lotta spirituale

In ogni esistenza una lotta spirituale quotidiana
Domenica 3 maggio, IV domenica dopo Pasqua, è stata la Giornata Mondiale di preghiera per le Vocazioni, per tutte le vocazioni ma in particolare per le persone chiamate alla vita consacrata: sacerdoti, diaconi permanenti, frati e suore, monaci, missionari e altre persone che vivono la loro consacrazione volutamente nella segretezza.
La giornata delle vocazioni è un’occasione importante per riflettere sulla vita.
Dopo 17 anni di vita sacerdotale credo di aver capito che la vita è la risposta ad una chiamata di Dio, che ci ama e ci vuole felici; questa convinzione è per me illuminante e liberante; da sola dovrebbe bastare a dare pace alla mia esistenza.
Mi rendo conto, tuttavia, ogni giorno che passa, che la vita ha le caratteristiche di una lotta, di un combattimento spirituale e vocazionale quotidiano.
Mentre scrivo ho in mente alcuni incontri recenti con giovani che, come posso, accompagno nel loro cammino spirituale.
Ho nel cuore la lotta di una coppia di giovani conviventi che stanno combattendo per abbandonare definitivamente la droga; la sofferenza tremenda di una giovane, prossima al matrimonio che sta lottando con la tentazione di non perdonare una infedeltà del fidanzato; porto con me la fatica e la delusione spirituale di un confratello sacerdote e quella di una giovane suora vittime ambedue di gelosie in comunità; soffro per la separazione di una giovane coppia di miei amici appena sposati, per il malessere di un novizio causato dal comportamento di alcuni compagni; condivido la sofferenza di due giovani che non riescono ad avere bambini, e non volendo ricorrere a tecniche di fecondazione assistita, vivono da anni nella preghiera e nella speranza.
E’ importante che nelle battaglie legate alla propria vocazione siano presenti il Padre, il Figlio, lo Spirito Santo e la Beata Vergine Maria.
Quante volte nella lotta mi è capitato di invocarli, anche chiamandoli “mamma” e “papà”; è noto che volendo insegnare agli apostoli a pregare, Gesù abbia usato un’espressione che andrebbe tradotta “Papà Nostro” anziché “Padre Nostro”.
Quasi per incanto, invocando la loro presenza, la speranza, l’amore e la luce prevalgono sulle tenebre: Gesù ha vinto la morte definitivamente.
E’ importante imparare ed insegnare ad invocare una persona vera, viva, un nome, un volto…come ha fatto Pietro quando, dopo esser stato chiamato da Gesù a camminare sulle acque, dopo alcuni passi “si impaurì e cominciando ad affondare urlò: Signore salvami!”.
La lotta spirituale e vocazionale porta sempre con sé una sofferenza; è quella che offro tutti i giorni sull’altare con il pane ed il vino, per me e a nome di tutti i fratelli e le sorelle: è una sofferenza che mi riempie di gioia e mi fa sentire con Gesù.
Vivere la propria vocazione da credenti, certi della presenza dello Spirito Santo, è impegnativo; vorrei pregare per tutti coloro che, non avendo la Fede, sono ugualmente chiamati a vivere situazioni di difficoltà e di sofferenza  

don Nicolò Anselmi

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