IN GIRO X L’EUROPA DA MISSIONARI

La scorsa settimana Matteo è partito per l’Erasmus; è andato a Glasgow per il secondo anno della laurea specialistica in ingegneria navale. Matteo era molto attivo nella pastorale giovanile della sua diocesi. Conosco molti giovani che in questi anni sono andati per Erasmus in università europee: Spagna, Paesi Bassi, Regno Unito, Francia, Scandinavia. Con alcuni di loro ho fatto un cammino spirituale: capi scout, giovani di Ac, ragazzi di parrocchia. Con altri rimango in contatto via email durante la loro permanenza all’estero.
Molte organizzazioni private addirittura propongono agli studenti di trascorrere il quarto anno della scuola superiore all’estero, negli Stati Uniti, in Inghilterra, in Irlanda, in Australia o in Nuova Zelanda, per imparare l’inglese. I giovani che partono per queste esperienze sono in genere in gamba, bravi dal punto di vista dello studio, con alle spalle una famiglia che li segue, consenziente e disponibile ad affrontare una spesa non indifferente. Al loro ritorno, dopo 6 o 9 mesi, i giovani hanno in genere una valutazione globalmente positiva dell’esperienza: hanno imparato la lingua, incontrato nuovi amici, visto un mondo diverso. Dal punto di vista culturale invece, succede che non siano soddisfatti; religiosamente, moralmente, affettivamente finiscono anche per vivere esperienze rischiose, in taluni casi quasi devastanti. Spesso i giovani si trovano in ambienti dove la religione è messa davvero da parte e dove i costumi morali sono ancora più liberi dei nostri. Ho incontrato uno studente italiano in Erasmus a Copenaghen, a “Cristiania”: il nome sembra quello di un luogo “cristiano”, ma in realtà è un parco dove nostro Signore Gesù Cristo è presente, sofferente, fra le bancarelle di hashish e marijuana. Un anno, con un gruppo di ragazzi, abbiamo fatto un campo estivo in Olanda; celebravamo la Messa tutti i giorni fra noi. La domenica decidemmo di andare in una parrocchia; ci trovavamo in Zelanda, una regione del sud, in campagna. Dopo aver cercato a lungo in molti villaggi, abbiamo trovato una celebrazione eucaristica in un pensionato per anziani; il sacerdote olandese ci disse che aveva la cura pastorale di una zona di molti chilometri quadrati.
I giovani che partono con Erasmus potrebbero essere dei veri missionari per l’Europa; Erasmus potrebbe essere un anno di risposta a una chiamata missionaria. Un giovane che faceva il catechista o l’educatore in parrocchia non potrebbe continuare a prestare servizio nella Chiesa a Helsinki o a Bruxelles? Forse basterebbe poco: un po’ di adorazione eucaristica seguita da una cena insieme e una catechesi… In alcune grandi città europee ci sono sacerdoti e comunità italiane che potrebbero aprire le loro chiese; alcuni già lo fanno. Non sono preoccupato per Matteo, voglio sostenerlo. Sento che Gesù ci chiama alla missione e che dobbiamo fare di più, con la preghiera e con gesti semplici e concreti.  

don Nicolò Anselmi

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