laicismo dogmatico

Scritto da Fabio Raja (alias lupodellasteppa)   

Friday 30 May 2008

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Testamento biologico: esiste una norma del 2004 che consente di morire come si desidera e di rifiutare le cure.

Così titola il “Corriere” sul caso della signora di Modena affetta da SLA che avrebbe “deciso di morire come desiderava”, rifiutando le cure, spacciandolo come un precedente di “testamento biologico” o, peggio, d’eutanasia.

Il pressappochismo d’alcuni giornalisti, che trattano le questioni bioetiche come se fossero la trama di una fiction di quarto ordine, merita da parte di un giornale libero e genuinamente  laico come Il Legno Storto un momento di riflessione e discussione, soprattutto di corretta informazione.

Occorre precisare che il diritto d’ogni malato a rifiutare le cure è sempre esistito e non ha certo avuto bisogno di leggi per essere riaffermato, poiché è semplicemente scritto nella Carta Costituzionale. Ogni giorno, da sempre, centinaia di pazienti rifiutano interventi chirurgici, cure e accertamenti proposti loro dai medici e non risulta siano stati mai portati in sala operatoria dalla forza pubblica né obbligati dai carabinieri ad assumere contro la loro volontà i farmaci prescritti.

Magari sentono un altro medico che consiglia loro cure diverse, magari decidono di non fare niente e poco importa se a distanza più o meno breve di tempo moriranno come conseguenza diretta o indiretta della loro scelta. La pelle è loro e ne fanno quel che vogliono.

Non per questo è lecito parlare d’eutanasia che si configura, al contrario, non come mero rifiuto, o interruzione volontaria di cure, ma come un evento causato da un intervento attivo finalizzato unicamente a produrre la morte.

Accanto al sacrosanto diritto di farsi curare, rifiutare le cure, e  “come” farsi curare, esiste quello di “ripensarci”. E’  un diritto riconosciuto persino a chi acquista alla Postalmarket, figuriamoci se non è ammesso per un malato che dapprima accetta una terapia e poi decide che è troppo dolorosa, troppo umiliante, troppo inutile per continuarla.

Il famoso caso Welby, divulgato per interessi politici come un caso d’eutanasia, rientrava in questa fattispecie, vale a dire nel diritto, da sempre riconosciuto, di rifiutare una cura. Nel caso in esame la respirazione assistita, che sino ad allora Welby aveva accettato.

In questi casi quel che conta è, unicamente, il rapporto tra medico e paziente. Quest’ultimo ha la facoltà, tuttavia di farsi  sostenere, consigliare e assistere da una terza persona, per lo più un congiunto. Il ricorso alla Magistratura quando la volontà del paziente è risoluta e chiaramente espressa, è pleonastico, anzi improprio. Può accadere che il medico, per casi particolarmente complessi, richieda il parere del magistrato, non c’è niente di male, ma è chiaro che chi decide è il malato.

Il “biological will” o testamento biologico è, invece, lo strumento per far valere la propria volontà a “futura memoria”, necessario perché sino ad oggi la legge, in mancanza d’altri mezzi, applica il principio della presunzione relativa. Un Testimone di Geova, per esempio, ha il pieno diritto di rifiutare una trasfusione considerata indispensabile dai medici per salvagli la vita, ma se ad un certo punto perde conoscenza, i medici, secondo il principio di presunzione, potrebbero contravvenire alla volontà in precedenza manifestata, ipotizzando che, nell’imminenza della morte, il paziente abbia cambiato idea.

Col testamento biologico questo non può più accadere perché la decisione dell’individuo è cristallizzata nel biological will e sarà rispettata anche quando egli non sarà più in grado di manifestarla. In questo caso il ricorso al Magistrato è necessario per la verifica che la volontà del malato sia non equivoca, pertinente al fatto contingente ed  espressa in modo corretto.

Non risulta che il caso della signora di Modena rientrasse questa fattispecie, poichè a quanto riferisce la stampa è stato lo stesso Magistrato a raccogliere direttamente dalla Signora la volontà di non subire la tracheotomia.

Di fronte a fatti come questo o quello del Signor Welby l’informazione deve essere corretta per evitare ogni sospetto di strumentalizzazione, mentre l’atteggiamento di chi piega la verità ai propri interessi politici e convinzioni è l’esatto contrario dello spirito laico, è solo laicismo dogmatico.

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