preti e giovani

Sono veramente felice che il 19 giugno 2009 inizi l’anno sacerdotale voluto dal Santo Padre e non vedo l’ora che il 19 giugno 2010 si celebri a Roma l’incontro mondiale dei sacerdoti! Nella mia giovinezza ho incontrato molti sacerdoti dai quali ho ricevuto tantissimo; avrei bisogno di un libro per ringraziarli tutti raccontando mille episodi ed avventure vissute insieme. Alcuni di loro abitano già nella casa del padre e quindi mi è più facile parlarne.
Vorrei ricordare in particolare mons. Francesco Macciò, parroco di S. Siro di Nervi, uno degli assistenti del gruppo scout Genova Levante in cui sono cresciuto. La cosa che più mi aveva colpito di questo sacerdote che, quasi ogni giorno, alle 18.30, dopo aver celebrato la S. Messa, si sedeva sulla scalinata della parrocchia insieme a noi giovani, era il modo con cui parlava a Dio e di Dio; spesso gli chiedevamo di pregare i vespri insieme con lui.
Quando celebrava l’Eucarestia o spiegava il Vangelo non modificava il tono della voce né utilizzava parole inusuali. Trattava con Dio come con un amico; un compagno abituale; talvolta mi ricordava un po’ la freschezza quotidiana del don Camillo di Guareschi, depurata dagli aspetti comici e grotteschi; trattava la chiesa come se fosse una casa, pulita, bella e accogliente e si relazionava con i parrocchiani come se fossero suoi familiari.
Era generoso con i giovani e non si risparmiava mai. Un giorno gli chiesi di venire a confessare un gruppo di scout, un sabato sera; partì con la sua “Mini Innocenti” dopo la S.Messa prefestiva; fece molti chilometri su una strada di montagna, per giungere in Val d’Aveto e ripartì verso l’1 di notte perché tanti ragazzi si erano accostati al Sacramento della Riconciliazione.
Quando gli comunicai il mio desiderio di fare un po’ di discernimento circa la mia vocazione al sacerdozio mi regalò un libro con la copertina nera dal titolo: “Psicologia del profondo e vocazione”; non ricordo il nome dell’autore. Era difficile da leggere ma mi sentii lusingato dal fatto che “mons. Maccio’ soprannominato il Maccio” mi avesse stimato in grado di leggere una cosa simile.
Non dimenticherò mai la dolcezza e la chiarezza paterna con cui accoglieva i racconti delle mie cadute e dei miei tradimenti; più di una volta mi veniva in mente la scena in cui Gesù accolse Pietro dopo il triplice rinnegamento oppure il modo in cui il Signore avrebbe accolto Giuda qualora fosse ritornato a chiedere perdono.
Quanto tempo e quante energie ha dedicato ai giovani!
Cari giovani, vi chiedo un regalo per quest’anno sacerdotale: aiutateci ad essere generosi, fedeli al nostro compito, chiedeteci soprattutto ciò per cui il Signore ci ha chiamati ad aiutarlo: catechesi, liturgia, carità; proveremo a farlo con amore…E… pregate per noi! Noi ogni giorno, come possiamo, lo facciamo per voi! Grazie.

don Nicolò Anselmi

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