bush e le vittime del comunismo

George W. Bush

Discorso in occasione
dell’inaugurazione
di un monumento alle vittime
del comunismo

12 giugno 2007

Qui, in compagnia di uomini e donne che si sono opposti al male e
hanno contribuito ad abbattere un impero, con orgoglio, in nome del
popolo americano, approvo il Monumento alle Vittime del Comunismo.

Il XX secolo sarà ricordato come il secolo più funesto della storia
umana. E la documentazione di quest’epoca brutale ci è offerta dai
monumenti sparsi per questa città. Tuttavia, fino ad ora la nostra
capitale non aveva alcun monumento dedicato alle vittime
dell’imperialismo comunista, un’ideologia che ha strappato la vita a
circa cento milioni di uomini, donne e bambini innocenti. È quindi
giusto che ci raduniamo per ricordare coloro che sono periti per mano
comunista e che inauguriamo questo monumento che custodirà le loro
sofferenze e i loro sacrifici nella coscienza del mondo.

Costruire questo monumento ha richiesto più di un decennio di sforzi
e la sua presenza nella nostra capitale attesta la passione e la
determinazione di due illustri americani: Lev E. Dobriansky […] e il
dottor Lee Edwards. Costoro, lungo il cammino, hanno dovuto far
fronte a battute d’arresto e a ostacoli, ma non hanno mai desistito,
perché nel loro cuore udivano le voci dei caduti
gridare: «Ricordatevi di noi».

Queste voci gridano a tutti: e sono legione. Le cifre reali di coloro
che sono stati uccisi in nome del comunismo sono incredibili, così
grandi che un conteggio preciso è impossibile. Secondo le migliori
stime degli studiosi il comunismo ha tolto la vita a decine di
milioni di persone. In Cina e nell’Unione Sovietica, e ad altri
milioni nella Corea del Nord, in Cambogia, in Africa, in Afghanistan,
in Vietnam, nell’Europa dell’Est e in altre parti del globo.

Dietro questi numeri stanno le vicende umane di tanti individui, con
le loro famiglie e i loro sogni, le cui vite sono state troncate da
uomini che perseguivano un disegno di potere totalitario. Alcune
delle vittime del comunismo sono ben note. Fra di esse il diplomatico
svedese Raoul Wallenberg, che salvò centomila ebrei dai
nazionalsocialisti solo per essere arrestato su ordine di Stalin e
spedito nella prigione moscovita della Lubianka, dove scomparve senza
lasciar traccia. E il prete polacco Popieluszko, che fece della sua
chiesa a Varsavia il rifugio della rete clandestina di Solidarnosc e
che fu rapito, picchiato e gettato nella Vistola dalla polizia
segreta.

I sacrifici di questi individui animano la storia: ma dietro di loro
ve ne sono altri milioni, uccisi nell’anonimato dalla mano brutale
del comunismo. Fra di essi gl’innocenti ucraini morti di fame nella
Grande Carestia causata da Stalin; o i russi uccisi nelle purghe
staliniane; i lituani e i lettoni e gli estoni caricati su vagoni-
bestiame e deportati nei campi di sterminio dell’Artico dal comunismo
sovietico; i cinesi uccisi nel Grande Balzo in Avanti e nella
Rivoluzione Culturale; i cambogiani trucidati nei Killing Fields (i
campi di sterminio) di Pol Pot; i tedeschi dell’Est uccisi a fucilate
mentre tentavano di scalare il Muro di Berlino per riuscire a
raggiungere la libertà; i polacchi massacrati nella foresta di Katyn;
e gli etiopi massacrati nel «Terrore Rosso»; gl’indio misquito
assassinati dalla dittatura sandinista in Nicaragua; e i balseros
cubani annegati mentre fuggivano dalla tirannia.

Non sapremo mai i nomi di tutti coloro che hanno trovato la morte, ma
in questo sacro luogo le vittime sconosciute del comunismo saranno
consegnate alla storia e ricordate per sempre.

Inauguriamo questo monumento perché abbiamo verso coloro che sono
morti l’obbligo di riconoscere le loro vite e onorare la loro
memoria. Lo scrittore ceco Milan Kundera un giorno ha descritto la
lotta contro il comunismo come «lotta della memoria contro l’oblio».
I regimi comunisti hanno fatto di peggio che togliere la vita alle
loro vittime: hanno cercato di rubare la loro umanità e di cancellare
la loro memoria. Con questo monumento noi affermiamo delle vittime
anonime e innocenti del comunismo: questi uomini e queste donne sono
vissuti e non saranno dimenticati.

Inauguriamo questo monumento perché abbiamo verso le generazioni
future il dovere di registrare i crimini del XX secolo e di
assicurare che essi non si ripeteranno mai. In questo luogo
consacrato ricordiamo la grande lezione della Guerra Fredda: la
libertà è preziosa e non può esser data per scontata; il male è una
realtà e dev’essere contrastato; e, all’occasione, uomini dominati da
ideologie dure e piene di odio commetteranno crimini indicibili e
strapperanno la vita a milioni di persone.

È importante che ricordiamo questa lezione, perché il male e l’odio
che hanno causato la morte di decine di milioni di persone nel XX
secolo sono ancora al lavoro nel mondo. Abbiamo visto il loro volto
l’11 settembre 2001.

Alla stessa stregua dei comunisti i terroristi e i radicali che hanno
attaccato la nostra nazione sono seguaci di una ideologia assassina
che disprezza la libertà, schiaccia ogni dissenso, ha ambizioni
espansionistiche e persegue fini totalitari. Alla stessa stregua dei
comunisti i nostri nuovi nemici credono che l’innocente possa essere
assassinato purché ciò serva ai loro progetti radicali. Alla stessa
stregua dei comunisti i nostri nuovi nemici disprezzano i popoli
liberi e pretendono che quelli di noi che vivono in libertà sono
deboli e mancano di coraggio nel difendere il nostro stile di vita
libero. E alla stessa stregua dei comunisti i seguaci del radicalismo
islamico violento sono destinati a fallire.

Se rimarremo ben saldi nella causa della libertà, noi garantiremo che
un futuro Presidente americano non dovrà trovarsi un giorno in un
posto come questo a dedicare un monumento ai milioni di vittime dei
radicali e degli estremisti del XXI secolo.

Possiamo aver fiducia nella potenza della libertà poiché abbiamo già
visto la libertà sconfiggere la tirannia e il terrore. Il dott.
Edwards ha detto che il Presidente Reagan andò a Berlino. E che fu
esplicito nelle sue affermazioni. Reagan disse: «Abbattete il muro» e
due anni dopo il muro è caduto. E milioni di persone dell’Europa
centrale e orientale sono stati liberati da una indicibile
oppressione. È giusto che nell’anniversario di quel discorso
inauguriamo un monumento che riflette la nostra fiducia nel potere
della libertà.

Gli uomini e le donne che hanno progettato questo monumento avrebbero
potuto scegliere un’immagine di repressione per questo spazio: una
copia del muro che una volta divideva Berlino; o le baracche gelate
del GuLag; o un campo di sterminio disseminato di teschi. Invece
hanno scelto un’immagine di speranza: una donna che tiene in mano una
lampada di libertà. Ci ricorda le vittime del comunismo e anche qual
è la potenza che ha vinto il comunismo.

Come la nostra Statua della Libertà, questa donna ci ricorda che la
fiamma della libertà arde in ogni cuore umano e che è una luce che
non può essere spenta dalla brutalità dei terroristi o dei tiranni. E
ci ricorda che, quando un’ideologia uccide decine di milioni di
persone e si conclude, ciò non di meno, con la sconfitta, vuol dire
che essa si è scontrata con una potenza più grande della morte.

Ci ricorda che la libertà è dono del Creatore, la libertà è un
diritto nativo di ogni uomo e che alla fine la libertà vincerà.

Ringrazio ciascuno di voi che avete reso possibile questo monumento
per il vostro servizio alla causa della libertà. Vi ringrazio per la
vostra devozione alla memoria di coloro che hanno perso la vita a
causa del terrore comunista. Possano le vittime del comunismo
riposare in pace. Possano coloro che continuano a soffrire sotto il
comunismo trovare la libertà. E possa Dio, che ci ha dato la libertà,
benedire questo grande monumento e tutti coloro che verranno a
visitarlo.

Dio vi benedica.

http://www.identitanazionale.it/docu_y006.php#top

__._,_.___  

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