scuole paritarie affare di stato

L’Agesc: le casse pubbliche risparmiano 6 miliardi di euro

Un risparmio di sei miliardi e 200 milioni di euro.
A tanto ammonta, secondo un dossier realizzato dall’Associazione
genitori delle scuole cattoliche (Agesc), il «mancato esborso» dalle
casse dello Stato in campo educativo, dovuto proprio alla presenza
degli istituti paritari.
Un costo che lo Stato dovrebbe accollarsi interamente «se le nostre
scuole dovessero improvvisamente chiudere e il milione di studenti,
dalla scuola dell’infanzia alle superiori, si iscrivesse negli
istituti statali», sottolinea Maria Grazia Colombo, presidente
nazionale dell’Agesc.

Cifre che stonano rispetto alle incredibili accuse di presunti favori
economici verso la scuola paritaria, quella cattolica in particolare.
«Abbiamo preso in esame gli stanziamenti fatti per la paritaria dal
1996 al 2006 – spiega ancora la presidente –, dunque con la copertura
di due legislature con governi di diverso colore. I dati dimostrano
che l’operato delle diverse maggioranze succedutesi al governo del
Paese è stato ampiamente insufficiente».

La situazione di partenza vedeva due capitoli di spesa nel 1996: uno
per le scuole materne (intorno ai 100 milioni di euro) e uno per le
elementari parificate (una trentina di milioni di euro), per uno
stanziamento totale di circa 134 milioni.
Nel 2000 venne approvata la legge numero 62 sulla parità scolastica,
che aumentò l’importo complessivo di 179 milioni di euro, di cui
144,6 per le materne, 30,9 per le elementari e 3,6 per l’integrazione
degli alunni disabili.
Nella Finanziaria 2001, l’ultima del governo di centrosinistra, i
contributi arrivarono a 473 milioni di euro, di cui 349 per le
materne, 118 per le elementari, 5,5 alle secondarie e 3,6 per
l’integrazione dei disabili.
Dopo aver governato per i successivi cinque anni, il centrodestra
portò il bilancio complessivo (Finanziaria 2006) a 532 milioni di
euro (più 59). Cifra salita, nell’ultima Finanziaria 2007 del governo
Prodi a 566,8 milioni con la seguente distribuzione: 355 alle
materne, 160 alle elementari, 6,9 alle secondarie, 10 per
l’integrazione dell’handicap, 4,5 per la legge 440 sulle secondarie
paritarie e 30 del bonus dei genitori per l’anno scolastico 2005/06.

E proprio partendo dalle cifre 2007, il dossier dell’Agesc fa i conti
in tasca allo Stato.
A cominciare da quanto spende per ogni singolo studente.
Si scopre così che un bambino della materna statale costa 6.116 euro,
un alunno della primaria 7.366, uno studente delle medie 7.688 e uno
delle superiori 8.108.
Nello stesso tempo lo Stato, attraverso i contributi erogati in
bilancio, spende per uno studente iscritto alla paritaria: 584 euro
alla materna, 866 alla primaria, 106 alla media e 51 euro alle
superiori.

Facile a questo punto fare la differenza tra le due cifre, tenendo
conto che stiamo parlando di scuole appartenenti all’unico sistema
scolastico pubblico integrato, come recita l’articolo 1 della legge
62 del 2000.
L’Agesc ha così calcolato che per un bambino iscritto alla materna
paritaria lo Stato risparmia 5.532 euro, che diventano 6.500 alle
elementari, 7.582 alle medie e raggiungono gli 8.057 alle superiori.

Ma i «contabili» dell’associazione sono andati oltre quantificando
anche il risparmio complessivo che ottiene lo Stato non gestendo il
milione di studenti degli istituti paritari: 3,436 miliardi di euro
alle materne, 1,202 miliardi nelle elementari, 496 milioni per le
medie e 1,110 miliardi alle superiori.
Totale: 6 miliardi e 245 milioni di euro che le casse dello Stato non
devono sborsare.
Sei miliardi di risparmio a fronte di un investimento di 566 milioni.
Le cifre parlano da sole, «evidenziando la convenienza della nostra
esistenza per lo Stato – commenta la presidente dell’Agesc –.
Un’evidenza così chiara che non si comprende come non passi l’idea
che occorra evitare l’estinzione di questa realtà educativa », se non
altro per motivi economici.

E dopo aver fatto legittimamente i conti in tasca allo Stato, l’Agesc
passa alla fase propositiva, rivolgendo un appello
bipartisan: «Offriamo il nostro contributo affinché possa costituirsi
una ampia maggioranza politica trasversale fra gli schieramenti,
capace di fornire risposte concrete alle problematiche delle scuole
paritarie e delle famiglie che le scelgono per i propri figli».

Un auspicio che si concretizza nella richiesta di un «incremento di
233,5 milioni di euro, in modo da portare l’investimento complessivo
in Finanziaria 2008 a 800 milioni di euro, di cui 440 alle materne,
250 alle elementari, 40 a medie e superiori e 70 all’integrazione per
i disabili».
Un aumento che corrisponde «al 3,7% di quanto lo Stato risparmia con
la mancata frequenza delle scuole statali da parte degli studenti
delle scuole paritarie».
Del resto, sottolinea il dossier dell’Agesc, «le risorse destinate
alle materne sono ferme, se non addirittura diminuite, già da quattro
esercizi finanziari, a fronte di un incremento dell’utenza».
Nelle elementari «occorre superare l’esiguità dei fondi che porta ad
avere istituti paritari con convenzioni e altri privi, proprio perché
i fondi non coprono tutte le realtà».
Una scarsità di fondi ancora più evidente nel ciclo superiore, «dove
bisogna passare dagli attuali 7 ad almeno 40 milioni per assegnare
davvero fondi a tutti gli istituti».
Spetta ora al mondo politico e al governo dare una risposta.

INCREDIBILE MA VERO. COSTI PER LO STATO:
– un bambino della materna statale 6.116 euro, 584 euro se alla
paritaria;
– un alunno della primaria statale 7.366 euro, 866 euro se della
paritaria;
– uno studente delle medie statali 7.688 euro, 106 euro se di una
paritaria;
– uno delle superiori statali 8.108 euro, 51 euro se in una paritaria

di Enrico Lenzi
Avvenire 11 ottobre 2007

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