diritti senza doveri nella scuola

Scuola in rivolta: diritti senza doveri

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Scritto da Piero Ostellino   

sabato 25 ottobre 2008

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Gli studenti manifestano contro la riforma della scuola. È un loro diritto. Lo sarebbe anche se non sapessero di che parlano; del che li accusa il ministro della Pubblica istruzione.

Per manifestare, non è obbligatorio sapere perché si manifesta. Ci mancherebbe. Se così fosse, non ci sarebbero più manifestazioni in Italia. O quasi. Manifestano anche i docenti universitari. È un loro diritto. Lo è anche dirsi progressisti, dopo aver manifestato contro tutte le riforme dell’università proposte da ministri di ogni colore, in nome dello status quo. Ci mancherebbe. Se così non fosse, non si saprebbe più chi sono i progressisti e chi sono i conservatori. O quasi. Sai che guaio.
I media si chiedono, e chiedono ai loro lettori, se sia giusto che la polizia intervenga. Anche porre domande sbagliate è un diritto. Ci mancherebbe. Se così non fosse, sarebbe impossibile dire che progressisti sono quelli contrari all’intervento — ma chi non lo sarebbe, rispondendo a una domanda tanto generica? — e reazionari quelli favorevoli; ma chi lo è in questo caso? A me pare, perciò, che la domanda sia mal posta. La domanda corretta — ma che temo metterebbe in imbarazzo qualche «progressista » — dovrebbe essere questa: è giusto che la polizia intervenga e la magistratura si pronunci, sanzionando i responsabili, nel caso di interruzione delle lezioni, di danneggiamento degli edifici?
A me non pare sia un diritto quello di una minoranza che — è accaduto in questi giorni — occupa una università, impedisce a migliaia di altri studenti di seguire i corsi, strappa il microfono dalle mani di un docente che voleva continuare a tenere lezione e cerca di ficcarglielo in quel posto. Posso ricordare — senza incorrere nell’accusa di essere un reazionario — che la legge definisce reato l’interruzione di pubblico servizio? Non sono neppure d’accordo con quei presidi e rettori che hanno sospeso l’attività didattica, non hanno chiesto l’intervento delle forze dell’ordine, e un pronunciamento della magistratura, «per evitare guai». Posso insistere che il loro comportamento mi sembra omissione di atti d’ufficio?
Ma qui casca l’asino. Una sentenza, del 30 marzo 2000, della Seconda sezione penale della Cassazione dice che «la scuola costituisce una realtà non "estranea" agli studenti, che contribuiscono e concorrono alla sua formazione e al suo mantenimento: nel senso, cioè, che gli studenti non sono dei semplici frequentatori… ma soggetti attivi della comunità scolastica a mezzo di una partecipazione… che conferisce loro un ben più incisivo potere-dovere di collaborazione… nonché di iniziativa per il miglioramento delle strutture e di programmi di insegnamento; e non sembrando, invero, configurabile un loro limitato diritto di accesso all’edificio scolastico nelle sole ore in cui è prevista l’attività didattica in senso stretto».
Occupare è, dunque, un diritto e persino un dovere. Mah. È lecito dubitarne senza incorrere nell’accusa (da parte di Di Pietro e compagnia di giro) di oltraggio alla magistratura e (da parte di «progressismo continuo») di reazionarismo?

postellino@corriere.it

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Da:corriere.it

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