aborto

Oggetto: Un modo concreto per salvare una vita

Un modo concreto per salvare una vita
Adotti la mamma e salvi una vita

Sono 15 mila le donne tentate di ricorrere all’aborto che, grazie al “Progetto Gemma”, invece hanno portato alla luce il figlio. Con 160 euro al mese
si può contribuire a far nascere altri bambini.
L’invito rivolto a parrocchie e gruppi familiari
25/09/2008

di Luisa BOVE

“Adotta una mamma. Aiuti il suo bambino” è lo slogan che da anni accompagna il “Progetto Gemma” voluto da «un gruppo di persone del Movimento per la vita che hanno messo insieme le necessità dei Cav e l’esperienza delle adozioni a distanza», spiega l’attuale responsabile Enrica Vitale.

Gli oltre 300 Centro di aiuto alla vita già svolgono un compito importante nei confronti delle donne, offrendo servizi sempre più qualificati per rispondere alle diverse necessità. Il “Progetto Gemma” invece interviene con piccoli contributi per «salvare» quei bambini che altrimenti non vedrebbero la luce solo perché le madri vivono in ristrettezze economiche. «Il sostegno richiesto è di 160 euro al mese – dice Vitale -, che fino a oggi hanno permesso di risolvere ben 15 mila casi di donne tentate di ricorrere all’aborto e che invece hanno fatto nascere il loro bambino».

Il progetto consiste nell’attivare un’adozione prenatale a distanza che parte 6 mesi prima della nascita del bambino e arriva al compimento di un anno del piccolo. La segreteria di Milano fa da centro di smistamento tra «l’offerta delle persone che generosamente si fanno carico di questi casi difficilissimi e il bisogno che ci viene segnalato dai Centri di aiuto alla vita».

«Rispetto al 1994 (anno di avvio del progetto, ndr) è aumentato il numero delle straniere assistite – dice ancora la responsabile – arrivano al 50% e sono soprattutto sudamericane e rumene». Forse perché «nella cultura delle peruviane o delle equadoregne c’è la difesa della vita e quando queste donne vengono aiutate accettano di tenere il bambino». Tra le assistite ci sono anche africane del Senegal e del Burkina Faso. Ma l’aspetto più evidente è l’età delle italiane che si abbassa sempre di più fino ad avere «14 anni lei e a 14 anni il compagno di scuola».

Èdi qualche giorno fa la notizia che una quindicenne, sostenuta attraverso il Progetto Gemma, «ha perso spontaneamente il bambino (per il distacco della placenta) e adesso è disperata», racconta Vitale. Quando infatti le donne, grazie all’aiuto economico delle adozioni a distanza, accettano di tenere il figlio, di fronte a un imprevisto o a un aborto spontaneo «entrano in crisi». Ieri invece è arrivata una buona notizia: «Un “nostro” bambino, che quando è nato pesava 600 grammi, è tornato a casa dall’ospedale con la sua mamma, ha infatti superato i 2 chili e 200 grammi».

Tra i sostenitori del Progetto Gemma ci sono tante persone, anche della diocesi di Milano, si va dai singoli ai gruppi familiari, dalle comunità parrocchiali a nuclei di amici. Certo nel corso del nuovo anno pastorale dedicato al tema della famiglia può essere significativo aderire all’iniziativa, magari mettendosi insieme tra giovani coppie, gruppi familiari o altre realtà ecclesiali per fare una o più adozioni a distanza (per informazioni: tel. 02.48702890, oppure progettogemma@mpv.org).

In diocesi il primato per il maggior numero di adottanti spetta a Busto Arsizio, dove i promotori del Progetto Gemma svolgono un bel lavoro di sensibilizzazione. «Di solito nelle parrocchie si individua una persona come responsabile del progetto – spiega Vitale -, poi trovare 16 famiglie o singoli che offrono 10 euro al mese è semplice, tutto sta nel lanciare l’idea».

«Due settimane fa – continua la coordinatrice – è arrivata l’adozione di una signora che compiva 100 anni e si è regalata il Progetto Gemma, un’apertura meravigliosa alla vita». Un’altra donna invece per i 40 anni del marito ha organizzato una festa a sorpresa invitando amici e colleghi poi ha lanciato il Progetto. «Voleva iniziare raccogliendo mille euro e ci aveva assicurato che avrebbe “coperto” lei il resto dell’adozione a distanza, invece sono arrivati più di 3 mila euro, quindi più di un intero progetto. È bello pensare che quella cifra sarebbe andata in cravatte o bottiglie di liquore pregiato e invece aiuterà una mamma (e mezzo)».

Un altro esempio di generosità viene anche da tanti giovani sposi che rinunciano alle bomboniere e convertono la spesa in adozione. Dal 1° gennaio a oggi il Progetto Gemma ha accolto 839 adozioni a distanza, mentre l’anno scorso nello stesso periodo erano 777. «Noi garantiamo la massima riservatezza – assicura Vitale -, ma alla scadenza dei 18 mesi di adozione, quindi quando il bambino compie un anno, non abbiamo più responsabilità».

Adottante e mamma adottata quindi non si conoscono e spesso non vivono neppure nella stessa provincia, ma può capitare che entrambe esprimano il desiderio di incontrarsi. In questi casi devono scrivere al Centro di aiuto alla vita che ha gestito l’adozione a distanza e chiedere questa possibilità. «Una parrocchia per esempio, che aveva sostenuto una mamma con il suo bambino, ha poi invitato la donna con i due figli, offrendo viaggio e ospitalità a tutti perché abitavano a Siracusa».

http://www.chiesadimilano.it

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