Intervista a Massimo Introvigne. Di Irene Bertoglio

Massimo Introvigne, Lei è reggente nazionale vicario, cioè vice-responsabile nazionale di Alleanza Cattolica. In Italia ci sono innumerevoli associazioni cattoliche. La domanda sorge spontanea: perché una in più? A che cosa serve specificamente Alleanza Cattolica?

Lei ha ragione: i modi in cui la Chiesa, continuando la missione del Signore Gesù Cristo, si rende incontrabile nella storia sono innumerevoli. A partire dal XIX secolo (non senza prodromi nel XVII e nel XVIII), l’avanzata della modernità cui si accompagna il secolarismo (il quale, a differenza della secolarizzazione – che è un mero dato di fatto – è il processo sospinto dall’ideologia che tende a escludere la religione da ogni ambito della vita) ha quasi «chiuso» un numero sempre maggiore di ambienti alla missione che la Chiesa esercita tramite il clero, la vita parrocchiale e la liturgia. Certamente fin dalle sue origini la Chiesa si è affermata tramite la missione, che è collegata alla natura stessa del monoteismo cristiano come monoteismo universale, non destinato a un solo popolo. E fin dal primo secolo, secondo l’analisi delle origini cristiane di un grande sociologo – e, per me, caro amico – come Rodney Stark, «il reale successo della missione dipendeva dai missionari laici», che erano capaci in ogni condizione di penetrare in ambienti dove il clero più difficilmente riusciva a farsi ascoltare. Con l’avvento della modernità, la missionarietà dei laici diventa ancora più decisiva.
I movimenti sono modi di vivere la missionarietà della Chiesa nei vastissimi campi in cui opera, e di organizzare la vita dei loro membri in vista della santificazione. Le agenzie come Alleanza Cattolica non sono movimenti (dunque, tra l’altro, non sono in concorrenza con i movimenti). Alleanza Cattolica, non si occupa – pur avendo il massimo rispetto per queste opere di carità e per chi le compie – di dar da mangiare agli affamati o di visitare i carcerati (anche se in Italia, per motivi piuttosto noti, è forse ormai più facile che siano i carcerati a visitare noi). In quanto agenzia, non cerca semplici ascoltatori o persone disponibili a partecipare a momenti di vita comune, ma «trasmettitori», cioè militanti che s’impegnino a trasmettere quanto hanno ricevuto attraverso varie forme di apostolato culturale, dunque – ancora – disponibili a passare per quegli impegnativi «percorsi, basati su seri tirocini di vita ecclesiale, in particolare sullo studio della dottrina sociale» di cui parla Giovanni Paolo II nella sua Esortazione apostolica post-sinodale del 2003 Ecclesia in Europa (n. 41).
La vocazione specifica di un’agenzia così orientata consiste anzitutto nello studio e nella divulgazione del magistero pontificio, con speciale attenzione ai giudizi che questo magistero ha portato sulla storia, e in particolare sulla storia dell’Europa e dell’Occidente. In secondo luogo, si articola nell’applicare i principi desunti dal magistero ai problemi sociali, culturali e politici del nostro tempo. Le due attività sono collegate ma distinte. Trasmettendo ad altri il magistero pontificio, lo scopo è quello di essere il meno originali possibile, riportando fedelmente l’essenziale di quanto i Papi hanno voluto insegnare. Applicando i principi che si ricavano dal magistero ai problemi dell’attualità, il laico fa invece qualche cosa che non è certamente vietato dal magistero – al contrario, è proprio questo a essere costantemente indicato come compito specifico dei laici –, ma la fa sotto la sua responsabilità e senza impegnare la gerarchia.
In teoria, studiare e applicare ai problemi dell’ora presente il Magistero pontificio è compito di tutti i cattolici. In pratica un semplice sguardo al panorama attuale ci conferma che sono in pochi ad assumersi questo compito in modo tematico. Tra i problemi di Alleanza Cattolica non c’è certamente quello di avere troppi concorrenti…

In che senso Alleanza Cattolica, nello studio, diffusione e applicazione del magistero privilegia la dottrina sociale?

Con l’enciclica Caritas in veritate Benedetto XVI ci ha opportunamente ricordato due cose. Primo: la dottrina sociale della Chiesa, che altro non è che teologia morale sociale, non nasce con Papa Leone XIII (1810-1903) e con la moderna «questione sociale» ma con il Vangelo e la stessa «tradizione apostolica». È antica quanto la Chiesa. Secondo: la dottrina sociale della Chiesa non si occupa solo dei problemi del lavoro, dei lavoratori e delle fabbriche – come vuole la stessa illusione ottica che la fa nascere, erroneamente, con Leone XIII – ma di tutti i problemi della società. La Caritas in veritate rivendica giustamente i problemi della bioetica – l’aborto, l’eutanasia – al campo proprio della dottrina sociale della Chiesa, che è socio-politica e non solo socio-economica. Ma della dottrina sociale fa parte anche un giudizio sulla storia.
Anche se il magistero si è occupato praticamente di tutti i continenti e di tutti i Paesi – senza risalire al corpus di Leone XIII (1810-1903), come dimenticare la ricchissima mole di testi di Giovanni Paolo II (1930-2005)? – un’attenzione particolare è stata dedicata a un’interpretazione della storia dell’Europa. Dal momento che l’Europa – sia diventando «Occidente», Magna Europa, attraverso l’insediamento di europei in Paesi come gli Stati Uniti, il Canada, l’Australia, le nazioni ibero-americane, sia attraverso la sua dominante influenza – ha esercitato nel mondo un’egemonia culturale che solo negli ultimi decenni è messa in discussione, la sua storia ha avuto e mantiene un rilievo mondiale. Per molti versi, la sua crisi è la crisi dell’intera umanità.
L’Europa è stata una civiltà cristiana fino a quando è riuscita a mantenere quell’equilibrio, su cui il Magistero insiste, tra fede e ragione, cui corrisponde anche un equilibrio fra persona e comunità. Questo equilibrio è stato costruito in modo molto faticoso, e il messaggio evangelico è riuscito ad armonizzare quanto vi era di meglio tra la fede d’Israele e la filosofia greca, fra il diritto romano con il suo senso acuto della persona e gli apporti germanici che insistevano sulla comunità di vita e di tradizione, la gemeinschaft (distinta dalla gesellschaft, che è la «società» in senso giuridico). In particolare, come insegna l’enciclica Fides et ratio del 1998 di Giovanni Paolo II, «l’incontro del cristianesimo con la filosofia […] non fu immediato né facile» (n. 38), ma – attraverso un secolare processo – arrivò a costruire quell’«armonia fondamentale della conoscenza filosofica e della conoscenza di fede» (n. 42) che per molti versi culmina in san Tommaso d’Aquino (1224-1274), il quale per questo «è sempre stato proposto dalla Chiesa come maestro di pensiero» (n. 43). Un pensiero, si può aggiungere, ancora vivo e vivace per chi lo accosti direttamente, e cui non rendono pienamente giustizia le compilazioni della tarda Scolastica e della cosiddetta neo-scolastica.

Alleanza Cattolica si definisce un’associazione «contro-rivoluzionaria». Può precisare questa espressione?

Vorrei partire dall’istruzione del 1990 Donum veritatis della Congregazione per la Dottrina della Fede, firmata dall’allora cardinale Joseph Ratzinger, ma sottoscritta anche da Papa Giovanni Paolo II e dunque a tutti gli effetti magistero pontificio. In questo documento si spiega che nella teologia coesistono legittimamente diverse opinioni e diverse scuole, le quali si servono – tra l’altro – della filosofia, delle scienze storiche e delle scienze umane per elaborare «proposte», «offerte fatte a tutta la Chiesa», momenti d’inizio di un dialogo che di solito comporta «molte correzioni e ampliamenti» prima che quello che è proprio di una scuola diventi patrimonio della Chiesa intera (n. 11). Ma questo non significa che ogni scuola debba rinunciare ad avanzare le sue proposte: al contrario la «libertà di ricerca» è «uno dei beni più preziosi» (n. 12), purché sia chiara una cosa – che alla fine è il Magistero a giudicare quanto delle proposte della scuola può essere accolto, e non viceversa.
Se la dottrina sociale della Chiesa è teologia morale – più precisamente, teologia morale sociale – è evidente che quanto la Donum veritatis afferma per la teologia in genere vale anche per la dottrina sociale. Anche qui ci sono varie scuole, che legittimamente coesistono e che hanno il diritto – anzi il compito prezioso – di avanzare le loro proposte, purché sia chiaro che alla fine sarà il Magistero a giudicare quanto di queste proposte «conviene» a tutta la Chiesa, non saranno le scuole ad arrogarsi il diritto di usare selettivamente il Magistero.
Alleanza Cattolica privilegia, fin dalle sue origini, la scuola detta contro-rivoluzionaria. Questa scuola ha mosso i suoi primi passi studiando e criticando la Rivoluzione francese, ma nel corso del suo sviluppo storico sempre più ha letto tale Rivoluzione come parte di un processo che aggredisce la Cristianità a partire almeno dal Rinascimento e dall’Umanesimo, passando per la rottura dell’unità cristiana dell’Europa con la Riforma, quindi per l’Illuminismo, per il comunismo e in genere per le ideologie anticristiane e totalitarie che si affermano nel secolo XX, infine sfociando nel nichilismo e nella rivoluzione culturale che hanno il loro momento emblematico nei fatti del 1968 e nell’attacco a quelli che Benedetto XVI chiama «valori non negoziabili».
Lo stesso Benedetto XVI, nel discorso tenuto a Ratisbona il 12 settembre 2006 e nell’enciclica Spe salvi del 2007 — testi entrambi che Alleanza Cattolica considera particolarmente importanti per il suo apostolato, insieme all’esortazione apostolica post-sinodale di Giovanni Paolo II Reconciliatio et paenitentia, del 1984, che indica le condizioni e le tappe di una possibile ricomposizione di quanto è stato spezzato e frammentato — ha descritto questo processo come la progressiva rottura della sintesi fra eredità greca e cristiana, e fra fede e ragione. Le tappe principali di questo itinerario, insegna ancora Benedetto XVI, sono rappresentate dal fideismo di Martin Lutero (1483-1546), dal razionalismo e dallo scientismo che culminano in quella forma d’Illuminismo che dà alla Rivoluzione francese i suoi caratteri anticristiani, dalle ideologie dei secoli XIX e XX e dal marxismo, e infine dal nichilismo disperato e disperante della rivoluzione culturale contemporanea. Considerato nel suo insieme, il processo è designato dalla scuola contro-rivoluzionaria con il nome di Rivoluzione.
Rispondendo alla propria vocazione di lotta contro tale Rivoluzione che ha sovvertito e sovverte l’armonia fra fede e ragione, le radici cristiane dell’Europa e dell’Occidente, e l’ordine naturale e cristiano, Alleanza Cattolica mette in particolare risalto quei valori, come la tradizione, la vita, la famiglia e la proprietà privata (quest’ultima, beninteso, così come l’analizza e la definisce il Magistero sociale della Chiesa), che sono in diametrale contrasto con le ideologie rivoluzionarie.

Ma dunque Alleanza Cattolica «fa politica»?

Certamente Alleanza Cattolica non è un partito politico, la cui ragione di essere, nel vigente regime di democrazia parlamentare, sia la rappresentatività inorganica dell’elettorato, ma vuole essere un organismo di propaganda di tesi e di testimonianza dottrinale nella varietà articolata del corpo sociale. Alleanza Cattolica, peraltro, è disponibile alla collaborazione, mantenendo la sua identità e la sua natura, con i partiti politici, nella misura in cui questi siano disposti a loro volta a operare o almeno lasciar operare anzitutto per la difesa dei «valori non negoziabili», i quali segnano — come insegna il Magistero, in particolare con Benedetto XVI — il limite invalicabile di ogni possibile collaborazione. Alleanza Cattolica non ha come scopo diretto la preparazione di persone che si assumano impegni pubblici attraverso l’assunzione di cariche elettive. L’impegno di soci di Alleanza Cattolica in questo campo — che, concordato con gli organi direttivi dell’associazione, ha portato a esiti particolarmente visibili negli ultimi anni — è stato ed è certamente lodevole, ma da una parte mantiene un carattere di eccezione, dall’altra non deve essere inteso come costitutivo di legami particolari o privilegiati di Alleanza Cattolica con singoli partiti e movimenti politici.

Una domanda obbligata: Alleanza Cattolica, il Vaticano II, la liturgia tradizionale, monsignor Marcel Lefebvre… Qual è la vostra posizione?

Negli anni successivi al Concilio Ecumenico Vaticano II Alleanza Cattolica ha vissuto l’angoscia comune a molti cattolici di fronte alle conseguenze disastrose di quella che Paolo Vi chiamava «una falsa e abusiva interpretazione del Concilio, che vorrebbe una rottura con la tradizione, anche dottrinale, giungendo al ripudio della Chiesa preconciliare, e alla licenza di concepire una Chiesa “nuova”, quasi “reinventata” dall’interno, nella costituzione, nel dogma, nel costume, nel diritto». Una situazione che così descriveva nel 1981 Giovanni Paolo II: «Bisogna ammettere realisticamente e con profonda e sofferta sensibilità che i cristiani oggi in gran parte si sentono smarriti, confusi, perplessi e perfino delusi, si sono sparse a piene mani idee contrastanti con la Verità rivelata e da sempre insegnata; si sono propalate vere e proprie eresie, in campo dogmatico e morale, creando dubbi, confusioni, ribellioni, si è manomessa anche la Liturgia». Di fronte a questi problemi Alleanza Cattolica nel corso degli anni 1970 ha seguito con interesse l’attività di monsignor Marcel Lefebvre (1905-1991) e le domande che il vescovo francese poneva in tema dogmatico, morale e liturgico, intrattenendo relazioni a diverso titolo con la Fraternità Sacerdotale San Pio X da lui fondata. Nel 1981 Alleanza Cattolica constatava che nel tempo l’atteggiamento di mons. Lefebvre era gradualmente cambiato, e che il presule e i suoi collaboratori non si limitavano più a porre legittime domande, ma fornivano anche le risposte, scivolando a poco a poco verso comportamenti gravidi di rischi di tipo scismatico. In quell’anno (1981) — dunque sette anni prima della scomunica comminata al vescovo francese nel 1988 dopo la consacrazione da parte sua di quattro vescovi — Alleanza Cattolica decideva quindi d’interrompere ogni forma di collaborazione con monsignor Lefebvre e con la Fraternità Sacerdotale San Pio X, invitando anche i sacerdoti e seminaristi italiani amici di Alleanza Cattolica che facevano parte della Fraternità, o con essa collaboravano, a comportarsi di conseguenza.
Da allora Alleanza Cattolica ha pregato — e, quando possibile, operato — prima perché i rischi di tipo scismatico non giungessero alle loro estreme conseguenze, poi perché maturassero le condizioni di un ritorno della Fraternità Sacerdotale San Pio X alla piena comunione con il Romano Pontefice, nel contempo sottolineando in ogni occasione il diverso accostamento ai problemi del cosiddetto postconcilio. Alleanza Cattolica studia, fa studiare e diffonde i documenti del Concilio Vaticano II, leggendoli cum Petro e sub Petro alla luce sia del Magistero nel suo insieme sia delle risposte che alle domande su questioni difficili il Magistero ha puntualmente fornito (così, per esempio, la dichiarazione sulla libertà religiosa Dignitatis humanae del Concilio Ecumenico Vaticano II è letta non solo nel contesto di tutto il Magistero sul tema, ma anche — s’intende, da quando questi documenti esistono — alla luce della dichiarazione Dominus Iesus, del 2000, e delle Risposte a quesiti riguardanti alcuni aspetti circa la dottrina sulla Chiesa, del 2007, della Congregazione per la Dottrina della Fede).
Dai documenti del Concilio Ecumenico Vaticano II — da cui apprende e diffonde anzitutto la lezione di una presentazione non statica o difensiva ma missionaria della fede in un mondo postcristiano — Alleanza Cattolica distingue sia l’interpretazione secondo una «ermeneutica della discontinuità e della rottura» (Benedetto XVI) rispetto a tutto il Magistero precedente, interpretazione che sulla scia del Magistero stesso critica e rifiuta, sia il Concilio come evento storico e mediatico, sulle cui conseguenze, presentazione ed effetti non solo considera legittimo interrogarsi avvalendosi anche degli strumenti offerti dalle scienze umane, ma su cui nota come rilievi che testimoniano notevoli perplessità sono stati mossi da membri autorevolissimi della gerarchia della Chiesa, per esempio dall’allora cardinale Joseph Ratzinger nella sua intervista al giornalista Vittorio Messori Rapporto sulla fede del 1985.
Come, ancora, lo stesso cardinale Ratzinger ebbe più volte a rilevare, nella Chiesa Cattolica esiste, dopo la riforma postconciliare che l’ha interessata, una questione relativa alla liturgia. Associazione di laici, Alleanza Cattolica non ha titolo per pronunciare giudizi tranchant su questioni teologiche che attengono alla liturgia, né — a differenza di altre associazioni — fa della liturgia l’oggetto centrale della sua attività. Segue tuttavia il dibattito sul tema — che è evidentemente decisivo per la vita della Chiesa — con l’attenzione di cui è capace. In stretta obbedienza alle norme e prescrizioni delle autorità della Chiesa — dopo il 2007, in particolare, al Motu proprio Summorum Pontificum di Benedetto XVI, che ha accolto con gioia e gratitudine —, e in quanto queste prescrizioni e norme lo consentano, Alleanza Cattolica si sforza di trasmettere ai propri soci e amici l’amore per il grande patrimonio di fede e di cultura veicolato dalla lingua latina e dalla liturgia nella forma straordinaria del Rito romano, che propone nei suoi incontri quando questo appaia possibile e opportuno, in via peraltro non esclusiva.

Che cosa direbbe a una persona che, nel XXI secolo e con tutte le difficoltà che questa scelta comporta, pensa a impegnarsi in Alleanza Cattolica?

Che – come dicevano i primi cattolici contro-rivoluzionari francesi (l’espressione si è poi diffusa soprattutto nel Québec) – ci sono «tre cose bianche», les trois blancheurs, seguendo le quali il cattolico non sbaglia: l’Eucarestia, la Madonna e il Papa. Stare vicini al Papa e al suo Magistero è il nostro modo di amare anche l’Eucarestia e la Madonna. Nel XXI secolo questo è difficile. Siamo agenzia, ma per riuscire a essere agenzia dobbiamo essere – di fronte alla pressione di un mondo segnato dalla «dittatura del relativismo» evocata da Benedetto XVI – anche ambiente: di qui l’importanza, per esempio, delle feste per le famiglie, delle iniziative per i bambini e per i ragazzi e molto di più della vita spirituale e degli Esercizi Spirituali (dove da sempre privilegiamo il metodo ignaziano). Ma questo essere agenzia e ambiente non è solo doveroso. Vissuto in letizia, è la più bella e gioiosa avventura che il mondo contemporaneo permette ancora di sperimentare. È la più bella avventura del mondo.

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