Vincere la pigrizia e partire: così si «scopre» l’altro

La settimana scorsa la comunità delle suore che abita vicino alla nostra casa mi ha invitato a celebrare l’Eucarestia insieme a loro ed a dodici giovani che in questi giorni stanno partendo per un anno di servizio all’estero; alcuni giovani provenivano dagli USA, altri erano italiani, caschi bianchi del Servizio civile internazionale, tutti legati ad un organismo missionario connesso con l’istituto religioso delle suore,
Le destinazioni erano Timor Est, la Repubblica Democratica del Congo, il Togo; i ragazzi opereranno in strutture e progetti presso case religiose. Alla S.Messa erano presenti alcuni genitori dei giovani; una ragazza era in crisi e mi ha confidato che i suoi genitori erano fortemente contrari alla sua decisione di partire per un anno.
La liturgia e la festa successiva, ambedue semplicemente e finemente preparate dalle suore, la commozione dei ragazzi, gli abbracci e i ringraziamenti, mi hanno emozionato. Partire non è mai facile; lasciare le nostre sicurezze non è mai semplice né banale; spesso fa paura.
Muoversi, tuttavia, è garanzia di novità; lo Spirito Santo è il motore di ogni partenza e il creatore di ogni cosa nuova. La mia esperienza è quella che ogni volta che ho vinto la pigrizia e la paura e mi sono messo in cammino ho ricevuto sempre in cambio luce, ricchezza, gioia. Gesù per primo ha scelto di partire: è partito dal cuore della Trinità ed è venuto in mezzo a noi; lo ha fatto rischiando, per amore. Lo stile della chiesa e di ogni cristiano dovrebbe essere lo stesso di Gesù: partire, andare, rischiare. Ogni incontro con chi è diverso da noi ci arricchisce. E’ necessario “andare” noi, per primi, per poi dire a chi incontriamo “venite e vedrete”.
Un anno, in prossimità del Natale, con una mia classe scolastica, siamo andati a trovare una comunità di anziani; la residenza era in un quartiere molto diverso da quello in cui abitavano la gran parte dei ragazzi, dignitoso ma molto più popolare; semplicemente camminando ci siamo accorti che i rumori e le parole erano differenti da quelle ascoltate normalmente; anche il comportamento della gente sull’autobus, le case, le vetrine erano diverse; i ragazzi sono rimasti molto colpiti; ne abbiamo parlato lungamente a scuola; erano contenti e arricchiti.
Avere uno spirito missionario non vuol dire fare grandi cose o preparare grandi strategie; si tratta semplicemente di andare, da soli, a coppie, in gruppo, e incontrare le persone, uscire di casa, dall’ufficio, dalla propria stanza, dal proprio quartiere per andare in un’altra casa, in un altro ufficio, in un’altra stanza, in un altro quartiere; si tratta di organizzare una festa, una cena o un incontro culturale in meno e di partecipare a una festa, una cena o a un incontro culturale organizzati da altri; certamente là incontreremo fratelli e sorelle che non frequentiamo abitualmente ma che hanno un enorme desiderio di Dio e attendono l’ ”avvento”, la venuta di qualcuno che parli loro di Gesù. 

don Nicolò Anselmi

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