la stirpe di Giuda e il family day

Siamo cattolici però non marceremo
Credenti in rivolta

IL MATRIMONIO NON C’ENTRA "La legge Bindi-Pollastrini,
attribuisce soltanto alcuni diritti ai conviventi"
NON SIAMO MINORATI "I fedeli impegnati in politica sono
considerati dalla Cei incapaci d’intendere e volere"
"Noi al Family Day non ci saremo". Aumenta il dissenso nella
Chiesa per la crociata sulla famiglia e cresce il fronte dei
cattolici "sì Dico", cioè sacerdoti diocesani, comunità di
base, associazioni e movimenti ecclesiali che diserteranno
la chiamata della gerarchia e degli stati maggiori del
laicato alla "guerra santa" contro la regolarizzazione delle
unioni di fatto.

Sono in molti, nelle diocesi e nel laicato, a ritenere che
la prova di forza, l’esibizione "muscolare" di 100 mila
cattolici in piazza, non giovi alla causa di un istituto (il
matrimonio religioso) la cui crisi non accenna ad
arrestarsi.
No alla kermesse, spiega don Vittorio Cristelli, capofila
dei "dissenzienti" in Trentino: "Le manifestazioni di
piazza, anche per esigenze di spettacolarizzazione, si
caricano di simboli polemici e di sceneggiature satiriche,
che estremizzano le tematiche e personalizzano lo scontro".
E anche tra i movimenti che hanno firmato il manifesto del
"Family Day" si aprono lacerazioni interne. Nelle ACLI per
esempio, l’adesione del gruppo dirigente nazionale alla
manifestazione del 12 maggio ha fatto infuriare una fetta
consistente della base. Una contrarietà che in alcuni casi
si è tradotta persino in pronunciamenti ufficiali, come il
clamoroso sì ai Dico della presidenza provinciale delle ACLI
di Arezzo: "Il DDL Bindi-Pollastrini non tocca l’istituto
del matrimonio e non ne crea uno simile, ma prende atto di
una situazione e attribuisce alcuni diritti non alle
convivenze in quanto tali ma ai conviventi, in quanto
persone".

Mentre i cattolici del centrosinistra, dai diessini Mimmo
Lucà e Giorgio Tonini agli ex-popolari della Margherita
Pierluigi Castagnetti e Antonello Soro provano ad attenuare
l’effetto della nota Cei sul DDL Bindi-Pollastrini, nella
galassia "bianca" e tra i preti "pro-Dico" sono sempre meno
quelli disposti a smussare gli angoli.

Non si mobilita affatto contro la legge sulle unioni dì
fatto, per esempio, il parroco spoletino don Gianfranco
Formenton che invece di sfilare a piazza San Giovanni chiama
alla "disobbedienza civile i cattolici impegnati in politica
e cresciuti nei valori del cattolicesimo democratico". Un
"contro-Family Day", praticamente, "in nome del rispetto di
tutti, della maturità e della coscienza dei fedeli impegnati
in politica considerati, politicamente, dei minorati
incapaci di intendere e di volere, cattolicamente".

Family Day e nota Cei, rincara la dose il parroco aquilano
don Aldo Antonelli, dimostrano la "talebanizzazione della
Chiesa e l’ideologizzazione della teologia". E a "una
gerarchia che non ha occhi per vedere se non se stessa"
corrisponde l’"ammutinamento omertoso e interessato di
politici abituati all’adulazione e alla prostrazione". La
genuflessione, osserva don Antonelli, è "lo sport dominante
nei due rami del Parlamento".

Diserta il Family Day anche don Beppe Scapino, parroco a
Ivrea "I Dico non sviliscono la proposta religiosa del
matrimonio e non cercano di sostituirsi ad essa".

Anche l’adesione dell’Azione cattolica al Family Day suscita
malumori. Una parte della dirigenza, a livello locale e
nazionale, è in subbuglio. A Torino, l’appello a favore dei
Dico di un gruppo di credenti è stato sottoscritto, tra gli
altri, dai responsabili dei Settore Adulti dell’Ac torinese
Nino Cavallo e Paola Gariglio e dall’amministratore
diocesano Stefano Vanzini (tutti e tre membri della
presidenza diocesana).

Oltre a loro, il presidente del Meic locale Beppe Elia e gli
ex responsabili di Ac-ragazzi Domenico Raimondi, Elena
Gariglio, Roberta Russo, l’ex responsabile Giovani Luca
Bobbio e altri consiglieri. "Sintomo di un malumore
diffuso – evidenzia l’agenzia cattolica Adista -, che ha
trovato una sponda anche a livello nazionale".

GIA. GAL.

Universo dei dissenso cattolico
NON HANNO FIRMATO IL MANIFESTO DEL FAMILY DAY:
Pax Christi (presidente Tommaso Valentinetti, arcivescovo di
Pescara)
Beati i Costruttori di Pace (presidente don Albino Bizzotto)
Libera (presidente don Luigi Ciotti)
Comunità di San Benedetto (presidente don Andrea Gallo)
Comunità di Sammartini (fondatore mons. Giovanni Nicolini)
FUCI (Federazione universitaria cattolica italiana)
Meic (movimento ecclesiale di impegno, culturale)
Associazione "Giovanni XXIII" (presidente don Oreste Benzi)
Centro nuovo modello di sviluppo (presidente Franco
Gesualdi)
Rete Lilliput (cattolici no global, leader don Vitaliano
della Sala)

HANNO FIRMATO IL MANIFESTO MA SI SONO SPACCATE TRA BASE E
VERTICI
ACLI (la presidenza provinciale delle ACLI di Arezzo si
oppongono con un documento alla presidenza nazionale che ha
firmato il manifesto del Family day)
Azione cattolica italiana il presidente nazionale Luigi
Alici, ma manifestano contro il Family day i responsabili
del Settore Adulti dell’Ac di Torino Nino Cavallo e Paola
Gariglio, l’amministratore diocesano Stefano Vanzini (tutti
e tre membri della presidenza diocesana a Torino).

(C) La Stampa, 3-4-2007

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