piccoli gesti concreti

Le pagine dei giornali, dei radiogiornali, dei telegiornali e dei webgiornali in questi giorni sono presidiate, sia fisicamente che temporalmente, da alcune notizie, molte volte ripetute in modo esagerato quasi a costruire una telenovela che invita il giorno successivo a vedere e a leggere per seguirne l’evoluzione; mi riferisco ai casi “Meredith”, “Garlasco”, alla sfida “Clinton – Obama”, ma non solo.
Nei bar, nelle sacrestie, negli spogliatoi delle palestre, durante i trasferimenti in macchina e negli uffici, nelle sale professori, a scuola, in classe e a tavola in famiglia, probabilmente in questo inizio del 2008 tutti abbiamo discusso, parlato, o almeno commentato la questione della “spazzatura a Napoli”. Interviste, approfondimenti, reportage, opinioni politiche ci hanno coinvolto ed obbligato a pensare e a discutere: penso che questa sia una cosa bella e importante.
Con una certa sorpresa ho notato che anche la proposta di revisione della legge 194, quella sul rispetto della vita nascente tanto per intenderci, ha trovato un grande spazio sugli organi di informazione.
Certo sarebbe triste, poco cristiano e poco umano se ci fermassimo alle chiacchiere e non ci lasciassimo toccare il cuore e le braccia da tali questioni.
Pensando alle situazioni altrui è bello lasciarci coinvolgere anche a livello personale e cambiare qualcosa della propria vita: ci si sente vivi ed eternamente giovani. Le immagini dei cumuli di spazzatura di Napoli suscitano interrogativi circa il nostro stile di vita nella società dei consumi e degli sprechi, al rispetto dell’ambiente, alla necessità politica di fare delle scelte anche impopolari, senza dipendere dagli interessi e dalle conoscenze, e dopo l’interrogativo viene voglia di cambiare qualcosa nel nostro quotidiano.
Le faticose dichiarazioni dei politici sul tema dell’aborto ci fanno pensare alla questione della verità da costruire e al suo rapporto con il compromesso e la mediazione. Il pensiero fugge immediatamente verso i bambini, l’amore per la vita, per la famiglia, per l’educazione, per le mamme, per il fidanzamento, per il coraggio di dirsi: ”Ti amo! Sposiamoci! Doniamo a Dio e al mondo la gioia di una famiglia unita e numerosa”; anche in questo caso viene voglia di fare qualcosa, di non restare fermi e di amare di più.
Nella lettera del Santo Padre ai cattolici cinesi, ho trovato due considerazioni che mi hanno davvero stupito: in primo luogo il richiamo alla responsabilità personale; il Papa sembra quasi dire “cari fratelli cristiani della chiesa patriottica e della chiesa clandestina, cominciate voi nel vostro piccolo a fare gesti di riconciliazione e di pace, il resto verrà!”
La lettera si conclude con l’invito, rivolto a tutti i cristiani del mondo e quindi anche a noi, a pregare, il 24 maggio, in occasione della festa di Maria Santissima Aiuto dei Cristiani, per la Chiesa che è in Cina. Non sono mai stato in Cina, ma non la sento lontana, ho una gran voglia di fare qualcosa, almeno con la preghiera, senza aspettare il 24 maggio.
Concludo con una considerazione circa la triste vicenda della mancata conferenza del Santo Padre all’Università la Sapienza. Le interviste fatte agli studenti e, purtroppo, anche ai docenti stipendiati da noi cittadini e organizzatori della protesta, hanno reso evidente il fatto che la quasi totalità degli intervistati abbia letto poco o nulla di Joseph Ratzinger, ignori il suo pensiero, conosca pochissimo della teologia. Credo valga per tutti coloro che desiderano crescere sulla strada della vera “sapienza” la necessità di ascoltare sempre, la disponibilità a conoscere, a cercare di capire, con tanta umiltà, riconoscendo il proprio limite, che l’altro può sempre insegnarmi qualcosa. I saggi dell’antichità, Socrate o giù di lì, insegnano che la riflessione profonda, a servizio dell’uomo, nasce dal dialogo, dall’ascolto e dal silenzio; diversamente prende il sopravvento il nostro orgoglio, il credere di aver capito già tutto, di essere “arrivati”, l’interesse personale, il prestigio e forse anche il desiderio di prestigio e di denaro.
I piccoli gesti concreti, di amore, di preghiera, di adorazione, di riconciliazione, di ascolto vero ed umile, di accoglienza autentica che lo Spirito Santo ci suggerisce rendono la vita bella per noi e utile per gli altri e rendono ogni giorno una nuova creazione. Nella comunione dei santi e nella persona di Gesù i credenti possono arrivare ovunque e i problemi di Napoli, le leggi “intoccabili”, la Chiesa cinese, sono alla nostra portata.

Don Nicolò Anselmi

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