Quelle gioie “negate” per un bene più grande

Quando insegnavo religione a scuola, in questo periodo, in ogni classe, chiedevo quale fosse il significato della festa dell’Immacolata; le risposte erano varie, i silenzi numerosi; alcuni ragazzi collegavano la festa al fatto che la Madonna è “la sempre vergine”, anche durante il parto di Gesù; dopo alcuni anni qualcuno finalmente rispondeva che festeggiare l’Immacolata Concezione di Maria, significa anche ricordare il giorno in cui San Gioacchino e Sant’Anna, i genitori di Maria e nonni di Gesù, hanno concepito la Madonna, da subito preservata dal peccato originale perché “piena di grazia”; qualcuno riusciva anche a dire che fra nove mesi, la durata tipica di ogni gravidanza, festeggeremo la nascita di Maria, l’8 settembre. Il parto verginale di Gesù, simbolicamente festeggiato il 25 dicembre è invece legato all’Annunciazione di Gesù, avvenuta nove mesi prima, la durata di una gravidanza, il 25 marzo, cioè il giorno in cui l’angelo Gabriele ha detto a Maria che sarebbe diventata, per opera dello Spirito Santo e non di Giuseppe, la mamma di Gesù. L’ora di religione è uno straordinario veicolo di cultura, un tuffo nelle tradizioni italiane; come è possibile capire qualcosa di Michelangelo, Dante, Tommaso D’Aquino o Manzoni senza conoscere la cultura cristiana; se fossi un papà di famiglia e fossi obbligato a trasferirmi, per motivi di lavoro, ad esempio, in India, parteciperei certamente con i miei figli alla vita della missione cattolica ma farei loro frequentare, a scuola, qualora ci fosse, l’ora di cultura e religione indù per capire meglio l’India e gli indiani. L’ora di religione non ha nulla a che vedere con la Fede; dico la verità, per Natale, mi piacerebbe chiedere a Babbo Natale, anzi a Santa Klaus, San Nicolò o Nicola vescovo, due regali: che l’ora di religione fosse fatta bene davvero, con l’impegno dei ragazzi e degli insegnanti, e che tornasse a essere obbligatoria per tutti.
Ritornando alla festa dell’Immacolata, posso dire che molti giovani si affidano a Maria; Giovanni Paolo II ha contagiato intere generazioni di ragazzi. Io stesso avevo 23 anni quando decisi, dopo molti “tira e molla”, di entrare in Seminario; in quei giorni sentii la necessità di affidare i miei timori a Maria; andai per tre giornate al Santuario della Madonna della Guardia; stavo in chiesa dal mattino alle 7 fino alle 19, con una breve interruzione per il pranzo; il Rettore del santuario e le suore mi guardavano con affetto e preoccupazione. Scesi dal monte solo dopo aver sentito la certezza della vicinanza di Maria. In questo periodo sto pregando la Madonna in particolare per Marina e Sergio (nomi di fantasia); Marina desidera scoprire la propria vocazione, vorrebbe creare una famiglia; Sergio è un giovane che avevo conosciuto circa 6-7 anni fa quando aveva 17 anni. Suonava il basso in un gruppo heavy metal; con alcuni suoi amici si erano messi a suonare rock satanico e, per scherzo, provavano a recitare preghiere al contrario e a fare sedute spiritiche; continuando su questa strada si è ritrovato con gravi problemi psichiatrici; mi ha chiesto aiuto; l’ho indirizzato ad un mio confratello; in questi giorni riceverà la Cresima.
San Bernardo dice che nessuno ha mai invocato la Madonna senza ricevere risposta; talvolta le risposte non arrivano perché chiediamo cose sbagliate oppure perché i tempi non sono ancora maturi; a volte chiediamo a Maria delle grazie ma il Signore ha pensato per noi qualcosa di ancora più bello. Ricordo che a scuola, in seconda liceo, la mia insegnante di lettere si è soffermata, spiegando il capitolo VIII dei Promessi Sposi, sulla frase conclusiva dell’ ”Addio monti” ; Lucia, parlando di Dio dice che “non turba mai la gioia de’ suoi figli se non per prepararne loro una più certa e più grande”; ogni tanto mi ripeto mentalmente questa espressione e sento gli occhi umidi.

don Nicolò Anselmi

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