La Spagna che ha ancora colonie, alza muri e fa sparare sugli emigrati, ci accusa di xenofobia

Scritto da Carlo Panella   

lunedì 19 maggio 2008

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incidenti del 2005 a Ceuta

Ha ragione Bossi a ricordare che il pulpito da cui sono venute le critiche al governo Berlusconi è quello di due ministre di un paese, la Spagna, che sugli immigrati ha sparato a raffica nel 2005.Ma non l’ha detta tutta. Gli incidenti sanguinosi del 2005 scoppiarono perché la Spagna mantiene ancora due dominion sul territorio spagnolo, Ceuta e Melilla, che aveva comprato dal Portogallo nel 1668.
Di fatto, senza giri di parole, si tratta di due colonie, che infatti, a piena ragione, il Marocco continua a reclamare sotto la sua sovranità
Non basta, la sinistra spagnola difende l’hispanicità -coloniale- di queste due città, mandando la Guardia Civil a presidiar de alte muraglie che le separano dal Marocco. Apartheid, sotto il profilo tecnico, dunque.
Ancora, nel 2005 centinaia di marocchini presero d’assalto quei muri, per potere andare in Spagna a lavorare.
Ci fu una sparatoria, di sicuro sparò la polizia marocchina, molte Ong sostennero che aveva sparato la Guardia Civil: 8 i morti, decine i feriti.
Ancora: la polizia marocchina, per aiutare la Guardia Civil a difendere il Muro, prese alcune decine di marocchini che volevano emigrare, li trasportò nel Sahara e li abbandonò lì, come denunciato sempre da alcune Ong.
Le due ministre furono personalmente corresponsabili di quelle scelte.
Ora -mentre Zapatero è a Lima- insultano l’Italia perché chiude dei campi nomadi irregolari.
Se volete capire perché la sinistra sta declinando in Europa, ecco un’ottima traccia per trovare una spiegazione.

Carlo Panella
http://www.carlopanella.it/

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1 Commento

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Una risposta a “La Spagna che ha ancora colonie, alza muri e fa sparare sugli emigrati, ci accusa di xenofobia

  1. frida

    Ho visitato le due enclavi spagnole la scorsa settimana, e devo ammettere che l\’impatto entrando dal Marocco è molto forte, perchè il divario tra il Marocco e la Spagna colpisce alla vista appena superata la frontiera. Passando Nador in direzione Melilla, strade sterrate, accattoni, uomini e donne che camminano a piedi, gente che ti fissa e che cerca di venderti di tutto, superata la frontiera (che è vietato filmare o fotografare) invece, gli edifici, il verde e le strade sono molto curate, per le strade scorrazzano suv e auto di lusso, banche ovunque e negozi occidentali. A Ceuta non mancano il monumento intitolato alla tolleranza e quello intitolato alla convivenza, in realtà però tolleranza e convivenza sembrano fittizie. Ovviamente nessuno in città fa allusione alla situazione politica e le domande su quest\’ultima sembrano essere abbastanza sgradite. In entrambe le città la presenza dei militari è molto massiccia (caserme di militari, più la parata militare del giovedì a Ceuta, e la sezione dei caduti nella guerra d\’Africa nel cimitero di Melilla), così come si avverte la presenza delle donne con il velo, ma appunto si tratta di una presenza, non ho avuto percezione di una partecipazione attiva dei musulmani in città, se non nei gradini più bassi della scala sociale, gli inservienti negli alberghi, gli spazzini nelle strade, i camerieri nei ristoranti. Forse la mia impressione è stata viziata dalle notizie che avevo letto on line dai siti di ong come No Fortress Europe, ma ripeto l\’impatto emotivo oltrepassando le frontiere è molto forte, ed è aumentato dal fatto che non ho potuto fare a meno di paragonare le due città a città cosmopolite Madrid o Barcellona. Dopo aver visitato queste città devo ammettere anche io di aver pensato "da quale pulpito" riguardo alle critiche sulle politiche per l\’ immigrazione del nostro governo, però continuo a chiedermi come mai non avevo avuto mai sentore di tutto questo in altre città della Spagna

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