da ewconomy di Panorama

Scritto il 30 Ottobre, 2008 in L’edicola, Primo Piano da mutual |   | Invia per Email Invia per Email

get_photo15.jpg Il decreto Gelmini è legge. I cortei studenteschi (con l’assistenza di docenti e familiari) continuano. E l’opposizione, secondo Angelo Panebianco, sul “Corriere della sera” rischia di finire in trappola: “La trappola consiste nel fare del Partito democratico il campione del cartello del no, di una coalizione di interessi che difende lo status quo in settori come la scuola o il pubblico impiego”. Panebianco indica Gelmini e Brunetta come i due ministri che hanno lanciato la sfida proprio nelle due “casematte” elettorali del Pd e del centrosinistra. Per l’editorialista del Corriere a Veltroni converrebbe ora “assumere posizioni davvero indipendenti da quelle del sindacato” per evitare di passare come il signor no. Nello specifico, conclude Panebianco, “ci vorrà pure, prima o poi, una pubblica spiegazione sul perché, a suo tempo, Luigi Berlinguer, ministro dell’Istruzione del primo Governo Prodi, venne bruciato, fatto fuori, quando tentò di introdurre (contro i sindacati) un po’ di meritocrazia negli avanzamenti in carriera degli insegnanti”. Ancora più esplicito Luca Ricolfi su “La Stampa”, contesta le contestazioni ai tagli per scuola e università. E fa dei conti: le spese in questi due comparti “potrebbero essere ridotte di almeno il 10 per cento” a parità di servizi erogati. Pur attribuendo al Governo qualche eccesso di ruvidezza, Ricolfi ricorda ai ragazzi che protestano, che “il futuro non glielo ruba la Gelmini, ma glielo hanno già rubato molti degli adulti al cui fianco marciano con tanta convinzione”. E spiega che “il sistema dell’istruzione in Italia si regge su due patti scellerati”. Nella scuola il patto tra insegnanti e famiglie si fonda sull’impegno a far conseguire il diploma ai ragazzi con poco sforzo e poca sofferenza, “che poi imparino molto o poco conta di meno”. Nell’università il patto scellerato è quello tra docenti e studenti: l’importante è arrivare alla laurea “non importa in quanto tempo e imparando che cosa”.

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