Sport, danza, cucina in parrocchia

Qualche giorno fa, un mio confratello, fra un discorso e l’altro mi ha confidato che prima di entrare in seminario aveva praticato, per un buon numero di anni, a livello agonistico, l’atletica leggera; il mondo dell’”anello di tartan” gli era rimasto nel cuore, là aveva incontrato amici ed aveva imparato tante cose. Proseguendo il dialogo ci siamo detti che talvolta alcuni sacerdoti ed alcuni educatori guardano con sospetto il mondo dello sport; io stesso, in un periodo in cui ero impegnato agonisticamente ad un certo livello, ho rischiato di essere allontanato da una associazione che amavo; se così fosse accaduto questo “respingimento” forse mi avrebbe allontanato dalla Chiesa stessa.
Lo sport è un importante spazio vocazionale per molti ragazzi. Rosario e Paolo (tutti i nomi sono di fantasia), quando li ho conosciuti avevano 14 e 15 anni; ambedue faticavano a scuola. Rosario era stato bocciato due volte nelle medie e Paolo stava per lasciare l’Istituto tecnico industriale già a metà del primo anno. Quasi tutti i pomeriggi venivano sul piazzale della chiesa a tirare due calci al pallone; alle tre erano già lì; ogni tanto mi univo a loro; talvolta veniva anche Gerard un ragazzino africano, adottato; giocavamo a “porticine”, due contro due; tutti e tre erano piuttosto bravi; nessuno di loro frequentava la Messa domenicale. Paolo e Rosario non avevano ricevuto la Cresima. Paolo, nel quartiere, aveva la fama di essere un ladruncolo un po’ violento. Rosario viveva solo con la mamma ed era un tipo silenzioso e triste. Molte cose cambiarono quando cominciai ad invitarli a giocare a calcio insieme a me con i ragazzi più grandi; dopo qualche mese organizzammo una squadretta di ragazzi della loro età; Paolo cominciò a frequentare il gruppo degli adolescenti, a venire a Messa con gli altri ragazzi, suoi ex compagni di scuola. Rosario partecipava meno alla vita della parrocchia ma divenne presto il trascinatore della squadra.
Mi accorsi, da subito, che la fatica a socializzare con gli altri rimaneva, che la distanza non era svanita ma qualcosa in loro, grazie al calcio, era rinato.
Un racconto analogo potrei farlo per Sara; a 16 anni era una ballerina autodidatta di funky e hiphop davvero brava; non altrettanto potevo dire del suo andamento scolastico. Con il mio semplice appoggio, ha organizzato, da sola, una mini scuola di ballo gratuita frequentata da un bel gruppo di ragazzine, coetanee e più piccole; alla festa patronale lo spettacolo era assicurato, per giovani e adulti. Nel tempo anche il rendimento sui libri di Rosario, Sara e Paolo ebbe un’evoluzione: Rosario fu promosso, Paolo cambiò scuola e Sara si mise semplicemente a studiare.
Loredana amava cucinare ed in parrocchia c’era spazio anche per lei.
Talvolta nei nostri gruppi giovanili valorizziamo chi sa parlare, chi sa animare, chi sa leggere e studiare o fare un bel discorso; spesso è più facile trovare nelle nostre associazioni studenti universitari o liceali piuttosto che operai o apprendisti meccanici; alcuni doni cioè alcune vocazioni sembrano essere meno considerati e talvolta guardati con sospetto; Dio Padre non è sospettoso; il suo Amore, lo stesso con cui Gesù ha amato noi, il medesimo con cui dovremmo amarci gli uni gli altri, raggiunge tutti, allo stesso modo.   

don Nicolò Anselmi

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