meujgorie

Ma proprio, a volte, nel momento in cui tutto sembra perduto giunge l’avvertimento che può salvarci…”
Marcel Proust

CAPITOLO 1 – Erzegovina, Mercoledì 24 giugno 1981

Bijakovici, frazione di Medjugorje, comune di Citluk, provincia di Mostar. Ore 17,40. “Sveglia! Svegliati Vicka, corri dormigliona, o farai tardi a scuola!”. Grida così Zdenka verso sua sorella che apre gli occhi di soprassalto. Ma è un caldo pomeriggio di giugno e le scuole sono chiuse. Zdenka se la spassa, divertita dal suo scherzo e anche Vicka, il bersaglio dello burlona, scoppia a ridere. Protesta di non essere una dormigliona: il fatto è che le ripetizioni di matematica del mattino e poi il viaggio di ritorno da Mostar, in quel pullman affollato e caldissimo, l’hanno spossata. E comunque meno male che Zdenka l’ha svegliata perché deve andare a fare una passeggiata con Ivanka e Mirijana ed è in gran ritardo. Le hanno lasciato un messaggio: “Quando ti svegli vieni da Jakov. Siamo lì” Vicka esce di corsa, con la sua solita allegria addosso e vola verso quella casa, ma la madre di Jakov, la signora Jaka Colo, zia di Mirijana, le dice: “No, Vicka, non sono più qui, si sono già incamminate. Mi hanno detto che devi raggiungerle: hanno preso la strada sterrata che va verso le case dei Cilici”. “Grazie, le seguo subito”, risponde Vicka.

Lei è di questo piccolo villaggio. Le sue due amiche hanno qui a Bijakovici le radici familiari, ma finora hanno vissuto altrove. Mirjana, bionda, occhi azzurri, è di Sarajevo, dove frequenta il liceo e abita con i genitori e un fratello: viene qua in campagna dai nonni per trascorrere le vacanze estive. Ivanka, alta, un volto bello e dolce, capelli lunghi, abitava a Mostar fino a due mesi fa, quando è morta all’improvviso la sua giovane madre Jagoda, cosicché lei è dovuta venire ad abitare dalla nonna, con il fratello più grande e la sorella più piccola, perché il padre Ivan, operaio, è emigrante in Germania. Dunque Vicka – un sorriso solare e un temperamento ilare – fatti 200-300 metri a passo svelto scorge subito, un po’ più avanti, le sue amiche. Sono con la piccola Milka, la figlia di Filippo Pavlovic. Ma – che strano – stanno ferme sul ciglio della strada. Tutte e tre fissano intensamente qualcosa e sembrano fortemente impaurite. Arrivata ad alcuni metri di distanza Vicka sta per chiedere loro: “ma che state guardando?”. Non fa in tempo a pronunciare queste parole che realizza: devono aver visto una vipera (lì sul Podbordo è sempre pieno). Milka la vede e le grida: “sbrigati! Vieni a vedere: c’è la Madonna!”.

In poche frazioni di secondo, Vicka terrorizzata schizza via e per scappare più velocemente lascia pure le scarpe. Però, mentre corre a tutta velocità per la paura, si rende conto di ciò che le tre amiche le hanno detto. “La Madonna?”. Si ferma, scoppia a piangere, un po’ frastornata, chiedendosi perché mai si sono messe a scherzare così, con quella battuta stupida sulla Vergine, per prendere in giro la povera Vicka. E’ arrabbiata e confusa. Non sa che fare. Riflette: “Non dicono mai cose blasfeme, non sarebbero nemmeno capaci di essere così volgari”.

In quel momento stanno passando due ragazzi, Ivan Ivankovic e Ivan Dragicevic. Portano dei sacchetti pieni di mele: “Vicka vuoi una mela? Sono buone, assaggiale”. Vicka appena li vede – infischiandosene delle mele – urla: “venite a vedere: la Madonna!”. Il più giovane dei due Ivan dice all’altro: “lascia stare, questa è pazza, non sa neanche cosa dice…”. Ma la ragazza li implora, con le lacrime agli occhi, di accompagnarla lassù dalle sue amiche. Si raccomanda: “Ivan accompagnami, ti prego. Non la vedremo, ma andiamo lo stesso”.

Si mettono a camminare tutti e tre a passo spedito. I due ragazzi sono un po’ interdetti da questa storia, ma vogliono mostrarsi sicuri di sé e tranquilli. Trovano le ragazze ancora incantate che appena si accorgono che Vicka è tornata con i due accompagnatori indicano loro dove guardare.

Adesso tutti la vedono, è proprio all’inizio della collina, saranno duecento metri: è una giovane donna, ha un bimbo in braccio e una corona sulla testa e fa cenno di avvicinarsi. I due ragazzi terrorizzati buttano i sacchetti con le mele, scavalcano il recinto e fuggono via di gran carriera. Le ragazze, stavolta con Vicka sbalordita ed estasiata, restano lì a guardare una meravigliosa giovinetta che continuamente copre e scopre il bimbo che ha in braccio, facendo cenno di avvicinarsi. “Ci chiama… chi va da Lei?”, sussurra qualcuna delle ragazze. Ma nessuno il coraggio di fare un passo avanti. Non sanno che fare, che pensare. Così, dopo qualche minuto, la giovane donna scompare.

Le quattro studentesse sgomente e piene di meraviglia si voltano l’una verso l’altra. Ivanka è certa che si sia trattato della Madonna. In effetti quel velo sulla testa, la corona, il bambino, i piedi su quella nuvoletta, sollevata da terra… Ma sono tutte sbalordite. Nessuno di loro ha mai sentito dire che la Madonna appaia sulla terra e che appaia così (sono cresciute sotto un regime comunista e non hanno mai sentito parlare nemmeno in casa, dove pure si prega, di Lourdes o di Fatima). Lo stupore e il terrore tuttavia convivono con un incontenibile entusiasmo.

Sono circa le 18. Vicka di nuovo scappa via di corsa seguita da Milka. Mirijana dice a Ivanka: “Chissà che cosa succede. Forse è meglio che scappiamo anche noi”. Non ha neanche finito di pronunciare queste parole che già stanno correndo verso il paese. Tutte col fiatone e il cuore che scoppia per l’emozione. Vicka e Milka entrano di corsa in casa di quest’ultima e investono la madre con il racconto di quello che hanno visto sul Podbrdo. Poi Vicka va a casa sua e scarica la sua fortissima emozione con un pianto liberatorio, distesa sul divano. Anche Mirjana, di solito molto seria e controllata, ha il cuore in subbuglio, non riesce a contenersi, ha bisogno di dire a tutti quello che le è capitato. Corre verso la casa dei nonni e degli zii, entra dai vicini. Trova due ragazzette davanti alla televisione e le investe: “abbiamo visto la Madonna! Era sul Podbrdo, noi eravamo per la strada che va verso il monte Crnica e l’abbiamo vista!”.

Le due ragazze ammutolite spengono la tv, ascoltano il racconto di Mirjana, una di loro, Jela, corre a chiamare la madre: “Mamma! Mamma!”. Sua madre sta dicendo il rosario con i figli piccoli e le fa cenno di tacere. Finita la preghiera viene a sentire cos’ha Jela da chiamare con tanta agitazione e sente anche lei il racconto di Mirijana. Ascolta commossa e subito senza incertezze si convince che Mirjana non sta raccontando una frottola.

Poi Mirjana arriva a casa dei suoi. E qui ripete ancora alla zia ciò che è accaduto pochi minuti fa sulla collina. La donna è perplessa davanti alle sue parole. Le sembra tutto incredibile, ma d’altra parte conosce Mirjana. Sa che è sempre stata una ragazza particolarmente seria, matura, razionale, affidabile. Non sa che dirle. Così prende il telefono a chiama sua sorella, la madre di Mirjana, a Sarajevo. “Milena ti devo dire una cosa, ma non so come spiegarti”. La donna, all’altro capo del filo, si sente piegare le gambe temendo qualche disgrazia; afferra una sedia e mette a sedere. La zia riprende: “Mirjana è qui e dice di aver visto la Madonna. Sul Podbrdo”.

La donna, dall’altro capo del filo, ha qualche attimo di esitazione. Poi chiede alla sorella: “ma in che stato è Mirjana? Ti sembra normale o fuori di testa?”. La zia risponde: “Beh, mi sembra normale, come sempre”. “Allora”, riprende la madre, “dev’essere accaduto veramente qualcosa. Io conosco mia figlia e lei non è una che s’inventa delle bugie: specialmente su queste cose non scherza”.

Questa sera a Bijakovici non si parlerà d’altro. Decine di volte le ragazze ripetono cosa e come è accaduto. A casa di Milka torna anche sua sorella maggiore, Marija, che nel pomeriggio è andata a una festa di amici, in un paese vicino. Trova un’incredibile confusione. Tutti parlano di questa faccenda. Molti ne ridono, altri ci credono e chiedono perché mai le ragazze dovrebbero inventarsi una cosa simile. Marija resta molto impressionata dal racconto della sua sorellina, che non ritiene una capace di mentire così spudoratamente (e poi su cose simili).

I fatti vengono riferiti per filo e per segno. Tutto è cominciato poco prima che Miriana e Ivanka fossero raggiunte da Vicka. Le due amiche camminavano parlando delle piccole cose delle adolescenti. A un certo punto Ivanka si volta verso la collina: vede qualcosa che brilla e – mentre Mirjana continua a camminare – si sofferma un attimo per fissare meglio lo sguardo, così si accorge di quella figura. Sorpresa e incantata dice, quasi fra sé: “Ma quella è la Madonna!”. La studentessa di Sarajevo segue piuttosto i suoi pensieri e tira diritto: “eh sì, figurati, ora la Madonna non ha altro da fare che venire a vedere cosa facciamo noi”.

Razionale e seria, Mirjana neanche si è voltata: pensa che Ivanka abbia scorto in lontananza una abitante di Bijakovici che magari sta pascolando delle capre, e l’abbia scambiata, chissà perché, per la Madonna. E poi trova quasi irrispettoso parlar così della Madonna. Non le passa neanche per la mente che lei, che sta in cielo, possa apparire sulla terra, oltretutto lì, a loro. Nessuno mai le ha parlato di apparizioni della Vergine. Per lei è semplicemente assurdo. Neanche ammette l’idea.

Ivanka riprende a camminare dietro a Mirjana, la segue silenziosa, ma ancora piena di meraviglia e di interrogativi. Pensa di essersi sbagliata o immaginata tutto, ma non riesce a togliersi dalla testa quella figura. Scendendo verso le case le due adolescenti si imbattono in una ragazzina del paese, Milka Pavlovic, che chiede il loro aiuto: “venite, per favore, ad aiutarmi a riprendere le pecore?”. A questo punto Ivanka implora le due ragazze di tornare con lei in quel punto della strada, a vedere se c’è ancora quella che lei ha chiamato “la Madonna”. Arrivate lì Ivanka dice concitata: “Guardate! In quel punto, lassù sulla collina. E’ veramente la Madonna!”. Ora tutte e tre vedono quella giovane donna e restano lì imbambolate.

Mirjana si rende subito conto che c’è qualcosa di strano: la ragazza indossa un abito lungo non della nostra epoca, ha un velo in testa e poi sta, con un bimbo piccolo, su una collinetta piena di sassi, spine e vipere dove non sale mai nessuno. E infine il suo aspetto. Sembra sospesa nell’aria, ha una corona sulla testa. Restano ammutolite. E tacciono le ragazze col cuore in tumulto, pieno di emozioni contraddittorie che vanno dall’entusiasmo alla paura. Finché – come abbiamo detto – arriva Vicka (abbiamo già visto cosa è accaduto al suo arrivo).

Tutta questa storia la sera del mercoledì 24 giugno a Biakovici passa di bocca in bocca, viene raccontata e ripetuta decine di volte: nelle case, sulla strettissima stradina che corre nel mezzo delle abitazioni, nei cortili, nelle stalle, negli orti. E tutti dicono la loro. I familiari dei ragazzi, un po’ sgomenti e disorientati, cercano di calmarli e convincerli a non pensarci più, ritenendo quasi irrispettosa verso la religione questa vicenda. Qualcuno pensa che i ragazzi non mentano e, sia pure con molta meraviglia, crede al loro racconto. Ma la maggior parte ironizza: sarà stato un ufo (“perché non l’avete acchiappato?”), sarà stato un fantasma, sarà stato qualcuno che voleva fare uno scherzo. Anche fra i parenti le reazioni sono queste. Quando Ivanka torna a casa e dice alla nonna di aver visto la Madonna, l’anziana contadina le risponde: “Va là, che cosa dici? Sarà qualcuno che custodiva le pecore sul colle e che si è messo una pila elettrica sulla testa”. Anche Mirjana, in mancanza dei genitori, ne parla con la nonna che ha un buon consiglio: “Ma prendi il rosario e prega e lascia la Madonna in paradiso”. E proprio così farà la ragazza, anche perché avverte un gran bisogno di starsene sola. Si chiude in camera – dove il sonno, quella notte, non la raggiungerà – e prega tutta la notte. L’unico modo per calmare un po’ il cuore e avere pace. Ivan arriva a casa e non dice niente a nessuno. Si chiude in se stesso, com’è nel suo carattere, a rimuginare sulle mille domande che gli passano per la testa: “ma è impossibile!”, continua a ripetersi. Però è accaduto. E gli viene la paura: “se venisse ora nella mia stanza? Dove scapperei?”.

Per tutti i ragazzi sarà una nottata in bianco. Ma questa notte sono tanti a Bijakovici che si rigirano nel letto. Da “Mistero Medjugorje” (ed. Piemme) di Antonio Socci
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