Le storie di Lourdes, una lezione per la vita

Sono appena tornato da un pellegrinaggio a Lourdes e non riesco a trattenere il mio entusiasmo spirituale. Al ritorno da un viaggio in Terra Santa, spesso viene da dire che si ascolta il Vangelo in un modo diverso; oso affermare che, dopo un pellegrinaggio a Lourdes, si prega la Beata Vergine Maria in un modo nuovo. Invito tutti ad andare a trovare la Madonna nel luogo dove 150 anni fa è apparsa a Bernardette Soubirus ed a trattenersi lì qualche giorno; le visite a Lourdes di una giornata spesso sono deludenti: è difficile scoprire, in un sol giorno, la dimensione eucaristica, battesimale, penitenziale, missionaria, caritativa di Lourdes; le piscine, l’acqua, la via crucis, la grotta, il rosario, i flambeaux, l’Adorazione eucaristica, la luce, i malati, il servizio, il silenzio, la preghiera, le guarigioni fisiche e interiori, il Sacramento della riconciliazione, i racconti, la vita di S. Bernardette, hanno bisogno di tempo per essere gustati spiritualmente.
A Lourdes, la settimana scorsa, malgrado le scuole fossero già iniziate e fosse già tempo di esami universitari e di lavoro, c’erano molti giovani.
Durante la coda per accedere alle piscine, due ragazzi mi hanno confidato che da anni non entravano in una chiesa; uno era seduto in carrozzella, l’altro spingeva; il secondo sulla spalla destra aveva un grande tatuaggio con un disegno astratto. Mi hanno raccontato che quest’estate avevano avuto insieme un incidente di macchina; come talvolta accade l’autista ne era uscito illeso ed ora spingeva la carrozzina del compagno era rimasto paralizzato alle gambe.
Osservando la loro sofferenza silenziosa mi sono accorto che durante il S. Rosario non avevano la forza di ripetere, come si fa di solito, la seconda parte dell’Ave Maria… tuttavia erano lì, forse a ringraziare che erano rimasti amici.
Ho incontrato tanti altri giovani volontari, disponibili per i malati giorno e notte, nella più totale gratuità; molti di loro si sono pagati il viaggio, costoso; tutti erano contenti. Sul treno del ritorno ho parlato con Pierluigi, un giovane disabile; raccontava che alcuni anni prima il Comune gli aveva affiancato un giovane in servizio civile; gli teneva compagnia e lo portava in giro a fare commissioni; oggi non è più così. Circa 20 anni fa lo Stato mi ha chiesto di dedicare al bene della patria 12 mesi della mia vita; ho fatto il Servizio militare, gratuitamente, soldato semplice nell’esercito; mi sembra che la paga fosse di 2000 lire al giorno. Per un attimo ho sognato che l’amore per il prossimo, la coscienza, Gesù, la responsabilità verso la società ed il bene comune, qualcuno, tornasse a chiedere a tutti i giovani, maschi e femmine, in modo obbligatorio, come un tempo era la leva militare, di offrire tempo ed energie per aiutare chi soffre, i malati, gli anziani, i disabili, gli emarginati; forse basterebbero solo sei mesi, gratuitamente; farebbe tanto bene a Pierluigi, ai suoi genitori ed ai giovani stessi. La Madonna sorriderebbe felice, ne sono certo.  

don Nicolò Anselmi

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