Beppino non ha visto gli ultimi giorni di Eluana Englaro

Gli ultimi giorni di Eluana”, titola il Corriere della Sera in prima pagina, presentando “il libro di Beppino Englaro”, scritto insieme alla giornalista Rai Adriana Pannitteri. Ma non è un vero scoop, quello del quotidiano milanese: il libro non è scritto dai testimoni oculari dell’agonia di Eluana, come potrebbero far credere i titoli degli articoli dedicati al suo lancio. Beppino Englaro in quei giorni non era a Udine: secondo quanto risulta dalle cronache, ha visitato sua figlia alla clinica “La Quiete” subito dopo il suo trasferimento notturno da Lecco, quando ancora era alimentata ed idratata, e poi l’ha rivista dopo morta, all’obitorio.

Il nuovo libro infatti è scritto insieme a una giornalista, e la vicenda è stata ricostruita tramite documenti – come il testo della relazione ufficiale del perito della Procura di Udine, riportato nell’anticipazione – e testimonianze, analogamente a libri già pubblicati da altri autori – giornalisti e bioeticisti – ciascuno dei quali racconta la storia di Eluana dal proprio punto di vista. Il nome di Beppino Englaro in copertina è un richiamo importante, e sicuramente molte pagine saranno dedicate ai suoi sentimenti ed alla testimonianza di come lui – soltanto lui – ha vissuto quei giorni. Ma quel che è accaduto a Eluana quando non è stata più nutrita e idratata, dentro la stanza costruita appositamente nella clinica, suo padre e la giornalista co-autrice non lo sanno per esperienza diretta: anche a loro è stato raccontato da altri, da quelli che erano là.

Nei suoi tantissimi interventi pubblici, Beppino Englaro ha ripetutamente dichiarato di ritenere insopportabile che sua figlia giacesse in un letto «in balìa degli altri»: in effetti, ci è stato detto che quando è morta Eluana stava da sola, e quindi non era in “balìa” di nessuno.
La sua fine è arrivata improvvisamente per tutti – almeno così si disse allora – o forse, più probabilmente, nessuno fra chi la assisteva si era accorto che stesse morendo; d’altra parte gli ultimi giorni della sua vita Eluana li ha passati fra gente estranea, che di lei aveva letto e sentito parlare, ma che non la conoscevano personalmente e non se ne era mai preso cura prima: basti pensare che per capire come calmare i suoi pesantissimi attacchi di tosse, i personale sanitario a Udine, costituito in associazione per accompagnarla alla morte, ha dovuto chiedere aiuto nottetempo ai colleghi di Lecco.

Gli autori del libro, insomma, hanno ricostruito la cronaca degli ultimi giorni di vita di Eluana, e suo padre è senza dubbio il protagonista assoluto di tutta la vicenda, quello che l’ha creata e che ne ha preso le decisioni fondamentali, ma non è il testimone diretto della sua agonia.

Su un punto, però, le anticipazioni diffuse hanno colto nel segno: «Non va più dissetata», è scritto in un titolo, con le virgolette. I titoli, si sa, indicano il contenuto dell’articolo, e soprattutto ne danno la chiave interpretativa, e come riassumere meglio di così la sottrazione dell’acqua ad una persona che ne ha bisogno ma non è capace di bersela da sola? Una volta tanto – forse per motivi di spazio, ma non ci importa – non c’è il linguaggio tecnico, tanto spesso utilizzato per far pensare ad un atto terapeutico, ma viene usata la parola più corretta, più adeguata: Eluana non è “idratata”, ma “dissetata”. Insomma, Eluana, come tutti noi, aveva bisogno di acqua per bere, quando aveva sete.
È morta da sola, il 9 febbraio del 2009 (e non diciassette anni prima, come qualcuno blaterava), perché non gliene hanno data più. E nonostante la fine della sua esistenza sia stata voluta, prevista, resa legale, descritta e resa pubblica come poche altre, nessuno ce ne potrà mai veramente raccontare gli ultimi istanti.

 
 
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