12maggio:c’è chi spera in vantaggi fiscali

Quanto costa mantenere una famiglia?
Ormai la domanda ha il retrogusto amaro della pura retorica.
I nostri politici concordano nell’affermare che la famiglia
è importante, che la famiglia va sostenuta, tutelata,
promossa.
Si dice anche che il riconoscimento legale delle convivenze
non ne intaccherà i diritti.
Eppure, anche senza una legge sulle coppie di fatto, già
oggi grava sulla famiglia un’ingente pressione fiscale tanto
che in molti casi risulta più vantaggioso convivere che
sposarsi.
Ma in pratica, in cosa consistono queste "discriminazioni"
nei confronti della famiglia?
Lo abbiamo chiesto ad Alberto Sodini, dottore commercialista
a Roma.

Dottor Sodini, la finanziaria che detrazioni prevede per i
figli a carico?

Attualmente dall’imposta lorda si può detrarre per ciascun
figlio, compresi i figli naturali riconosciuti, i figli
adottivi e gli affidati, l’importo di 800 euro. Tale importo
aumenta a 900 euro per ciascun figlio di età inferiore a tre
anni. Inoltre sono previste ulteriori detrazioni per figli
portatori di handicap. Tuttavia, nella pratica, questi
vantaggi si rivelano puramente teorici.

In che senso?

La detrazione non è riconosciuta per la semplice presenza di
un figlio a carico, ma deve essere calcolata in base al
reddito. Quindi nella pratica il beneficio dipende da
calcoli matematici che sono determinati dal reddito del
contribuente e dal numero di figli a carico. Per questo
motivo nella maggior parte dei casi il vantaggio si rivela
poco significativo.

Quali sono le altre novità che potrebbero interessare le
famiglie?

Una novità assoluta e decisamente rilevante riguarda la
ripartizione tra i genitori delle detrazioni per i figli a
carico. A differenza di quanto previsto in precedenza, da
quest’anno i coniugi non potranno più suddividere
liberamente tra loro le detrazioni per la prole a carico,
solitamente effettuata in base alla convenienza economica.
Prima consigliavo ai miei clienti di porre il figlio a
carico del coniuge più debole, in modo che potessero fruire
di maggiori detrazioni. Oggi per legge c’è l’obbligo per i
coniugi di ripartire al 50% le detrazioni per ciascun
coniuge. L’unica deroga è prevista nella sola ipotesi in cui
i genitori si accordino per attribuire l’intera detrazione
al genitore che possieda il reddito complessivo di ammontare
più elevato, cosa che nella pratica si rivela assai poco
conveniente per il nucleo familiare. In tal modo si è così
impedito di mettere in pratica la più elementare delle
manovre di pianificazione finanziaria familiare, normalmente
attuata in sede di presentazione della dichiarazione dei
redditi.

Anche i conviventi sono soggetti a questa previsione?

No, perché nel silenzio della legge, tali disposizioni non
si applicano alle ipotesi di coppie di fatto o di semplici
conviventi, che quindi possono scegliere la soluzione più
conveniente, ad esempio decidendo di attribuire l’intera
detrazione al genitore con il reddito più basso.

Ci sono altre ipotesi in cui è più conveniente non essere
legalmente coniugati?

Premettendo che nessuno intende negare il giusto sostegno
rispetto ai servizi essenziali che spetta, ad esempio, ad
una madre titolare di unico reddito e con figli a carico,
non si può fare a meno di rilevare che in alcuni casi c’è
una vera e propria discriminazione per le famiglie. Ad
esempio, le graduatorie per l’inserimento dei figli
all’asilo nido sono calcolate in base al reddito di ciascun
nucleo familiare, con conseguente riduzione delle
possibilità di iscrizione all’aumentare del reddito
complessivo della famiglia. In altre parole, il cumulo dei
redditi e le limitazioni che ne conseguono, se da un lato
risultano applicabili per le coppie unite legalmente,
dall’altro non operano per le coppie di fatto, che in tal
modo, possono conseguire maggiori benefici. Questa
situazione si verifica in diverse altre ipotesi, come la
possibilità di ottenere l’esenzione dei ticket sui farmaci,
che viene riconosciuta in base al reddito familiare
complessivo. E così per molti altri servizi, come la scuola,
la mensa.

Insomma, in tutte queste ipotesi non conviene essere
sposati?

A livello fiscale direi proprio di no, purtroppo ho sentito
dire che alcune coppie di coniugi sono giunte a separarsi
fittiziamente ai danni dell’erario, pur di conseguire
maggiori benefici fiscali, visto che, ad esempio, l’assegno
periodico di mantenimento dei figli corrisposto al coniuge
in conseguenza della separazione legale è detraibile dal
reddito imponibile dal soggetto che lo versa.

Ilaria Nava
(C) Avvenire, 27-4-2007

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