La prima battaglia della bandiera arcobaleno e i no-global del XVI secolo

Alberto LEONI
tratto da: in Tempi

C’è un’eroica malinconia nel persistere delle bandiere arcobaleno sui balconi dell’Italia tutta, dai casermoni della Bovisa ai più esclusivi attici di Anacapri. Tale costanza, tanto vale ammetterlo, non può che avere una radice religiosa, tesa al di là della storia contingente e le varie interpretazioni e discussioni sulle origini del vessillo, dalla teosofia al pacifismo di Capitini, al movimento gay non appaiono esaurienti. Eppure la bandiera arcobaleno, paradossalmente ha una sua storia militare che, tuttavia, appare del tutto coerente con molti ideali dell’attuale movimento pacifista e, più genericamente, no-global.

"Noi siamo tutti fratelli, tutti figli di Adamo. Perché dunque questa differenza di beni? Perché noi dobbiamo gemere sotto il peso della miseria e soffrire i più penosi tormenti, mentre altri nuotano nell’ozio? Non abbiamo forse diritto alla eguaglianza di quei beni, che Dio diede perché fossero divisi fra gli uomini tutti? Rendeteci, ricchi del mondo, avari usurpatori, i beni di cui godete esclusivamente voi con palese ingiustizia, perché siamo anche noi uomini e cristiani. E tu, gregge sventurato di Cristo, non cesserai di gemere sotto l’oppressione della potenza ecclesiastica e secolare?". Non è un’omelia di don Vitaliano Della Sala ma di Thomas Muntzer (1490-1525), l’artefice della grande rivolta contadina tedesca. A dire il vero la prima grande rivolta della Bundschuh (La Lega dello Zoccolo, tipica calzatura del popolo basso) è del 1493 e altre ve ne furono nel 1502, nel 1513 e, soprattutto, nel 1514, con l’insurrezione del "Povero Corrado". C’è però una differenza sostanziale tra una sommossa, per quanto imponente, e una vera e propria rivoluzione, così come sussiste una notevole diversità tra la predicazione evangelica contro "l’inganno della ricchezza" e una sovversione dell’ordine sociale, finalizzata all’instaurarsi di un nuovo regime. Quella che passò alla storia come "la guerra dei contadini era iniziata a Stuhlingen, a sud della Foresta Nera, nel giugno del 1524. In molte zone della Germania Renana, della Sassonia a del Tirolo, bande composte da migliaia di contadini, ma guidate e rafforzate da lanzichenecchi e da mercenari svizzeri, nonché muniti anche di un certo numero di pezzi d’artiglieria, si erano liberati dei propri signori feudali e avevano instaurato dei veri e propri autogoverni. La rivolta si era estesa come un incendio nella steppa e solo l’esercito campale della Lega Sveva, che riuniva contingenti di diversi signori feudali laici ed ecclesiastici, riuscì a sedare le ribellioni una dopo l’altra, spesso con violenza raccapricciante, altre volte ricorrendo a mezzi pacifici o ad agenti provocatori che, infiltratisi nelle bande contadine, incitavano i ribelli a deporre le armi e a tornare alle proprie case una volta accolte (anche solo apparentemente) le proprie rivendicazioni.

Muntzer, già luterano, si era convertito alla confessione anabattista, secondo la quale era necessario essere di nuovo battezzati, in quanto ritenuto invalido il battesimo impartito ai bambini ma, con estrema coerenza, la sua predicazione incendiaria attaccava il clero ("I preti del diavolo … sono veramente degni di essere segati a metà") i principi ("non sono altro che carnefici e sbirri") e le strutture economiche giacché "a causa dell’avidità dei balzelli e degli interessi nessuno può più giungere alla fede": il mezzo era la lotta armata con cui si dovevano sterminare principi, nobili, magistrati e preti, "tutti coloro che vivono del vostro lavoro, e il bottino si ripartisca fra noi!".

Per Muntzer è insopportabile "che tutte le creature siano state rese proprietà, i pesci dell’acqua, gli uccelli nell’aria, i vegetali sulla terra; anche la creatura dovrebbe essere libera". A tale proposito va ricordato come la sinistra rivoluzionaria abbia indicato in Muntzer uno dei suoi più illustri e sfortunati precursori, se è vero che egli stesso ammise, durante il processo: "Questo é stato il nostro programma e questo abbiamo voluto conseguire: omnia sunt communia e ad ognuno doveva essere distribuito secondo le sue necessità, secondo opportunità". L’attacco alla ricchezza della chiesa si concretò nella distruzione di chiese e monasteri, con un vandalismo implacabile e sistematico che sarà imitato nel corso del XVI secolo da calvinisti, presbiteriani e ugonotti in Olanda, Scozia e Francia. Lutero, dal canto suo, nell’aprile del 1525 aveva pubblicato un libello intitolato "Esortazione alla pace" nel quale si esprimeva comprensione per i rivoltosi e riprovazione per i feudatari ma, una volta venuto a conoscenza delle devastazioni e delle atrocità compiute, non esitò a condannarle con il linguaggio violento che era proprio di lui e dei predicatori del suo tempo. Il libello "Contro le bande di contadini omicide e ladre", è stato spesso adoperato in chiave antiluterana, sia dagli anabattisti che dagli stessi cattolici, dando a Lutero caratteri di opportunista sanguinario e amico dei potenti. Ora, per quanto siano proprie di Lutero espressioni come "è festa grande che (i contadini) siano strangolati come cani rabbiosi!", va ricordato che la situazione appariva catastrofica: oggi si calcola che abbiano preso parte alla rivolta tra le duecento e le trecentomila persone e che la stessa Germania sembrava dover sprofondare nel caos più totale. Il libello contro i contadini venne diffuso dopo la battaglia di Frankenhausen del 14 maggio 1525, nel corso della quale fu spazzato via l’esercito di Munzer. Fu proprio quella mattina che il predicatore anabattista incitò i suoi alla battaglia indicando loro un arcobaleno appena sorto, identico alla loro bandiera. Questo vessillo, dipinto da Philipp Gotgerodt di Mulhausen, era l’insegna delle bande della Turingia e riportava il seguente motto: Verbum Domini maneat in eternum/die ist das zeichen des ewigen bundes gotes (Questo è il segno del nostro eterno patto con Dio). Munzer, vedendo la sfiducia diffondersi nelle sue schiere assicurò che avrebbe fermato le palle dei cannoni con le maniche della sua veste ma, come si sa, le cose andarono ben diversamente. Munzer e altri capi affrontarono la tortura e il supplizio con coraggio sovrumano, tanto da essere venerati dal popolo come martiri: una venerazione che, per quanto inconsapevole, è ancor oggi testimoniata dalle bandiere arcobaleno appese alle finestre delle nostre case.

Annunci

Lascia un commento

Archiviato in Senza categoria

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...