falce e carrello. il martello? se lo sono dati già altrove …..

Dico la mia (velocemente, di questi tempi non ho un momento libero) sul caso, emblematico, di Esselunga, simbolo eletto dello stato di putrefazione delle culture politiche dominanti in Italia. Il contegno vergognoso dei ministri, alcuni dei quali presunti liberalizzatori come Bersani, che si sono pronunciati sulla vicenda tenendo bordone all’ aggressione condotta dalla Coop, svela, se mai ce ne fosse stato bisogno, la loro interpretazione selettiva e puramente strumentale del concetto, spesso da loro sbandierato, di libertà economica, che si perverte qui, diversamente da altri casi e al solo scopo di avvantaggiare aziende amiche, nella grottesca invocazione dell’italianità della distribuzione, a discapito dei consumatori e della concorrenza – Fazio docet. Neanche mi soffermo a tale riguardo a constatare l’assoluta irrilevanza dell’ autoproclamata influenza "liberale" del patetico Partito della Rosa, che d’ora in poi, essendo in vena di facezie, chiamerò Der RosenPartei, il quale, ormai, da sede di dibattito e azione politica è scaduto al rango di teatrino da Vaudeville; RosenPartei, dicevo, a cui è di gran lunga preferibile Der RosenKavalier , ovvero Il Cavaliere della Rosa, sublime opera lirica del grande Richard Strauss (da non confondere con Josef e i due Johann padre e figlio, autori di valzer e operette, mi raccomando…). Ma se Atene piange, Sparta non ride: infatti se, anche qui per ragioni tattiche, nel centro-destra qualche voce si è levata a favore del patron Capriotti, non possiamo dimenticare che gli speciosi argomenti, utilizzati dai governativi per dirottare Esselunga nelle mani di Coop, sono gli stessi che ho sentito più volte ripetere, con indecente ossessività, da un personaggio centrale nell’ elaborazione della politica economica di FI, ossia il tristo e sciagurato Giulio Tremonti, vero flagello di qualsiasi prospettiva liberale e non populista nel centro-destra: mi riferisco allo spauracchio, agitato a mo’ di spaventapasseri, di politiche commerciali tese a privilegiare prodotti stranieri, soprattutto alimentari, nel caso di cessioni di catene italiane a grandi operatori esteri.
In Italia, come si sa, non esiste uno schieramento politico minimamente liberale e neanche si profila all’orizzonte, quelli attuali ne rappresentano l’iperbole immaginaria sul piano verbale e l’antitesi reale sul piano dei fatti, salva l’eccezione della politica estera e di difesa, dove le differenze, a favore del centro-destra per chi scrive, sono abbastanza nette.
Sconsolato concludo parafrasando Trotta, il protagonista della Cripta dei Cappuccini, mentre, la sera del giorno dell’Anschluss, di fronte al sarcofago del vecchio defunto imperatore Francesco Giuseppe, dà sfogo alla sua – sobria – disperazione ( "dove devo andare ora, io, un Trotta? ") : per chi devo votare, io, un liberale ?
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