L’ascolto

L’ascolto lenisce le ferite che sanguinano
Durante un campo estivo una giovane mi ha chiesto se avevo un po’ di tempo per parlare e confessarsi. Non ci conoscevamo per nulla ma siamo stati a parlare più di due ore, passeggiando sotto gli alberi. Durante il colloquio la ragazza mi ha raccontato molto della sua vita, dei problemi della sua famiglia e soprattutto della sua situazione sentimentale, complicata e per certi aspetti pericolosa. Al termine del nostro incontro, dopo essersi confessata, mi ha confidato che alcune delle cose che mi aveva detto non le aveva mai svelate a nessuno e che mai le era capitato di parlare così lungamente con un prete; il suo parroco era molto indaffarato e, pur essendo un ottimo sacerdote, non era mai riuscita ad entrare in vera confidenza con lui. Una situazione analoga mi è capitata oltre volte quest’anno: due spose e madri di famiglia, qualche giovane, un confratello sacerdote…persone a cui ho semplicemente dedicato un po’ di tempo e di attenzione, mi hanno spalancato con profondità e sincerità i loro cuori. Non è facile raccontarsi; nemmeno per me lo è; fortunatamente ho un padre spirituale che mi conosce ed accoglie con dolcezza le mie povertà; mi era difficile parlare di me stesso soprattutto quando ero giovane, nell’età in cui si pensa di non aver bisogno di nessuno, di essere invulnerabili e si ha una grande paura del giudizio degli altri.
Nel mio cammino spirituale ho sperimentato la vergogna, il timore del giudizio da parte dell’altro e quindi dell’abbandono, la paura di parlar male di altre persone; tacere talvolta è come tenersi dentro delle ferite grandi che sanguinano per anni; nel silenzio si moltiplicano i sensi di colpa, la paura; nel silenzio purtroppo anche Gesù tende a diventare un severo giudice più che un affettuoso amico; raccontare nella Fede è sperimentare la libertà, è come rinascere.
Qualche anno fa in un villaggio sperduto del nord del Burundi, verso Mabai, in una piccola cappella sperduta nella foresta, ho trovato una grande immagine dell’icona della Divina Misericordia, quella descritta da Suor Faustina Kowalska nel suo diario; anche in Africa c’è bisogno dell’Amore misericordioso, di un cuore che perdona, che abbraccia, che accarezza, che incoraggia, di un amore che guarisce. L’immagine della parabola del padre che attende a braccia aperte un figlio prodigo e sofferente mi sembra oggi attraente, attuale, colma di speranza.
Forse anche un sacerdote che ti ascolta per due ore e poi ti offre la grazia del perdono può essere un pallido raggio della splendida luce dell’amore di Dio.   

don Nicolò Anselmi

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