viva la semplicità

EDITORIALE
 

Semplicità: la Vita
Poco lontano dalla casa in cui vivo lietamente insieme ad alcuni sacerdoti c’è Villa Panfili, un meraviglioso parco di molti ettari di prato interrotti da laghetti, sentieri, piccoli boschi, filari di alberi e ruscelli.
Una domenica dovevo celebrare la S. Messa delle 11; avevo tempo per una passeggiata solitaria.
Dopo aver varcato il cancello d’ingresso del parco, subito, dopo un centinaio di metri, mi sono ritrovato immerso nel verde, nel silenzio, nella lentezza; ho avuto quasi la sensazione fisica che la mente si svuotasse, liberandosi da alcuni pensieri.
Gli alberi, fermi e quieti creavano un piacevole contrasto con i bus, le macchine, gli scooter con cui ogni giorno vengo a contatto.
Ero dispiaciuto di dover calpestare le piccole margherite del prato, quelle con i petali rossi sull’estremità; persino gli sguardi delle persone che incontravo lungo i prati mi apparivano più rilassati e sereni di quelli che incrocio quotidianamente sui marciapiedi: la semplicità della natura parla della semplicità di Dio che l’ha creata per noi, perché l’abitassimo.
Una passeggiata nel verde scatena in me un desiderio irresistibile di semplicità di vita, di sorrisi donati senza aver paura di essere fraintesi, di parole sussurrate, ma anche di lavoro senza stress, di studio senza ansia, di preghiera senza fretta.
Talvolta ho la sensazione che la natura sia oggi come un dono trascurato, che il Creatore ha fatto all’umanità ma che noi lasciamo in un angolo.
Penso la natura possa essere addirittura offrire soluzioni per i grandi problemi planetari, dall’alimentazione alla disoccupazione, dalla crisi energetica al disagio psichico.
A villa Panfili avevo portato con me il discorso pronunciato dal Papa all’ONU il 18 aprile.
L’ho letto tutto, di seguito, senza correre; pur nella complessità dell’esposizione mi è sembrato straordinario nella sua semplicità, colmo di buon senso e ragionevolezza, libero da forzature. Anche la Dichiarazione dei diritti dell’uomo, che il Papa più volte ha ricordato nel discorso per il 60° anniversario della sua promulgazione, è un distillato di semplicità e ragione.
Alcuni anni fa si è cominciato a parlare di “pensiero debole” per descrivere il clima culturale contemporaneo. Molti rispondono proponendo la necessità di un “pensiero forte”; un amico teologo mi ha citato l’espressione “pensiero umile” per indicare un nuovo percorso intellettuale.
Senza avere alcuna competenza teoretica, sento l’esigenza quasi fisica, oggi, di un “pensiero semplice”, accessibile a tutti, carico della pienezza, della ricchezza e della semplicità di Dio, del Vangelo, della natura, della speranza che nasce da Gesù Risorto.

Don Nicolò Anselmi

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