nelle Stato di Rio de Janeiro, si occupa di questi problemi. Il presente lavoro è la mia risposta personale a questi interrogativi, ma rappresenta anche le convinzioni di questo gruppo di élite. Sebbene questo lavoro sia considerato molto didattico, esso riveste anche un interesse pratico, perché un’azione contro-rivoluzionaria efficace e operante in profondità non può essere condotta senza una precisa conoscenza dell’essenza, dei fini e dei metodi della Rivoluzione.

La Rivoluzione è intesa in questo lavoro come irreligione e perciò, ipso facto, come rovina dei costumi e della civiltà. Nell’enciclica del 29-6-1959 — quando l’edizione portoghese di questo lavoro era già pubblicata — Papa Giovanni XXIII dice: «Tutti perciò sono tenuti ad abbracciare la dottrina dell’evangelo. Se la si rigetta, vengono messi in pericolo i fondamenti stessi della verità, dell’onestà e della civiltà»(1). Il nostro pensiero corrisponde a queste parole del Santo Padre.

La superbia e la sensualità del Medioevo al tramonto diedero vita a movimenti culturali (Rinascimento) e correnti religiose (protestantesimo) con sfumature liberali e ugualitarie. Lo spostamento di questo movimento sul piano politico diede luogo alla Rivoluzione Francese. Questa, a sua volta, condusse al comunismo, che rappresenta l’allargamento di questi errori al campo sociale ed economico.

La Contro-Rivoluzione deve dunque, soprattutto, essere un movimento che lotta per una seria restaurazione morale e religiosa, fondamento per la ricostruzione di una civiltà cristiana austera e gerarchica.

Partendo da questi punti essenziali sviluppiamo in questo lavoro la ricerca su Rivoluzione e Contro-Rivoluzione.

Il lettore tedesco può forse essere sorpreso dal fatto che un brasiliano tratti questo tema e lo presenti in questo modo.

Ma una tale sorpresa non è fondata. Il Brasile è figlio del Portogallo, dal quale ha ereditato la sua grandezza e la sua mirabile energia, ma anche i problemi dolorosi che minacciano l’intera civiltà cristiana. Tutti i problemi, che preoccupano un cattolico tedesco, riguardano anche noi con la medesima intensità e per la medesima ragione.

Inoltre, legami ancora più profondi avvicinano il lettore tedesco a quello brasiliano, il che si spiega con l’influenza del mondo germanico sulla storia del nostro popolo.

Quando il Portogallo, sotto Filippo II [d’Asburgo (1527-1598)] nell’anno 1580, venne unito alla Corona spagnola, il Brasile apparteneva agli Stati di Casa d’Austria. La forma di governo e la concezione politica degli Asburgo ha portato al nostro paese ricche e indimenticabili benedizioni.

Più tardi l’arciduchessa Leopoldina d’Asburgo [Maria Leopoldina Josepha Caroline d’Asburgo-Lorena, (1797-1826)], figlia di Francesco II [1768-1835], imperatore del Sacro Romano Impero, si unì in matrimonio con l’erede al trono di Portogallo, don Pedro di Bragança [1798-1834]. Donna Leopoldina esercitò una notevole influenza sulla dichiarazione d’Indipendenza del Brasile [1822] e sull’edificazione del nostro Impero.

Per queste e per altre ragioni fra noi non è piccolo il numero di quanti guardano con ammirazione al Sacro Romano Impero di Nazione Tedesca e che vedono in esso un’istituzione politica particolarmente saggia e autenticamente cristiana, la cui idea, ai nostri giorni e nei tempi venturi, potrebbe essere resa feconda.
L’amore a questi princìpi, radicati nei nobili popoli di lingua tedesca, anima le righe che seguiranno.

Note:

(*) Plinio Corrêa de Oliveira, Vorwort der Verfasser zur deutschen Ausgabe, «Prefazione dell’Autore all’edizione tedesca». Fotocopia di cinque fogli dattiloscritti in tedesco; trad. it. di don Pietro Cantoni. Ritrovata occasionalmente dopo l’edizione tedesca dell’opera (cfr. Idem, Revolution und Gegenrevolution, Deutsche Vereinigung fur eine Christliche Kultur (DVCK), Francoforte sul Meno 1996), la versione originale in portoghese, scritta negli anni 1970, a tutto l’ottobre del 2009 non è stata rintracciata (ndc).

(1) Beato Giovanni XXIII, Litterae encyclicae «Ad Petri cathedram» de veritate, unitate et pace caritatis afflatu provehendis, in Enchiridion delle Encicliche, vol. 7, Giovanni XXIII. Paolo VI. (1958-1978), ediz. bilingue, EDB. Edizione Dehoniane Bologna, Bologna 1994, pp. 10-67 (p. 15).

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