Augurandovi buone ferie….

«Sudditanza al laicismo, ora basta»

Articoli su articoli, dissertazioni sullo spinosissimo tema della
pedofilia, balbettii autocritici da parte di autorevoli tonache.
Il caso Gelmini sembra mostrare il lato debole della Chiesa italiana
e ripropone un quesito ricorrente: c’è in Italia una cultura laicista
che sfrutta tutte le occasioni per mettere in difficoltà il già
fragile popolo di Dio?

Vittorio Messori, lo scrittore cattolico più noto al mondo, non fa
sconti a nessuno: «Noi abbiamo importato dagli Usa l’ossessione per
la pedofilia. La Chiesa americana, quella politicamente più corretta,
più all’avanguardia, più liberal, ha aperto a tutto: dal sacerdozio
delle donne ai preti gay. Risultato: il conformarsi alla logica del
mondo ha portato nei seminari tanti omosessuali, che da sempre
cercano ambienti maschili come i seminari e le caserme, con relativa,
inevitabile esplosione degli scandali. D’altra parte laggiù l’attacco
alla Chiesa è diventato un business a colpo sicuro. Molti avvocati
invitano i fedeli a denunciare preventivamente i preti, che a
differenza dei pastori protestanti hanno alle spalle diocesi ricche:
le diocesi, spaventate, pagano anche quando si sa che i sacedoti sono
innocenti».

Un meccanismo perverso, a sentire l’autore di Ipotesi su Gesù, che è
costato al clero americano cifre stratosferiche.
«Da noi – riprende Messori – il caso don Gelmini dà ovviamente voce
ai tanti moralisti laici e laicisti su piazza che colgono l’occasione
per puntare il dito contro la Chiesa cattolica. Ma questo credo sia
normale».
Nessun complotto, dunque.
«Piuttosto, – riprende Messori – come mai la pedofilia emerge con
percentuali uguali nelle chiese protestanti dove tutto è permesso?
Invece, qua da noi si parla di don Gelmini e dello scandalo dei preti
di Torino per dire che è tutta colpa della Chiesa retriva e
conservatrice che impone il celibato. Purtroppo il matrimonio fra i
preti non risolve il problema, perché l’ottanta per cento dei casi
riguarda pratiche omosessuali».

Forse, il tema di fondo è un altro: la Chiesa deve tornare ad
annunciare Cristo, senza se e senza ma come si dice oggi? E forse,
quando lo fa, rischia l’emarginazione?
Ruota intorno a questi quesiti la riflessione di don Luigi Negri,
vescovo di San Marino: «Io noto che don Gelmini è uno che ci crede.
Nel senso che porta la fede fino alle estreme conseguenze sociali e
culturali. Per lui la fede non è un fatto privato, personale, ma un
modo di affrontare la vita. Questo obiettivamente dà fastidio ad una
mentalità laicista che mal digerisce un cristianesimo integrale».
Ma c’è di più; per il vescovo di San Marino c’è un’ala nella Chiesa
che si presta a questo gioco distruttivo: «Un conto è il popolo di
Dio che ha ben saldi i suoi riferimenti, altra cosa è
l’ecclesiasticità che talvolta va in ordine sparso. Tante vicende,
anche questa di don Gelmini, dimostrano, al di là delle eventuali
responsabilità di don Pierino di cui non so nulla, una subalternità,
consapevole o no, di parte dell’ecclesiasticità al pensiero
dominante, un desiderio sconfortante di compiacere la cultura laica».

Monsignor Negri non fa nomi, ma certo il retropalco del caso è stato
affollato in questi giorni da personalità del mondo ecclesiastico: il
cardinal Francesco Marchisano ha invitato don Pierino a farsi da
parte in attesa di un chiarimento, don Ciotti si è detto equidistante
dal sacerdote e dalle sue presunte vittime, don Mazzi è stato
addirittura convocato dalla Procura di Terni come teste dell’accusa.
La vicenda ha provocato contraccolpi anche all’interno del mondo
cattolico, anche se in superficie è più difficile leggere i segni di
questo conflitto. E allora affiora il disagio, la speranza che tutto
finisca in fretta senza altri danni. Come dice Salvatore Nummari,
arcivescovo di Cosenza: «Da amico invito don Pierino ad avere fiducia
nella magistratura. Senza troppe esternazioni».

di Stefano Zurlo
(C) Il Giornale, lunedì 13 agosto 2007 

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