viva il Papa

Ratzinger, da cardinale, più di ogni altro si è reso conto del colossale che fu la proibizione della liturgia tridentina. Scrisse: “Nel corso della sua storia la Chiesa non ha mai abolito o proibito forme ortodosse di liturgia, perché ciò sarebbe estraneo allo spirito stesso della Chiesa…Rimasi sbigottito (nel 1970, ndr) per il divieto del messale antico, dal momento che una cosa simile non si era mai verificata in tutta la storia della liturgia. Si diede l’impressione che questo fosse del tutto normale”, ma, spiegava Ratzinger “la promulgazione del divieto del messale che si era sviluppato nel corso dei secoli, fin dal tempo dei sacramentali dell’antica Chiesa, ha comportato una rottura nella storia della liturgia, le cui conseguenze potevano essere solo tragiche”.

E a proposito delle conseguenze osservò: “Sono convinto che la crisi ecclesiale in cui oggi ci troviamo dipende in gran parte dal crollo della liturgia, che talvolta viene addirittura concepita ‘etsi Deus non daretur’: come se in essa non importasse più se Dio c’è e se ci parla e ci ascolta. Ma se nella liturgia non appare più la comunione della fede, l’unità universale della Chiesa e della sua storia, il mistero di Cristo vivente, dov’è che la Chiesa appare ancora nella sua sostanza spirituale?”.

Oggi ridare cittadinanza nella Chiesa alla sua millenaria liturgia non toglie nulla a nessuno. Le messe, ordinariament,e resteranno in lingua volgare. Semplicemente si riconosce la libertà di quei fedeli che intendono celebrare secondo la tradizione. Perché a questa libertà si oppongono i cosiddetti “progressisti”? Perché tanta intolleranza?

Con un documento uscito sul Figaro, 60 intellettuali (a partire da due accademici di Francia come il filosofo René Girard e Michel Déon) intendono “testimoniare pubblicamente la nostra fedeltà e il nostro affetto al Santo Padre, Benedetto XVI”. Citano la costituzione conciliare “Sacrosantum Concilium” che riconosce il diritto e la dignità della liturgia latina, esaltano “la diversità di riti dentro la Chiesa” e accolgono “con gioia la liberalizzazione del rito che fu quello ufficiale della Chiesa, quello dei nostri padri e avi e che ha nutrito la vita spirituale di tanti santi”. Inoltre, proprio nello spirito del Concilio approvano la riconciliazione fra tutti i cristiani, anche tradizionalisti e concludono: “siamo feriti dall’idea che un cattolico possa essere inquieto perché si celebra la messa che fu quella che celebrarono padre Pio e san Massimiliano Kolbe. Quella che ha nutrito la pietà di Santa Teresina di Lisiuex e del beneamato papa Giovanni XXIII”.

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