il travagliato

Scuse in diretta e senza neanche una parolaccia della Littizzetto. All’indomani delle dichiarazioni di Marco Travaglio riguardo le «presunte» amicizie mafiose di Renato Schifani, Fabio Fazio, si è messo a «novanta». Petruccioli (Ds), si è messo a novanta.  Anche la Littizzetto si è messa a «novanta», ma ahimè, (perdonate la licenza poetica) sono ormai anni che non se la «in**la» più nessuno (con sua somma tristezza). Il centrodestra si incazza e pure un po’ il centrosinistra che, evidentemente, deve aver capito che alle fine questi personaggi «dde noantri» fanno più male che bene.

Non però ai «comici messianici» visto che, i «travagliati», fanno share e riempiono le tasche. Proprio loro, che odiano tutti i giornalisti, tranne Marco Travaglio, che – come sappiamo tutti – celebra messa nel minareto dei magistrati. Mai sarà troppo tardi per spiegare a questi signori (compreso anche l’ex ministro delle Infrastrutture) che con le supposizioni, senza condanne certe, non si arriva da nessuna parte e si scavalca anche il diritto. Travaglio e Grillo però, in tutto questo, hanno capito una regola incontrovertibile: sparando incondizionatamente, e per più volte, sulla stessa persona, alla fine da qualche parte ci prendi. Per forza, perché o tutti siamo Santi, compreso noi e voi che state leggendo, oppure siamo uomini. Il che significherebbe essere come quei «bipedi» che calpestano il pianeta terra. Alcuni più fortunati, altri meno. Ma sempre dei «bipedi».
Invece, il nostro Imam del WWW ed il sedicente «articolaio», sovvenzionato e pagato dallo Stato, quello stesso Stato a cui Grillo sputa perché sovvenziona giornali dove scrive Travaglio (qualcosa non torna?), hanno capito che alla fine il giustizialismo paga. Lo hanno saputo anche quelli che sono stati bravi a scaricare in fretta i redditi 2005 dal sito dell’Agenzia delle Entrate, vedendo gli introiti del «messia» genovese. Anche a sinistra se ne stanno accorgendo, sia di aver troppo taciuto rispetto a questo tipo di antipolitica, e sia di aver fatto «comunella» troppo in fretta con quel Di Pietro che, da sempre, ha usato questa deriva – che poco c’entra con la giustizia vera – per le sue percentuali politiche.
Ora se ne rendono conto e, dalla Finocchiaro a Violante, tutti oggi a sinistra sparano contro Travaglio e a tutta quella accozzaglia di antipolitica che alla fine fa parte delle cause che hanno fatto scegliere agli italiani che era meglio (forse), votare da qualche altra parte. Dice oggi Travaglio su Repubblica: «Mi limito a fare notare una cosa: nessuno mi dice che quando ho affermato sia falso.». Per forza. Quando c’è lui, non c’è mai contraddittorio . Come non c’è l’ha mai il comico genovese. L’unica volta che Santoro ha avuto l’ardire di chiamare in studio una voce fuori dal coro (Vittorio Sgarbi) Travaglio ne è uscito parecchio malconcio – nonostante i modi poco consoni del critico d’arte – facendosi dare del deficiente (quando gli è andata bene). Una tristezza insomma. Sarebbe meglio, e più credibile, se il buon Travaglio imparasse a dibattere al di fuori degli appuntamenti «dde sinistra». Sarebbe più credibile e meno fazioso, potendo magari discutere con più cognizione di causa di alcune delle problematiche da lui sollevate. Chissà se Montanelli ne andrebbe ancora fiero di quel ragazzetto che aveva in redazione. Ad occhio e croce griderebbe vendetta.

A rileggerci

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