pane e stracchino

domande del giornalista uno psichiatra molto bravo. Il conduttore del programma, dopo alcune domande di carattere generale sulla situazione giovanile, mi ha chiesto di descrivere le attività della chiesa a favore delle giovani generazioni ed il contenuto della proposta per i giovani di oggi, credenti e non credenti.
La prima parte della domanda, quella sulle attività, era tutto sommato facile: le iniziative dei gruppi giovanili, la vita degli oratori, l’impegno della scuola cattolica e delle organizzazioni di volontariato sono sotto gli occhi di tutti. Più complesso è stato descrivere, in poche battute, i contenuti della proposta, anche se metodo e contenuti sono strettamente, anzi inscindibilmente collegati. L’insegnamento di Gesù mette al centro la persona, amata, voluta, chiamata da Dio. E’ buono tutto ciò che è al servizio delle persone, che le rende felici, che le fa stare bene, che dona loro una speranza che salva; ciò che conta è l’amore, l’amicizia, la gratuità, il don di sé.
La Quaresima è un periodo di proposte forti; è un tempo in cui si tenta di ritornare all’essenziale della vita cristiana; con i giovani si parla di preghiera, di elemosina, di digiuno. Per me digiunare è tornare all’importanza della persona; digiunare è tornare alle cose sostanziali, alla semplicità.
Da giovane non sono mai stato un frequentatore assiduo di locali; sì, qualche volta, il venerdì o il sabato sera. Con i miei amici mi divertivo a fare cose semplici; ci divertivamo di più ad andare su di un monte sopra Bogliasco, ad accendere un fuoco, osservare il colore rosso brillante della brace e cantare con gioia accompagnati da una chitarra. Era bello trascorrere le serate in casa a cucinare “improbabili” pastasciutte con gli amici e a giocare a “Trivial”. Non pochi sabati sera li ho trascorsi partendo di notte da un rifugio con la luce frontale accesa; amo dormire nel sacco a pelo, all’addiaccio, e lavarmi con l’acqua di un ruscello; quante volte ho fatto le stesse cose con i giovani che il Signore, la Chiesa ed i loro genitori mi avevano affidato.
Sono certo che, anche molti giovani di oggi, preferirebbero un venerdì o un sabato notte trascorso sotto una tendina a igloo, cucinando con il fornelletto, a molti “after hour” trasgressivi.
Oggi la mia più grande passione è arrampicare; parlo di cose semplici: una bella via di roccia, di gneiss, di IV e V grado, chiodatura sicura a 3 metri, pane e stracchino, il sole, il cielo blu, la roccia rossa e asciutta, gli amici. Dado, il mio compagno di cordata, ora è magistrato in Kosovo; questa estate siamo riusciti a progettare una scalata insieme. Da sempre preghiamo all’inizio ed alla fine della scalata.
Per me digiunare è abbandonare tutto ciò che ci fa essere meno uomini: il peccato, le bugie, l’apparire, lo spreco, gli eccessi inutili, il tempo perso, le relazioni egoiste; digiunare è anche recuperare quella semplicità che ha il profumo di Dio.

don Nicolò Anselmi

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