educare e….

Qualche giorno fa ho incontrato Kety (nome inventato), una ragazza splendida, intelligente e generosa.
Abbiamo parlato della sua famiglia, di alcune cose che stava facendo, dei suoi studi; mi ha confidato che stava faticando a mettere insieme le 1000 cose che stava vivendo.
Dopo pochi minuti si è messa a piangere; non l’avevo mai vista così;
Abbiamo parlato e mi ha ringraziato a voce, con una e-mail e due o tre sms.
Ieri sul computer ho trovato una lunga lettera di Alice (nome inventato), una giovane del Canton Ticino.
Ha trovato il mio indirizzo da qualche parte; non ci conosciamo.
Mi ha scritto lungamente del suo fidanzato, dei suoi dubbi, di una sintonia spirituale fra loro due, di una generale non attrazione fisica, della paura di affrontare il matrimonio.
Mi chiedeva un consiglio e le ho risposto come ho potuto.
Al di là del contenuto di questi due incontri, sia Kety che Alice mi sono sembrate sole nel loro cammino, senza un adulto che le accompagnasse, che avesse tempo per loro, per ascoltarle, confortarle, dare loro speranza e sdrammatizzare le situazioni nell’amore di Dio.
Ho imparato a sciare da piccolo ed è una delle cose che so fare meglio.
Nelle parrocchie in cui sono stato ogni tanto andavamo a sciare, dalla mattina alla sera o per più giorni.
Ho insegnato a sciare a decine di persone, credo più di cento.
Ogni tanto incontro giovani che mi ringraziano per la “pista baby” che ho fatto con loro, per il tempo che ho perso per loro, fra una caduta ed un’altra.
Mi diverto a donare ciò che so fare.
Stare vicini è crescere insieme; certo ci vuole tempo, fatica, tanta.
Quando un giovane vuole capire qualcosa di più di Dio e di se stesso, talvolta è faticoso stare lì con lui a rispondere alle sue domande e ad ascoltare le sue sofferenze, paure, incertezze.
Anche per spiegare un brano del Vangelo, ci vuole tempo.
Per educare, è necessario regalare tempo alle persone; per autoeducarsi è necessario regalare tempo a noi stessi.
La soddisfazione di vedere le persone crescere è più grande di ogni fatica.
Un sabato sera, un gruppo di adolescenti mi chiese di andare a mangiare una pizza; mi venne in mente che, anziché comprarla, potevamo provare a farla. Nessuno dei ragazzi aveva mai cotto una pizza. Mi ricordai di in un piccolo rifugio, sempre aperto, in un bosco, in cui c’era un forno.
Ci dividemmo i compiti: qualcuno portò il pomodoro, altri la mozzarella e la pasta; un ragazzo costruì la pala, di metallo.
Raccogliemmo la legna, accendemmo il fuoco e cucinammo le pizze…un po’ “bruciacchiate” ma ottime perché fatte da noi; la birra….l’abbiamo comprata.
Ritornammo a casa di notte con le torce elettriche .
Concludemmo la serata con un Padre Nostro, in un prato, a luci spente, al chiaror della luna e delle stelle, tenendoci per mano.
Fu un sabato sera indimenticabile, fatto da noi, anzi, da loro: io semplicemente guardavo…
Il vero educatore è pigro, non si sostituisce mai al protagonismo dei ragazzi, sta loro vicino, con amore; lascia che siano loro a prendere in mano un coltello, un fiammifero, una pizza; piano piano prenderanno in mano la propria vita spirituale, se stessi, la propria vocazione, il mondo intero…con Gesù. 

Don Nicolò Anselmi

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