Epifani distrugge il sindacato perché non sa neanche cosa siano le riforme, come Veltroni

Scritto da Carlo Panella   

giovedì 02 ottobre 2008

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La decisione di Epifani di rompere bruscamente la trattativa ancora aperta sulla nuova contrattualistica è sconcertante. Nessun tentativo di trovare una linea comune con Cisl e Uil, nessuna mediazione almeno con le altra confederazioni. All’improvviso, a muso duro, Epifani si è dichiarato fuori. E’ la replica, la brutta replica, della assurda divisione del fronte sindacale che ha rischiato due settimane fa di fare fallire Alitalia.
Solo, che questa volta, il risultato è ancora più disastroso -se possibile- e sarà pagato dai lavoratori.
La fisiologica fine di questa vicenda sarà infatti la firma di una nuova contrattualistica da parte di Cisl, Uil e Ugl, che impegnerà Confindustria così come Confcommercio che regolerà le vertenze del 70% dei lavoratori italiano. L’altro 30% -in realtà molto meno, perché si tratta di soli 3 milioni di iscritti alla Cgil che lavorano (gli altri sono pensionati) vivrà in un limbo vontrattuale fatto di scioperi, proteste, tanto più dure, quanto più perdenti.
E’ un evento importante questo nella storia del sindacalismo italiano, perché segna la fine di un percorso.
E’ terminata ogni presa della vocazione riformista che pure da Di Vittorio in poi aveva avuto nella Cgil una forte presa e che ha avuto in Bruno Trentin. col suo patto del 1993, il suo ultimo, alto, rappresentante. Con Cofferati e oggi ancora più con Epifani, la Cgil dimostra di soffrire della stessa malattia di cui soffre il Pd: il suo non è un orizzonte riformistico, ma di puro esercizio del potere (senza contenuti se non di conservazione). Il senso -l’unico senso- della tattica di Epifani su Alitalia è stato quello di marcare il fatto che senza la Cgil ”non si firma”; per questo ha rotto con un pretesto e infine ha firmato lo stesso identico documento che si era rifiutato seccamente di formare pochi giorni prima (accontentandosi di poce note verbali di chiarimento, non scritte, non firmate).
Stesso schema oggi: il nuovo meccanismo di contrattazione, che dà ampio spazio alla contrattazione decentrata, depotenzia il potere di interdizione della Cgil nazionale, perché in moltissime situazioni lavorative -anche operaie- è in netta minoranza rispetto a Cisl. Ecco allora che la Cgil, in una logica di puro potere d’interdizione, con un Epifani ormai alleato con la sinistra interna, fa saltare il tavolo e minaccia la caduta del Tempio.
E’ una scelta sciagurata, ma anche molto interessante, perché è contemporanea alla paralisi e alle non scelte del Pd, che non avendo più possibilità di giocare sul potere d’interdizione che gli veniva vuoi da presidenti della Repubblica amici o scorretti -Ciampi e Scalfaro- vuoi dai ”poteri forti” (disgustati dalle prove del governo dell’Unione), non ha la minima trama riformista da sviluppare, su cui chiedere consenso popolare, su cui confrontarsi col governo e allora si rifugia negli insulti, nelle demenziali accuse di autoritarismo alla Putin o alla Peròn che Veltroni e amici ci hanno ammannito negli ultimi giorni.
Cgil e Pd soffrono sempre della stessa, antica malattia, distruggono le forze riformiste -ma minoritarie- che avevano al loro interno, non elaborano alcuna prospettiva di riforma e puntano solo e irrealisticamente, al ritorno alla loro vocazione leninista delle origini: il potere per il potere.
Un disastro.

Carlo Panella
http://www.carlopanella.it/

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4 commenti

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4 risposte a “Epifani distrugge il sindacato perché non sa neanche cosa siano le riforme, come Veltroni

  1. Rita

    Solo due righe, per un saluto e per esprimere la mia apporvazione.
    Ciao!!

  2. andrea

    grazie e se mi inserisci tra i tuoi amici mi fai piacere io nn riesco ad entrare nel tuo sito…

  3. Vincenzo

    che dire? Mi sono cancellato dall cgil la settimana scorsa, mi pare più che esauriente come risposta!

  4. andrea

    direi di sì.
    spero lo sia anche x la politica

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