Venezuela: i cardinali sfidano il socialismo

Dure le reazioni del governo alle critiche. Il presidente parla
di "bugiardi" e "manipolatori" Ma cresce il timore tra la gente

Caracas, i vescovi sfidano Chavez e la "rivoluzione"
I presuli sono preoccupati della deriva dittatoriale che il
leader sta imponendo con le riforme costituzionali, prima fra
tutte la possibilità di prolungare il suo mandato.

Hugo Chavez ha avviato il Venezuela verso una "dittatura". La
drammatica denuncia dell’arcivescovo di Mérida, monsignor
Baltazar Porras, era arrivata da Cuba, dove si è svolta la XXXI
Assemblea generale del Celam (il Consiglio episcopale
latinoamericano).
Particolarmente significative le parole di Porras, che giungono
da un’isola comunista continuamente invocata da Chavez come
esempio.
In Venezuela è un refrain costante: si ripete continuamente che
"la società verso la quale camminare è la cubana, o quella della
Corea del Nord o l’Iran", ricorda l’arcivescovo.
"Tutti modelli molto criticati dalla società internazionale,
oggi", ma non da Caracas. "A partire dalle elezioni di dicembre è
stato accelerato il processo rivoluzionario", attraverso "il
sequestro di tutti i poteri pubblici da parte dell’esecutivo".
Attualmente, in Venezuela, "tutte le istituzioni o le persone che
non sono inquadrate nel processo rivoluzionario sono considerate
nemiche".
Questa svolta ha portato un "clima di enorme tensione e di
esclusione, nel quale rientra anche la Chiesa".
Verso chi la pensa differentemente, non ci sono "solo critiche,
ma anche insulti".
Non basta.
Chavez sta anche cercando di "sequestrare il linguaggio religioso
comune", parlando della sua fede cristiana e citando le frasi del
Vangelo.
Negli ultimi giorni le relazioni fra Chavez e la Conferenza
episcopale venezuelana (Cev) sono nuovamente molto tese.

Il dialogo non è mai stato particolarmente fluido: fin dalla
prima elezione dell’ex paracadutista, nel 1999, il rapporto è
sempre stato difficile.
Nell’ultimo anno la relazione era migliorata, ma il disgelo è
durato ben poco.
Al governo non è piaciuto affatto il documento pubblicato dalla
Conferenza episcopale sabato scorso, al termine della plenaria.
I vescovi venezuelani accusano il governo di dirigersi verso "un
sistema socialista fondato sulla teoria e la pratica del
marxismo-leninismo" e criticano lo slogan "patria, socialismo o
morte" scelto da Chavez.
Ma soprattutto la Cev boccia la prossima modifica della
Costituzione che il presidente ha avviato senza coinvolgere tutta
la società venezuelana, in nome di quello che definisce
"socialismo del XXI secolo".

Con la riforma della Carta Magna, Chavez punta alla possibile
rielezione presidenziale indefinita (l’incarico oggi è permesso
un massimo di due volte), alla ristrutturazione del modello
territoriale e alla trasformazione socialista del paese
sudamericano.
Ma per ora nessuno sa realmente cos’altro contiene la riforma,
perché la sua elaborazione è stata affidata ad una commissione ad
hoc che ha lavorato in modo "confidenziale" (ovvero ermetico).
La prima bozza è stata consegnata a Chavez, che potrebbe
presentarla al Parlamento nei prossimi giorni, una volta conclusa
la Coppa America di calcio.

Dopo il documento della Cev, il ministro degli Esteri Nicolás
Maduro ha accusato i vescovi di comportarsi come "inquisitori
politici", seguendo un "manuale da Guerra fredda".
Durissime anche le parole di Chavez, che ha definito i membri
della Conferenza dei "bugiardi" e dei "manipolatori".
Ma le critiche dei vescovi – fanno notare molti osservatori –
riflettono pienamente le inquietudini e i timori di buona parte
della società venezuelana.

Michela Coricelli
Avvenire 14 luglio 2007

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